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Terracina perde lo “scettro” di “Comune riciclone” più popoloso del Lazio, l’analisi e la richiesta del “Pisco Montano”

Subiaco: "Chiediamo un incontro urgente al Sindaco di Terracina e all’Assessore all’Ambiente."

Terracina – In occasione dell’EcoforumLazio 2018 di martedì scorso a Roma, Terracina ha ricevuto il Premio Comune Riciclone anche per il 2018 (su dati 2017) purtroppo perdendo lo “scettro” di Comune riciclone più popoloso del Lazio.

Tale “privilegio”, infatti, è passato al Comune di Fiumicino, con una percentuale di raccolta differenziata che scende al 70,10% rispetto al 73,07% dello scorso anno, con una produzione pro-capite che sale a 517 Kg rispetto ai 492 del 2016,  e con una quota di secco indifferenziato prodotto di 155Kg/abitante (che continua ad essere molto lontana dai migliori valori italiani, visto anche l’impatto e il peso che lo smaltimento della componente indifferenziata ha sui costi di gestione) e, comunque, troppo elevata per puntare alla classifica di eccellenza dei Comuni rifiuti Free, la classifica nazionale per i comuni virtuosi che hanno una percentuale di differenziata superiore al 65% e contemporaneamente una produzione annua pro capite di rifiuto indifferenziato inferiore ai 75 kg/abitante.

D’altra parte, il Circolo Legambiente Terracina è stato menzionato e ringraziato pubblicamente per aver avviato la prima sperimentazione del Lazio per il Fishing for Litter, ovvero la raccolta della plastica in mare, insieme alla Rete Plastic Free Beaches Terracina, i Balneari, i Pescatori e la Capitaneria di Porto di Terracina, e che ormai entra nella fase attuativa del protocollo regionale con Arpa e Regione Lazio e ha avuto anche modo di rappresentare, nel corso della consegna del Premio, anche le buone pratiche di educazione, prevenzione e riduzione dei rifiuti plastici come quelle messe in campo attraverso Plasticfreebeaches, ovvero la rete cittadina diventata ormai un esempio a livello nazionale e internazionale.

“Eppure – fanno sapere dal Circolo-, nonostante il grande impegno territoriale della Rete, le innovative proposte tecniche di deliberazione sulla prevenzione dei rifiuti plastici e il riconoscimento di Terracina come sito di attuazione della Plastic Strategy europea, nazionale e regionale da parte della prestigiosa Associazione Chimica Verde Bionet per le bioplastiche sostitutive, continuiamo a non ricevere attenzione da parte dell’Amministrazione in carica e a incidere sugli indicatori della plastica, – è in peggioramento anche l’indicatore di base della produzione del rifiuto plastico (17,39 Kg/abitante nel 2017 erano 15,46 Kg/abitante nel 2016)-, mentre cominciano ad essere premiati da quest’anno alcuni comuni Plastic Free, con una percentuale sotto i 10 kg/abitante.

Mentre continuiamo a non poter entrare come membro paritetico nell’attuale “Osservatorio Rifiuti Zero” del Comune di Terracina, per poter portare – proprio dove serve – la nostra conoscenza della materia, ci arriva la notizia, veramente paradossale, secondo la quale il Comune di Terracina, nella persona dell’Assessore all’Ambiente, decide di scrivere direttamente al Ministero lamentandosi del dato Ispra sulla percentuale di differenziata, che sarebbe a suo dire del 75% (come riportato dalla dichiarazione comunale) invece del 70% come comunicato dall’Istituto.

La presa di posizione dell’Assessore mostra, purtroppo, una non conoscenza della metodologia (basata sulla normativa individuata dal decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 26 maggio 2016 – pubblicato sulla GU della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 146 del 24-6-2016) con la quale l’Ispra aggrega i codici (relativi alle diverse tipologie di rifiuti) per il calcolo della produzione differenziata, indifferenziata con la relativa percentuale.

La produzione di rifiuti indifferenziati comprende, infatti, non solo la voce rifiuti urbani indifferenziati ma più voci: rifiuti urbani indifferenziati (200301), rifiuti dallo spazzamento stradale (200303) destinati allo smaltimento, altri rifiuti urbani non differenziati (200399), ingombranti misti a smaltimento (200307). Ed in base alla metodologia (che ricordiamo è una metodologia nazionale adottata e applicata per tutti i Comuni, che permette il confronto tra gli stessi) il dato ISPRA è assolutamente corretto.

L’Assessore, invece, a nostro parere, – proseguono dal Circolo – dovrebbe preoccuparsi anche di altri dati tecnici come: la Produzione annua pro capite di rifiuti urbani, la Produzione annua pro capite di rifiuti urbani (frazione indifferenziata), la Produzione annua pro capite di plastica, la spesa per la Tariffa Rifiuti, il costo di gestione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, la produzione di rifiuti speciali, dati che in alcuni casi risultano peggiorati rispetto allo scorso anno o comunque continuano ad essere peggiori rispetto ai dati medi di riferimento.

Il costo del servizio (8,7 milioni di €/anno) rapportato sia agli abitanti che alle tonnellate prodotte, risulta poi superiore alla media nazionale delle Città con popolazione e modalità di raccolta rifiuti analoghe. Questo costo che rappresenta la voce più significativa del bilancio del nostro Comune, va progressivamente ridotto ottimizzando la catena di conferimento, riducendo i costi del trasporto e migliorando la qualità delle materie prime seconde da avviare al riciclo.

Infine, oltre a diminuire progressivamente la Tari, invece di incrementarla, come è successo per alcune categorie economiche, è assolutamente necessario adottare la Tariffa puntuale, già applicata in 341 comuni in Italia,  che poi rappresenta  il fine ultimo e l’elemento cruciale del sistema della differenziata e che dovrà essere applicata in tutti i comuni del Lazio entro il 2020 come stabilito nel Collegato alla legge di stabilità regionale del 8 agosto 2016.

Per tutte queste ragioni – conclude Gabriele Subiaco, vicepresidente del Circolo-, chiediamo un incontro urgente al Sindaco e all’Assessore all’Ambiente.”

(Il Faro on line)