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Russo D’Auria: “Fiumicino invasa da venditori abusivi, ma nessuno se ne occupa davvero”

"Il punto è di principio: legalità vuol dire mantenere un’economia sana, e più opportunità per i nostri figli"

Fiumicino – “Basta girarsi intorno per vedere sulle nostre strade aggirarsi diverse persone impegnate a metà tra l’accattonaggio e la vendita. Africani, cinesi, zingari… ma qui non è questione di etnia bensì di regole e di tutela del territorio. E non parlo di criminalità, ma di economia”.

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Mario Russo D’Auria, leader di Gil (Gruppo indipendente libero per Fiumicino) affronta uno dei fenomeni sotto gli occhi di tutti eppure ignorato, in primis dalla politica che non ne ha mai parlato. Basta fermarsi in un bar e contare durante una mattinata in quanti si affacciano per proporre qualcosa…

“Quando vediamo qualcuno provare a venderci calzini, lampadine o giochetti elettronici dobbiamo porci due domande: chi rifornisce questi personaggi e quale danno creano all’economia locale.

Chi rifornisce questi personaggi?

La prima risposta – afferma Russo D’Auria – potrebbe sfociare nel codice penale, perché è del tutto evidente che queste persone, peraltro di etnie diverse, offrono prodotti merceologici ben definiti e distinti, come a spartirsi un mercato parallelo e illegale sul territorio. Al rifiuto sulla vendita scatta l’accattonaggio. A volte l’uno e l’altro con tale insistenza da diventare fastidiosi, anche perché fatti nei confronti di persone che non sempre – oggi come oggi – hanno nella tasca qualcosa da offrire ad altri.

Quale danno creano all’economia locale?

La seconda riguarda l’economia attuale e il futuro dei nostri figli. Perché se la città è piena di concorrenza sleale, è evidente che negozi di elettricità, mercerie, abbigliamento ne subiranno un danno economico, che si trasformerà in minori investimenti, anche sul settore delle assunzioni di personale.

Ed è un malcostume ancora tutto da debellare, dalla vendita estiva sulle spiagge all’invasione di mimose lì8 marzo, passando per una quotidianità fatta, come detto, di calzini e orologetti.

Il punto è di principio: legalità vuol dire mantenere un’economia sana. Inviterei i politici che si scannano per questioni del tutto personali – conclude Russo D’Auria – a ritornare a parlare con la gente, a passeggiare in mezzo ad essa, a non restare arroccati nei loro posti di potere e a rendersi conto che la risoluzione dei grandi problemi passa per le piccole cose. Proprio quelle di cui nessuno si occupa”.