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Filippo Tortu: “Sui 100 metri voglio battere il mio record” foto

Vuole battere se stesso Filippo sui 100 metri e migliorare il suo tempo anche sui 200. Gli obiettivi del prossimo anno. Il 2018 intanto si chiude con la sua stella che brilla nel firmamento dell'atletica leggera

Il Faro on line – Un anno magico per Filippo Tortu. Lui, il primatista italiano dei 100 metri. Il quinto velocista d’Europa sotto i 10 secondi nella specialità regina dell’atletica. Appena ventenne a Madrid, si è preso il record di Pietro Mennea, firmando una prestazione storica.

Si chiude allora un periodo solare estremamente positivo per la Freccia Gialloverde. Un sogno per lui, quel record. Un desiderio avverato. 9’99 il 22 giugno e un abbraccio al papà Salvino allenatore. Appena sentito lo speaker annunciare il traguardo. Il più bello per lui. Ma non il solo nel 2018, per l’atleta gialloverde. L’oro in staffetta ai Giochi del Mediterraneo ha aggiunto un’altra medaglia preziosa in bacheca.

E una progressione il tempo acchiappato a Madrid. Prima a Savona, ecco il crono delle premonizioni. Quello che fa dire: “Forse..”. 10’03 sui 100 metri. A più due da Mennea. Poi Tortu ha corso sotto la Tribuna Monte Mario dello Stadio Olimpico e al Golden Gala è arrivato terzo. Terzo. Incredibile. Battendo il tempo di Coleman in sala. 10’04. L’expoit poi a Madrid e la storia scritta.

Una grande gioia per lui. Ne parla nella sua intervista rilasciata sul sito ufficiale della Fidal. A firma di Luca Cassai, Tortu racconta il suo straordinario anno agonistico. Dopo il titolo di vicecampione mondiale nel 2016, si è messo al collo la medaglia d’oro europea nel 2017. Il 2018 l’anno della conferma e due riconoscimenti per lui. Tra gli altri ricevuti. Uomo dell’Anno. Per la Gazzetta dello Sport. E Atleta dell’Anno per le sue Fiamme Gialle.

L’obiettivo del 2019 sono i Mondiali di Doha. Il prossimo mese di agosto, Filippo punterà al podio. E a quella qualifica olimpica che lo potrebbe portare a Tokyo 2020. I primi Giochi Olimpici per lui. In bocca al lupo, Freccia Gialloverde.

Di seguito, l’intervista riportata sul sito ufficiale della Fidal :

Quali sono state le parole chiave del 2018?

“Sogno è la prima che mi viene in mente. Quest’anno ho realizzato un sogno che avevo sin da bambino. L’altra parola è partenza. Non solo perché credo di essere migliorato sul piano tecnico in questa fase della gara, ma anche e soprattutto perché la stagione appena trascorsa equivale a un punto di avvio”.

Un grande traguardo che diventa una partenza.

“Sì, il 2018 è stato sicuramente l’anno migliore che io abbia vissuto finora. Se però rifletto su cosa ha rappresentato, non lo vedo come un anno di traguardi, ma piuttosto di cambiamento. Infatti, oltre ai risultati, mi è servito molto per modificare la mia idea di lavoro, la mia mentalità”.

In che modo?

“Da quando ho ripreso la preparazione, mi sto allenando molto bene. Ho staccato per non più di un paio di settimane, dopo gli Europei, ma a fine agosto ho già ricominciato con il mirino sulla nuova stagione. Non è che prima avessi scherzato, anzi, è stato un anno intenso. Puntando sulla qualità e sulla tecnica. Ma sento di poter fare di più”.

Con quali ambizioni?

“Vorrei migliorare sia nella media dei risultati che nel picco massimo. Scendere ancora sotto i 10 secondi nei 100 metri. E ritornare in gara anche sulla doppia distanza, quei 200 che quest’anno non ho corso. Ho intenzione di farli più di una volta e mi sento molto propositivo, prima di tutto per battere il record personale che è 20.34 al Golden Gala del 2017”.

Come si svolge di solito la preparazione?

“Il mio impianto è sempre quello di Giussano. Sulla pista, che frequento di solito al mattino, e poi anche in palestra. Con papà Salvino nel ruolo di coach e Flavio Di Giorgio come preparatore atletico. Ma in pratica la famiglia si ritrova al campo perché è tornato a esserci anche mio fratello Giacomo (maggiore di cinque anni e anche lui velocista, ndr) dopo un periodo trascorso fuori. È molto bello, non ci sarebbe nessun motivo per cambiare. Una situazione in cui mi trovo alla grande, per me è perfetta”.

E con un padre allenatore qual è il rapporto?

“Ci sono due diversi rapporti, in pista e in casa, ma sempre basati sul dialogo, sul rispetto e anche sul divertimento. Ma non si vive di sola atletica, ovviamente. Tra i miei impegni c’è poi di continuare con l’università, è un obiettivo pure quello”.

Quando la prima gara del 2019?

“Ho in programma un paio di uscite sui 60 indoor, ma senza finalizzarle. Il culmine della stagione sarà invece a Doha, tra fine settembre e inizio ottobre”.

Verso il secondo Mondiale in carriera dopo quello di Londra.

“Sicuramente mi tornerà utile l’esperienza che ho già fatto all’ultima edizione della rassegna iridata, nel 2017. Una manifestazione che è diversa da un Europeo, ci si trova di fronte agli atleti più forti del mondo. Prima di allora li avevo visti quasi solo in tv. Adesso senza dubbio mi sento più cosciente di ciò che sono e che voglio fare. Ci sarò per vendere cara la pelle”.

L’atletica è…

“È un ambiente sano. Una passione che mi piace condividere con gli altri atleti, vivere in mezzo a loro. Poi dà la possibilità di viaggiare e di conoscere altre culture, che porta ad apprezzare meglio le proprie radici”.

A proposito, nel primo appuntamento all’aperto si volerà in Giappone: World Relays a Yokohama, 11 e 12 maggio.

“Sarà decisamente importante per la staffetta 4×100 azzurra, con cui cercherò di far bene in quell’occasione. E ho proprio voglia di scoprirlo”.

Un messaggio per il 2019.

“Non vedo l’ora che arrivi! Sto lavorando tanto e voglio raccogliere i frutti, vedere il risultato. Ogni stagione è diversa dalle altre e spero che la prossima sarà ricca di sorprese, perché non c’è cosa più bella di sorprendere anche se stessi”.