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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

In piazza di Spagna la preghiera del Papa per Roma: “Saggezza e lungimiranza per chi governa” fotogallery

Nel cuore della Capitale il tradizionale "Omaggio" all'Immacolata. Il Pontefice: "In nessun luogo manchi quello che Roma ha di più prezioso, e che conserva per il mondo intero, il testamento di Gesù: 'Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi'”

Roma – “Saggezza e lungimiranza per chi governa Roma“. E’ la preghiera che Papa Francesco innalza al cielo davanti al monumento dell’Immacolata, posto in piazza Mignanelli, a ridosso della centralissima piazza di Spagna.

Ai piedi della colonna sormontata dalla statua bronzea della Vergine, centinaia di fiori: rose, azalee, gerbere, gigli. Composizioni e vasi fioriti circondano il basamento mentre la folla, prega il rosario.

Il Pontefice arriva poco prima delle 16, con qualche minuto d’anticipo rispetto al programma ufficiale. Prima di raggiungere il monumento, Bergoglio si è recato nella basilica di Santa Maria Maggiore, all’Esquilino, per pregare davanti all’icona della Salus Populi Romani.

Al suo arrivo in pizza Mignanelli, ad accoglierlo ci sono il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il cardinal vicario, mons. De Donatis, e gli ambasciatori spagnoli presso la Santa Sede.

Nel cuore di Roma, ai piedi della Vergine Maria, il Pontefice prega per la Capitale, invocando saggezza e lungimiranza per chi governa, e per tutti i sacerdoti che vivono nell’Urbe per studiare.

Madre Immacolata,
nel giorno della tua festa, tanto cara al popolo cristiano,
vengo a renderti omaggio nel cuore di Roma.
Nel mio animo porto i fedeli di questa Chiesa
e tutti coloro che vivono in questa città, specialmente i malati
e quanti per diverse situazioni fanno più fatica ad andare avanti.
Prima di tutto vogliamo ringraziarti
per la premura materna con cui accompagni il nostro cammino:
quante volte sentiamo raccontare con le lacrime agli occhi
da chi ha sperimentato la tua intercessione,
le grazie che chiedi per noi al tuo Figlio Gesù!
Penso anche a una grazia ordinaria che fai alla gente che vive a Roma:
quella di affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana.
Ma per questo ti chiediamo la forza di non rassegnarci, anzi,
di fare ogni giorno ciascuno la propria parte per migliorare le cose,
perché la cura di ognuno renda Roma più bella e vivibile per tutti;
perché il dovere ben fatto da ognuno assicuri i diritti di tutti.
E pensando al bene comune di questa città,
ti preghiamo per coloro che rivestono ruoli di maggiore responsabilità:
ottieni per loro saggezza, lungimiranza, spirito di servizio e di collaborazione.
Vergine Santa,
desidero affidarti in modo particolare i sacerdoti di questa Diocesi:
i parroci, i viceparroci, i preti anziani che col cuore di pastori
continuano a lavorare al servizio del popolo di Dio,
i tanti sacerdoti studenti di ogni parte del mondo che collaborano nelle parrocchie.
Per tutti loro ti chiedo la dolce gioia di evangelizzare
e il dono di essere padri, vicini alla gente, misericordiosi.
A te, Donna tutta consacrata a Dio, affido le donne consacrate nella vita religiosa e in quella secolare,
che grazie a Dio a Roma sono tante, più che in ogni altra città del mondo,
e formano un mosaico stupendo di nazionalità e culture.
Per loro ti chiedo la gioia di essere, come te, spose e madri,
feconde nella preghiera, nella carità, nella compassione.
O Madre di Gesù,
un’ultima cosa ti chiedo, in questo tempo di Avvento,
pensando ai giorni in cui tu e Giuseppe eravate in ansia
per la nascita ormai imminente del vostro bambino,
preoccupati perché c’era il censimento e anche voi dovevate lasciare il vostro paese, Nazareth, e andare a Betlemme…
Tu sai, Madre, cosa vuol dire portare in grembo la vita
e sentire intorno l’indifferenza, il rifiuto, a volte il disprezzo.
Per questo ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi
a Roma, in Italia, nel mondo intero vivono situazioni simili,
perché non siano abbandonate a sé stesse, ma tutelate nei loro diritti,
diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza.
O Maria Immacolata,
aurora di speranza all’orizzonte dell’umanità,
veglia su questa città,
sulle case, sulle scuole, sugli uffici, sui negozi,
sulle fabbriche, sugli ospedali, sulle carceri;
in nessun luogo manchi quello che Roma ha di più prezioso,
e che conserva per il mondo intero, il testamento di Gesù:
“Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”.
Amen.

Terminata la preghiera, il Papa benedice le persone che, a migliaia, affollano gli spazi a ridosso della nota scalinata. Poi il saluto ai disabili accompagnati dall’Unitalsi. Strette di mano, sorrisi e abbracci: il Pontefice non si sottrae nemmeno ai selfie. Intorno alle 16:30, il rientro in Vaticano.

(Il Faro online)