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Olimpus Parco Leonardo, Muscarà: “Felice di far parte del progetto”

Descrive la nuova avventura a bordo campo, il nuovo vicepresidente della società. Da 10 anni a Roma, vive a Parco Leonardo e vuole, anche attraverso il calcio, espandere un quartiere che ha bisogno di tanti servizi. Lo sport può aiutare..

Fiumicino – “In mezzo a due rotonde”. In questo modo, Antonino Muscarà, il nuovo vicepresidente dell’Olimpus Parco Leonardo, descrive il suo quartiere. Ci abita a un tiro di schioppo dal Centro Commerciale. Ma Parco Leonardo, come lui sottolinea, non è solo Centro Commerciale.. rappresenta anche tante altre cose.

Come ad esempio, il calcio a 5 della Serie D e già dal mese di settembre. Stanno svolgendo un buon campionato le squadre. La maschile di Mister Sio può fare il salto in Serie C, mentre la femminile di Mister Ciotti, già dal prossimo anno può svolgere un torneo più equilibrato. Lo ammette Antonino, mentre descrive la società di cui fa parte e da poco. In modo più assiduo.

E’ stato Alessio Berardo a volerlo a tutti i costi. Entrambi protagonisti con il PQP, lo scorso anno, il primo come allenatore e Muscarà come giocatore amatoriale hanno stretto un patto concreto nella stagione 2018/2019. E da un mese, Antonino ha accettato di far parte di un progetto importante. E’ al fianco, non solo dei presidenti Berardo, ma anche dei team in campo, che in questi giorni torneranno ad allenarsi, per ricominciare la preparazione.

Sono già 10 anni che vive nel quartiere di Fiumicino Muscarà. E sente forte l’appartenenza: “Sono un autoctono, trapiantato a Roma”. Dichiara il vicepresidente. Ed è fiero del luogo in cui abita, come è un vanto per lui essere aggregato ad un gruppo di persone, che non portano sui campi solamente i valori del calcio a 5, ma anche i colori di un quartiere, che ha bisogno ancora di tanti servizi: “Vivo a Parco Leonardo da 10 anni. Autoctono e trapiantato a Roma. E’ un quartiere strano. C’è l’appartenenza. Vivi a Fiumicino, ma sei di Parco Leonardo ! Siamo in mezzo a due rotonde. Ponte Galeria e Fiumicino (ride)”.

Può aiutare lo sport, a crescere ? Secondo lui, certamente. Il calcio è aggregazione. E da una grande visibilità ad un’intera zona che vuole farsi bella, ancora di più. Il pallone può stimolare il nuovo quartiere a reagire a prendersi il posto che si merita. Di pari passo alle sue squadre che lo rappresentano nei campi della Serie D, Parco Leonardo può espatriare in tutto il Lazio. Lo sport può farsi portatore del suo desiderio di crescita.

Questo è uno degli obiettivi che la dirigenza si è prefissa. Aiutare un intero territorio ad espandersi e portare avanti un progetto sportivo, verso traguardi ambiziosi. Insieme. In simbiosi. Come lo è la vita di Muscarà. Vicepresidente dell’Olimpus e abitante di un quartiere che la sua società rappresenta. Interamente immerso nel sogno comune. Con la dirigenza e con i tesserati. Da un mese Muscarà ha accettato la sfida, allora. In campo le giocatrici e i giocatori vogliono dare il cuore, mentre la dirigenza cercherà sempre più di portare avanti sogni e speranze. E quando è il cuore di un atleta a volerlo, allora tutto è possibile: “L’importante è partire, poi tutto si può realizzare”. Ammette Antonino nella sua intervista.

E’ cominciata da poco la tua avventura all’Olimpus Parco Leonardo, come è iniziato tutto ?

“Mi sono aggregato dopo. Questo progetto parte già dallo scorso anno. Facevo parte dell’amatoriale del PQP. Alessio Berardo ne era l’allenatore. L’Olimpus nasce da una costola del PQP. Alcune persone che erano lì con me, tra cui io, avevano deciso di non giocare più. Tra vari impegni non potevano più farlo. Allora, abbiamo individuato degli incarichi all’Olimpus, che avessero un’altra ottica di gestione. Berardo me lo aveva già proposto, poi per impegni lavorativi e familiari non ho potuto accettare subito. Ho sempre seguito la squadra. Nella fase iniziale  non sono potuto intervenire direttamente..ho seguito da lontano. Ci siamo risentiti più volte in seguito..e allora ho accettato di impegnarmi di più. Siccome Alessio mette sempre tanta passione in quello che fa.. si cerca di mettere al servizio della squadra, quella che è l’esperienza maturata. Siamo coetanei. Ci capiamo. Alessio ha insistito molto. Il tempo che ho a disposizione lo dedico prima a lui e poi all’Olimpus. Da un mese stiamo affrontando alcune problematiche della società, che lui da solo non riusciva a risolvere. Io collaboro. Mi ha proposto l’incarico di vicepresidente e ho accettato volentieri. Volevo restare nelle retrovie..ma lui mi ha lanciato. Iniziamo allora questo percorso. Il quartiere di Parco Leonardo per molte cose è fermo. Cerchiamo di dare una sferzata ad un luogo che nasce prettamente, come quartiere nuovo. Ha solo dieci anni. Non è una zona storica. Manca di servizi e di altre cose. A volte va avanti per inerzia. Ci sono molte associazioni che stanno cercando di colmare quello che manca”.

Lo sport è utile secondo te, per accompagnare un intero quartiere verso la crescita ?

“Seriamente si. Io sono calabrese. Chi è di Roma vede Parco Leonardo esclusivamente come un quartiere dormitorio. Lo conosce soltanto come centro commerciale. E’ un input non indifferente, si fa largo in quello che comincia a farsi sentire nello sport. Esso è aggregazione ed anche una buona pubblicità, se così vogliamo dire.. in senso sportivo può avere due squadre, maschile e femminile, che lo portano avanti. Da un mese sono con loro”.

Parliamo del lato tecnico. I ragazzi sono primi in classifica, mentre le ragazze, dopo un buon avvio, hanno avuto un momento di crisi. Cosa pensi ?

“I ragazzi sono partiti molto bene. Sin da questa estate, quando partecipavo agli allenamenti, avevo notato il carattere e la grinta del gruppo. La differenza qualitativa, lo spessore tecnico c’erano già. Grazie anche all’innesto dell’allenatore, Daniel Sio. E si è visto subito. Le ragazze le seguo da poco. Sono partite bene. Adesso hanno solo bisogno di riprendersi. C’è l’impegno di Simone Ciotti che riprenderà in questi giorni gli allenamenti. Speriamo arrivino i punti importanti”.

Qual è la tua esperienza nel calcio, Antonino ?

“Fino ad una certa età, ho giocato nei campionati di terza categoria, in Calabria. Poi da studente, ho fatto i tornei interni all’Università. Qui a Roma, per problemi lavorativi, ho avuto sempre difficoltà a giocare con continuità. Ho abbandonato gli scarpini per un periodo. Ho giocato in modo amatoriale nel calcio a 5. Lo scorso anno in età già avanzata, rispetto agli altri, sono stato con il PQP, sempre a livello amatoriale. Ho deciso che tutto ciò che riguarda il giocato.. resta amichevole per me (ride) ! Berardo è sempre stato nell’ambito, io invece l’ho sempre fatto per hobby”.

Quali sono i valori che può divulgare il calcio a 5, secondo te ?

“In primis, lo spirito di aggregazione. A livello dilettantistico, chi può fare il salto è proiettato verso un’ottica più professionistica. Mentre chi sta tra i dilettanti, sente di più l’aggregazione. Ci si allena anche con il freddo..quindi questo spirito viene per primo. E’ ciò che dona lo sport di squadra. Crea un contesto di grande famiglia. C’è il lato sportivo. Giochiamo per divertirci, ma lo facciamo anche per ottenere gli obiettivi sportivi”.

..E quali sono questi obiettivi ? Cosa vi siete prefissi per questa stagione e per dopo ?

“Gli scopi sono sociali, ma anche per vincere. Speriamo di continuare in questo modo con il maschile, per fare il salto verso la categoria superiore. Mentre per il femminile, dal prossimo anno, possiamo svolgere un campionato più equilibrato. L’importante è partire, poi tutto si può realizzare. Siamo riusciti a creare due squadre affiatate, che stanno svolgendo il torneo di Serie D a testa alta. Due realtà importanti. In Italia, il calcio femminile si sta ampliando, anche a livello di club. Prima veniva emarginato, adesso sta vivendo un momento di vera scoperta. Stanno aumentando anche le ragazze che si stanno avvicinando ad uno sport, prettamente maschile”.

(Il Faro on line)