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Negozi chiusi e candele accese, Ladispoli e Cerveteri si spengono contro la sentenza Vannini fotogallery

Per un quarto d'ora i commercianti di Ladispoli, Cerveteri, Bracciano e Santa Marinella hanno abbassato le loro serrande e acceso un lume per quella "giustizia negata" alla famiglia Vannini

Ladispoli – Saracinesche abbassate e negozi chiusi. Nelle strade si accendono candele e lumini. Per un quarto d’ora, i commercianti di Ladispoli si fermano per esprimere solidarietà e vicinanza ai genitori di Marco Vannini, il ventenne morto nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 perché raggiunto da un colpo di arma da fuoco sparatogli da Antonio Ciontoli, padre della fidanzata del giovane e sottoufficiale della Marina Militare.

Pena ridotta da 14 a 5 anni per il capofamiglia; confermata la pena a tre anni ciascuno, sempre per omicidio colposo, per la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico. Una decisione che ha suscitato sdegno e rabbia, in aula e fuori.

E così, anche per protesta, dalle 18 alle 18:15, i commercianti di Ladispoli, Cerveteri, Bracciano e Santa Marinella, hanno abbassato le loro serrande e acceso un lume per quella “giustizia negata” alla famiglia Vannini.

In molti, sui social, hanno dimostrato la loro contrarietà alla decisione del giudice (leggi qui); decine gli appelli fatti al ministro Bonafede che, tramite un video su Facebook è intervenuto sulla vicenda (leggi qui).

L’omicidio

Cosa successe davvero quella sera in quell’abitazione, a circa 40 chilometri da Roma, a distanza di anni, è una vicenda ancora controversa. Marco Vannini, secondo l’accusa, fu lasciato per tre ore agonizzante con la complicità dell’intera famiglia del sottoufficiale e le sue condizioni peggiorarono fino a morire.

Secondo la versione dell’accusa, il ventenne si trovava in casa della fidanzata e si stava facendo un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma. Partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo.

Di lì, secondo l’accusa, sarebbe partito un ritardo ‘consapevole’ nei soccorsi e le condizioni del giovane si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte.

In un primo momento Ciontoli dichiarò che la vittima era scivolata, poi che si era ferita con un pettine; invece a colpirlo era stato un colpo di pistola.

“È morta la giustizia”

Ma le telefonate effettuate al 118 testimonierebbero la “colpevolezza” della famiglia Ciontoli, che, dunque, avrebbe ritardato di proposito i soccorsi dopo l’esplosione del proiettile. Ed è per questo che il web, parafrasando un celebre film, urla al mondo intero: “È morta la giustizia”. E Marco, strappato alla vita nel fiore degli anni, con la sentenza della Corte d’Appello, è morto due volte.

“È morta la giustizia” lo grida anche il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, il quale ha detto di provare “un senso di vergogna nell’indossare la fascia tricolore” in rappresentanza di uno Stato che “non tutela i cittadini e che lascia impuniti gli assassini di Marco”.

E lo stesso sindaco ha annunciato: “Metterò le bandiere della nostra città a lutto” ed ha invitato i sindaci di tutta Italia “a farlo in rispetto di Marco Vannini e dei tantissimi che come lui hanno perso la vita senza che lo Stato italiano gli riconoscesse giustizia”.

(Il Faro online)