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Influenza, Rianimazione in crisi: a Roma pazienti intubati restano al pronto soccorso

Allarme dal sistema 118 Real Time sulla carenza di posti letti nei reparti di Rianimazione degli ospedali. I pazienti intubati costretti a restare in terapia al pronto soccorso

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Roma – Allerta del sistema 118 Realt Time: in quasi tutti gli ospedali romani l’influenza sta provocando il sovraffollamento di pazienti nei reparti di Rianimazione. La scelta obbligata per alcuni è quella di trattenere i pazienti intubati nei pronto soccorso, causando a cascata problemi nell’assistenza in emergenza.

Come segnala il sistema di sorveglianza nazionale Influnet, siamo al picco stagionale dell’epidemia d’influenza in Italia. In attesa del bollettino di domani, giovedì 31 gennaio, si calcola che oltre 571mila persone sono state colpite dall’influenza. Il Lazio è una delle regioni più influenzate con un’incidenza di circa 12 malati su mille persone. Come evidenzia questo articolo, l’influenza può sfociare in complicanze particolarmente gravi su soggetti fragili come quelli in deficit immunitario, i bambini piccoli, gli anziani, gli scompensati cardiaci, i diabetici.

A Roma insieme con il picco di malati si stanno registrando anche numerosi i ricoveri per le complicanze, soprattutto polmoniti e scompensi cardiaci. Pazienti che vanno intubati. Nelle ultime 36 ore, stano ai dati del sistema 118 Real Time, hanno avuto gravi problemi di letti in Rianimazione il Gemelli, il Policlinico Tor Vergata, il Policlinico Umberto I, il San Camillo e il Pertini.

Anche all’ospedale G.B. Grassi di Ostia il fenomeno sta sottoponendo a superlavoro gli operatori: gli intubati rimasti al pronto soccorso ieri sono stati tre. I malati vengono costantemente monitorati e ventilati dalle macchine e dal personale che, però, deve fronteggiare anche tutte le altre emergenze tipiche di un pronto soccorso.

Peraltro, lamentano i medici ospedalieri di tutta Roma, sono poche pure le aree di riabilitazione dove inviare i pazienti dopo il ricovero in terapia intensiva, letti spesso occupati anche da pazienti che dovrebbero stare già altrove per il loro bene e per l’ottimizzazione delle risorse sanitarie.

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