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Museo del Calcio a Ostia, Minicucci: “Oltre 10 mila i visitatori” foto

Un successo straordinario di visite al Museo concluso ieri alla Vittorio Emanuele. Una delle tappe italiane portata ad Ostia. Maglie, scarpini, trofei, fotografie e le Coppe del Mondo. Tanti gli oggetti in mostra

Ostia – Un luogo speciale il Museo. Il calcio e tutta la sua storia ad attendere il visitatore. L’obiettivo è sempre quello di prendere per mano chi entra per farlo immergere nel mondo del pallone. Passato, come quello presente.

Tantissimi e non quantificabili i cimeli presenti. Lo sottolinea Massimo Minicucci, vicepresidente e responsabile marketing e grandi eventi per l’Aics Roma. E’ stato lui il curatore della tappa di Ostia. La numero 13 su 15 sedi su base nazionale. Le ultime saranno Parma e Bologna, il prossimo mese.

All’Hotel Litus, presso la struttura della ex Colonia Vittorio Emanuele e a pochi metri dal mare, gli oggetti del pallone, come maglie, scarpini, fotografie, sciarpe, quadri, guantoni e Coppe del Mondo si sono uniti alla poesia delle onde, visibili fuori dalle finestre. E all’interno, silenziosamente loro. I cimeli del calcio italiano e internazionale.

22 i giorni di mostra, conclusosi ieri con grande successo. Minicucci svela in anteprima il totale dei visitatori che hanno riempito le sale adibite, al secondo piano: “Stavo facendo i conteggi. Sono stati oltre 10 mila”. Sabato scorso, sono state queste le parole di colui che ha fatto tanto per portare questa speciale mostra ad Ostia, insieme all’Associazione Italiana Cultura e Sport. Lo scopo non era solo quello di fare cultura sportiva e divulgare i valori del calcio, ma anche quello di trasmettere di Ostia, i suoi stessi valori sociali. Lo spiega nella sua intervista.

Dagli anni ’30, fino al 2018, ecco allora i cimeli più belli di un calcio che ha fatto la storia. In Italia come nel mondo. Nomi, partite, momenti di vita, per chi si è recato a vedere, anche la sua di storia. E tanti bambini delle scuole sono venuti per emozionarsi. Come  sottolinea Minicucci. Sia le scuole didattiche che le scuole calcio locali si sono recate in visita, per educare all’amore del pallone.

Sciarpe, riquadri con poster appesi nella Sala della Passione. Come tantissimi libri in esposizione. Ricordi, gelosamente conservati dai collezionisti. Oggetti sia donati dai calciatori al Museo Internazionale del Calcio e poi arrivati fino alla cittadina sul mare. Tante le maglie in mostra. 50. Come indica, il curatore del Museo, per la maggior parte delle Nazionali di calcio. Tante delle società di calcio. E con in nomi ricamati dei calciatori. Tutte originali e lavorate con uno speciale solvente per mantenere il DNA di colui che le ha portate in campo. Solo in questo modo quel  fascino di un incontro su un campo verde resta. E allora l’emozione è garantita.

La maglia di Marco Tardelli, indossata durante la finale del Mondiale di Spagna sta lì accanto alla teca, dove riposa proprio quella Coppa del Mondo che lui alzò insieme ai suoi compagni, nel 1982. Ma non solo. Anche la Coppa Rimet ha arricchito la mostra di Ostia. Le maglie di allora hanno accompagnato il visitatore all’ingresso del Museo. Un registro poi accanto alla maglia di Davide Astori, per imprimere un pensiero. La propria testimonianza di appassionato. E poi le altre maglie della Nazionale italiana. Quella di Walter Zenga e Federico Chiesa. Ma non solo. La storia si dirama anche a loro, ai grandi calciatori internazionali. E allora, ecco Pelè e i suoi scarpini. Le sue maglie. Del Santos e del Brasile. Maradona e la sua maglia dell’Argentina. Quella di David Beckam del 1998, quella di Kevin Keegan, di Dunga, di Johan Cruijff e di Josè Moreno. E poi quelle delle squadre di calcio di Serie A. Quella di Roberto Baggio al Brescia, Paolo Maldini al Milan, Roberto Mancini alla Sampdoria. Stefano Borgonovo alla Fiorentina. E poi ecco la maglia di Francesco Totti. La sua ultima partita con la Roma è conservata in essa. Per tutti i suoi tifosi e non solo. tantissimi i palloni in mostra. Con esse, le maglie di Cristiano Ronaldo al Real Madrid e Lionel Messi al Barcellona. Antichi e di cuoio marrone. Quelli della prima storia in Italia e non solo. poi ecco i palloni degli anni ‘90. L’Etrusco e quello dell’Adidas. Come la maglia della terna arbitrale firmata in calce e in originale dagli arbitri della finale di Coppa Italia del 2018. Poi la maglia azzurra del 2006. Quella della leggenda e del titolo mondiale a Berlino. Risuonano quei gol, come quelle grida di gioia nella maglia tutta firmata dai giocatori. E quella Coppa del Mondo che loro alzarono allo Stadio Olimpico in fondo al corridoio per farsi ammirare e fotografare. E tantissimi tifosi e appassionati lo hanno fatto, per partecipare a quella storia e per condividere con quel trofeo un momento. Quel momento passato, quando loro stessi gioirono per quella vittoria eccezionale. E poi due sale. Per la Roma e per la Lazio. Con quadri, maglie e oggetti. La maglia di Roberto Pruzzo, come quelle di Ciro Immobile, Angelo Peruzzi. E quella appena arrivata da Formello di Riza Durmisi, come indicano i curatori del Museo. Tante, tantissime le immagini. Anche dei giornali. La Gazzetta dello Sport. Il Corriere dello Sport. Testimonianze di partite, vittorie e della storia immortale del  calcio.

Immortale. E la storia lo diventa proprio grazie a queste iniziative se, poi il seguito è tanto. Migliaia i visitatori, allora. Lo indica Massimo Minicucci, con particolare gioia e soddisfazione. Di seguito, la sua intervista per i lettori di testata.

Caro Massimo quali sono state le finalità di questo Museo e qui ad Ostia ?

“Intanto possiamo dire che è un museo internazionale ed è stato portato dall’Aics a livello italiano. Questa è la tredicesima di 15 tappe su tutto il territorio nazionale. E’ un museo itinerante. Finirà il prossimo mese. Le ultime sedi saranno Parma e poi Bologna. Volevamo farlo a tutti i costi nel Lazio e abbiamo fatto del tutto per portarlo ad Ostia. Essendo una maratoneta che gira tutto il mondo..ho sempre sentito affiancare il nome di Ostia alla piaga della mafia. Allora abbiamo pensato che era arrivato il momento di far capire che il territorio lidense ha anche tante cose belle in sé da mostrare”.

Quanti cimeli sono stati presenti nel Museo ?

“Non si possono quantificare. Abbiamo praticamente il pallone e gli scarpini di ogni Mondiale di calcio. Dagli anni ’30, fino ad oggi. Abbiamo il pallone storico del 1872 e in questo momento ci sono circa una cinquantina di magliette storiche in mostra, considerando che le abbiamo aggiunte o tolte, in base all’organizzazione. Il collezionista ne ha circa 4 mila. Attualmente ospitiamo 50 maglie da gioco”.

Da dove provengono questi cimeli ?

“Per la maggior parte di essi, sono di due collezionisti. Se i calciatori hanno dato, le hanno regalate direttamente al Museo. Nel caso della tappa di Ostia, tranne Iana Bellucci, giocatrice di calcio a 5, a 11 e nonché della Nazionale italiana, non ci sono cimeli regalati in mostra”.

Quante visite ha collezionato il Museo in questi giorni ?

“Ve lo dico in anteprima. Stavo facendo i conteggi. Tra venerdì sera e sabato mattina, abbiamo superato le 10 mila persone. Abbiamo avuto 22 giorni di mostra. Considerando che è aperto al pubblico solo il sabato e la domenica, è un risultato eccezionale. Durante la settimana, come proposto nel progetto, il Museo è stato aperto alle visite di scuole didattiche o scuole calcio. Tra questi 10 mila visitatori, si contano 7 mila bambini che si sono emozionati, vedendo da vicino cimeli del genere e sentendo il racconto di queste maglie”.

Quali società sportive o calciatori hanno fatto visita al Museo ?

“Davvero tantissime. Tra quelle che si sono recate alla mostra, del territorio contiamo lo Sff Atletico, l’Honey Sport City, l’Infernetto e la Pescatori Ostia. Queste sono tra le squadre direttamente venute come società. Poi sono venuti tanti giocatori delle squadre del litorale con la propria divisa. Ci ha fatto visita Simone Perrotta, campione del mondo a Berlino nel 2006, Giampiero Maini, ex giocatore di Roma e Milan, Stefano D’Aversa, ex giocatore della Roma, Alberto Di Chiara, ex giocatore della Lazio. Molti sono poi ritornati a farsi le foto con le magliette”.

Come dirigente Aics quanto è importante, secondo te, portare avanti il messaggio dei valori dello sport e del calcio ?

“E’ difficile sicuramente. Abbiamo incontrato tante difficoltà nell’organizzare questo Museo, dal mese di luglio. Non abbiamo avuto molti aiuti esterni dagli sponsor, purtroppo. Pochissimi hanno creduto in questo progetto. Il messaggio che abbiamo voluto dare è stato importante ed è stato recepito. Far vivere il calcio ai bambini, fondamentale. E soprattutto far vivere la storia è ancora più importante. Ma credere nel territorio in cui viviamo è decisivo. Purtroppo non sempre è così. Come feedback, vediamo il futuro cosa ci dice”.

(Il Faro on line)