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La scomparsa del Maestro Teotonico, il ricordo di Claudio Culasso foto

Descrive la vita del suo Maestro l’ex direttore tecnico del karate Fiamme Gialle. Teutonico ha cambiato la storia del karate italiano e ha portato a vincere nel mondo tanti atleti, tra cui Culasso. Le attività legate al karate e l’amore per i suoi allievi.. i suoi passi nella disciplina

Il Faro on line – Era la storia del karate. Era il Maestro dei Maestri. L’insegnante di coloro che poi hanno scritto la storia della disciplina, nel mondo. Nino Teotonico se n’è andato lo scorso 18 gennaio, dopo una lunga malattia.

Figura insostituibile di un karate, che negli anni ’60 cominciava il suo cammino in Italia e che poi successivamente ha portato a vincere centinaia di atleti italiani in tutto il mondo, era abitante di Ostia e ha lasciato un vuoto che fa rumore. Una persona gentile. Rispettosa degli altri. Un uomo che onorava, non solo in karategi, ma anche nella vita di tutti i giorni e in giacca e cravatta, chi incontrava lungo la sua strada.

E tanti sono stati gli allievi che Teotonico ha preso per mano, sul tatami. Praticanti appassionati che poi partendo dai suoi consigli, sono diventati campioni. Mondiali ed europei. Tanti si sono affermati anche in Italia e hanno segnato passi indelebili nel karate azzurro. Tra di essi, Franco Lauteri, Claudio Mentuccia, Orazio Oreti, Diego Sedda, Lino Pannofiello, Guido e Gianluca Baldoni, Franco Roccia, Stefano Del Pinto, Bruno Montani, Gianni Ferrajoli, Cinzia Colaiacomo e Fabio Cairo. E Claudio Culasso. Direttamente quest’ultimo descrive ai lettori de Il Faro on line, la vita del suo Maestro di karate: “Ha portato sul podio tantissimi atleti di livello internazionale. Ha iniziato ad insegnare negli anni ’60 e lo ha fatto, fino ad età avanzata. Ha sempre sognato di tornare col karategi. Il karate era la sua vita”. E’ commosso il suo allievo. Uno dei suoi primi seguaci. Aveva 14 anni Culasso quando entrò in palestra e lo conobbe. Un passo risolutivo per lui. Un evento che cambiò per sempre la sua vita. Intraprese la pratica del karate e divenne uno dei più importanti atleti e tecnici di livello europeo e mondiale. E da lui, tanti altri e tutti campioni di spessore assoluto. Davide Benetello, Luca Valdesi, Stefano Maniscalco, Lucio Maurino. Michele Giuliani, Gennaro Talarico e Fulvio Sole. Figli del karate di quel figlio che Teutonico prese per mano negli anni ‘70. E il Maestro dei Maestri lo fece con tanti altri ragazzi e ragazze e portò a vincere atleti italiani che hanno segnato il tempo.

Anche loro, come Culasso, nelle prime ore della scomparsa, hanno espresso il cordoglio dovuto ad una persona che ha trasformato probabilmente, in meglio la loro vita. Tramite lo sport, nel quotidiano. Tutti si sono stretti intorno al ricordo di Teotonico. Lo hanno fatto omaggiando una presenza ancora forte e insostituibile. La sua figura di Maestro continua a vivere nel cuore di chi, salendo sul tatami con lui, ha condiviso non solo tecniche e passione, ma anche crescita e saggezza umana. Ha formato uomini e donne, prima di tutto. Prima che essi diventassero le leggende internazionali del karate che oggi tutti conoscono e prendono da esempio, hanno potuto imparare la Via del Bushido, facendosi accompagnare da Teotonico sul tappeto.

Era del 1927. Ed insegnava a Roma, alla palestra Erakles. Portò il karate in Italia insieme, non solo ad Augusto Basile, che lo iniziò alla pratica, ma anche con Mario Maurelli, Enzo Collamati e Aurelio Bonafede. Tutti personaggi di un certo livello e spessore nella storia delle arti marziali. Come fu lui. Il Maestro Claudio Culasso, ex direttore tecnico del settore karate delle Fiamme Gialle, ancora punto di riferimento di tutto l’ambiente italiano, fu tra i più affezionati allievi del Maestro Teotonico. Vinse successivamente, da atleta gialloverde, un titolo europeo juniores e andò a ringraziare la sua guida: “Appena arruolato vinsi il primo titolo europeo juniores nella storia del karate di sempre – sottolinea Culasso – mi ricordo che andai a trovarlo in divisa di finanziere. Fu orgoglioso. Aveva un grande affetto per me, come fossi un figlio”.

E le fu sempre grato l’allenatore della sezione karate delle Fiamme Gialle, per 40 anni. Negli anni ’60, la disciplina che oggi fa rotta verso le prossime Olimpiadi di Tokyo, non era conosciuta e pochi la praticavano in Europa. E anche in Italia. Il Maestro dei Maestri fu un precursore a Roma. Lo stile da lui insegnato era il Wadoryu. In quegli anni, grazie all’arrivo in Italia del Maestro giapponese Yamashida, fu spinto ad insistere su questa strada, per accrescere conoscenze e tecniche: “Era stato invitato a Roma da Basile – chiarisce Culasso – questa passione era arrivata al punto tale, che Teutonico aveva deciso di avviare un corso di karate nella sua palestra di pesistica. Iniziò ad insegnare”.

Fu precursore di tante novità in Italia legate all’insegnamento del karate, oggi realtà consolidate. Lo portò alla conoscenza dei disabili e sottoforma di difesa personale. Trasmise il fascino della disciplina ai bambini che accompagnò lui stesso al Palazzo dello Sport di Roma, dove si svolsero memorabili dimostrazioni. Ma non solo. insegnò il karate anche alle donne e Orietta Ocernia, tra le prime allieve da lui seguite, vinse i Campionati Italiani di allora. Ma non solo: “Ha fornito atleti alle Fiamme Gialle, ai Carabinieri e alle Fiamme Oro – prosegue a raccontare Culasso – che hanno portato prestigio ai Gruppi Sportivi Militari. Lo fece con me, ma anche con De Luca e Colaiacomo. Siamo diventati tecnici e dirigenti”.

Non si è mai dissipato quel legame. Come un cordone ombelicale che non si rescinde con chi ha avuto la capacità di comprendere e cambiare la vita di una persona, Culasso non si è allontanato dal suo Maestro, neanche quando da atleta prima e da allenatore poi, ha vestito i colori delle Fiamme Gialle : “Le sono stato sempre grato. Una volta con le Fiamme Gialle avemmo bisogno di una struttura in cui allenarci..e lui ci accolse all’Erakles – ricorda con particolare emozione Culasso – fu “un consulente esterno” delle Fiamme Gialle  – prosegue a raccontare l’ex direttore tecnico gialloverde – tutti i miei atleti ricordano quanto potesse essere gentile e generoso. Fu importante per noi. Ho continuato a frequentarlo poi, anche negli anni successivi. Ho continuato ad onorarlo ai compleanni e anche a Capodanno. Ho sempre pensato a lui come una figura paterna, che compensò delle doti che aveva mio padre. Il Maestro da vero tecnico sportivo riusciva a formarmi come uomo. Le sarò sempre riconoscente. E’ stato una persona per bene e appassionata. Ha amato lo sport e la vita. Sapeva stare in mezzo ai giovani. Lui aveva un animo giovane e sportivo. Ha lasciato un segno nella vita di tutti”.

Caro Maestro Culasso, chi era Nino Teotonico ?

“Nino Teotonico proveniva dalla cultura fisica. Faceva pesistica, che seguiva anche come istruttore, presso la sua palestra Erakles, sin dagli anni ‘60. Si era successivamente avvicinato poi al karate, sotto la guida del maestro Augusto Basile, anche lui romano e anche lui tra i precursori dell’arte marziale, in Italia. Come altri storici maestri. Mario Maurelli Enzo Collamati, Aurelio Bonafede. Tutti con lo stile Waodryu e allievi del maestro Basile. La loro passione si era accentuata e influenzata dall’arrivo in Italia del Maestro Yamashida che era stato invitato a Roma da Basilestesso. Questa passione era arrivata al punto tale che Teutonico decise di avviare un corso di karate nella sua palestra. Iniziò ad insegnare. La Erakles si affiliò all’appena fondata Fik, guidata allora da Augusto Ceracchini, presidente anche della Filpik. Nel tempo il Maestro approfondisce la sue conoscenze, applicando l’aikido, il ju jujitsu e il kubudo. Le utilizzerà nella sua carriera anche nello studio delle tecniche di difesa personale. Diventa successivamente arbitro nazionale, raggiungendo l’eccellenza in ambito italiano e internazionale. Sarà sempre ricordato del suo modo elegante di arbitrare. Per la sua competenza. Presa da esempio da tanti arbitri di allora”.

Può raccontare che cosa fece e chi dei tanti campioni portò alla ribalta del karate mondiale ?

“Nell’arco della sua carriera è stato precursore di tante attività, allora inesistenti. il karate era agli albori. Praticò il karate per i bambini. Mi ricordo della sua squadra. Li allenò e li portò a fare delle dimostrazioni al Palazzo dello sport a Roma. A Piazza Apollodoro. Iniziò il karate per i disabili. Aveva da lui come allievo, Enrico Ricci. Ha scritto un suo ricordo storico, al quale era molto affezionato. Gli faceva fare difesa personale a terra e in carrozzella. Lo incoraggiava a difendersi. Negli anni ’70, quando arrivai io in palestra insegnava il karate alle donne. Una certa Orietta Ocernia vinse il campionato italiano. Tra i suoi primi allievi affermarsi a livello internazionale ci fui io. Nel 1975 vinsi il titolo europeo juniores. Primo titolo europeo della storia del karate italiano. Successivamente si affermarono nel kumite, Roberto De Luca (due ori agli Europei assoluti), Achille Degli Abati (successivamente primo atleta delle Fiamme Gialle nel karate) a vincere il titolo europeo a Glasgow nel 1987. Noi vincemmo nel kumite. Ma il Maestro insegnò anche il kata. Una delle sue atlete più importanti fu Cinzia Colaiacomo. L’attuale Presidente del Comitato Lazio della Fijlkam, si affermò con i kata, vincendo il titolo europeo a Birmingham nel 1994. A fine anno riuscì ad ottenere poi il secondo posto ai Mondiali di Malesia. Tutti loro sono un iceberg, di un gruppo folto di campioni che il Maestro ha formato. In particolare molti atleti sono entrati nei Gruppi Sportivi Militari, dove hanno continuato a vincere. Fiamme Gialle, Carabinieri e Fiamme Oro. Come Franco Lauteri, Claudio Mentuccia, Orazio Oreti, Diego Sedda, Lino Pannofiello, Guido e Gianluca Baldoni, Franco Roccia, Stefano Del Pinto, Bruno Montani, Gianni Ferrajoli e Fabio Cairo. Insieme a tanti altri. Per quello che lui ha fatto, lo possiamo considerare un uomo che ha dato tanto al karate italiano. Antesignano di tante attività svolte. E’ stato soprattutto capace di portare sul podio, tantissimi atleti di livello internazionale”.

Qual è il suo personale ricordo ?

“Ho conosciuto il Maestro nel 1970, quando avevo 14 anni. Andai per caso nella sua palestra perché volevo fare pesi. Venivo dal calcio e volevo potenziare la parte superiore del corpo. Lui invece mi propose di cominciare il karate. Io non lo conoscevo ma ero incuriosito, come tutti i ragazzi giovani. Abitavo molto lontano dalla palestra, per andare da lui non era facile. Ma il suo carisma mi trascinò in palestra. Era importante per me avere un punto di riferimento e praticare una disciplina che potesse portarmi qualcosa. Era una disciplina nuova e all’avanguardia. Incontrai altri allievi come Orazio Oreti, Claudio Mentuccia e Stefano Fantini, con i quali costruimmo una squadra e che il Maestro con la giusta motivazione portava avanti. Nonostante fossimo tutti dei ragazzi, tra i 18 e i 19 anni, riuscimmo a fare risultato, anche a livello nazionale, con squadre blasonate. Composte da atleti azzurri. Cercavo sempre di ripagare l’impegno del Maestro nei miei confronti. Volevo darle le soddisfazioni che lui meritava. Nel 1973, tre anni dopo che avevamo iniziato, arrivai secondo agli Assoluti e terzo ai Campionati Italiani Juniores. Nel 1974, vinsi il primo titolo italiano juniores. Nel ‘75 entrai alle Fiamme Gialle, perché già ero campione europeo juniores e avendo vestito la maglia azzurra, entrai in Finanza. E lui avviò con me, l’entrata dei suoi allievi nei Gruppi Sportivi Militari. Le Fiamme Gialle iniziavano con me il karate. Ero uno dei primi atleti che entrava. Quell’anno feci un regalo al Maestro. Appena arruolato vinsi il primo titolo europeo juniores nella storia del karate di sempre. Mi ricordo che andai a trovarlo in divisa di finanziere. Lui fu orgoglioso di me. Aveva un grande affetto per me, come fossi un figlio”.

Quanto è stato importante per lei, il Maestro Teotonico ?

“Lo è stato tanto. Quando ero ragazzino è stato un punto di riferimento che sapeva indirizzarmi, consigliarmi, anche dal punto di  vista tecnico. Mi valorizzava ed era bravo a farlo. Tirava fuori il meglio di ognuno di noi, facendo esprimere le proprie qualità. Sapeva insegnare e motivare. Devo tanto al Maestro. Una volta avviata la mia strada andavo spesso a trovarlo. Le sono stato sempre grato”.

Ha un episodio particolare da raccontare, riguardo le sue ultime ore di vita. Che cosa è successo in quei momenti, con il suo Maestro ?

“Ho sentito qualcosa dentro di me. Un pensiero. Il Maestro stava finendo la sua vita. Le ho fatto visita come allievo. Mi sono preoccupato di andarlo a trovare all’Ospedale Grassi, come feci nei giorni precedenti. Ho pensato di portarle anche sua moglie. Ho pensato di farle cosa gradita. Probabilmente, questo è stato il gesto più bello, che potessi fare nei suoi confronti. Un ultimo gesto per lui. Ho portato la signora Anna al suo capezzale. Era al momento terminale della sua vita, la dottoressa ce lo disse. C’ha fatto l’ultimo saluto. Sembrava si fosse ripreso, ritrovando la forza per reagire, ma non fu così. E’ stato il momento più bello perché ha visto sua moglie. Mi ha sorriso e mi ha guardato con affetto. Così lo voglio ricordare. Con quel suo ultimo sguardo. Resterà per sempre una persona immortale, come hanno detto alcune persone per lui in Chiesa ai funerali. Una persona degna che avrò sempre nei miei ricordi, perché ha fatto parte della mia vita”.

Foto : Claudio Culasso – Erakles Club Facebook – Karate Fiamme Gialle Day (Giuseppe Marchitto/Ufficio Stampa Fiamme Gialle)