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Ossa in Nunziatura, appartengono a un uomo vissuto tra il 90 e il 230 d.C.

La Procura di Roma archivia l'indagine: le ossa sono di un uomo vissuto in una epoca di sicuro precedente al 1964

Roma – A tre mesi dal ritrovamento si avvia all’archiviazione l’indagine sui resti di ossa scoperti, nel corso di lavori di ristrutturazione, all’interno della Nunziatura Apostolica di Roma.

Le indagini hanno chiarito che quello scheletro non ha nulla a che vedere con i casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due ragazzine scomparse a Roma nel 1983. Gli accertamenti tecnici disposti dai pm di piazzale Clodio hanno accertato che si tratta, invece, di ossa di un uomo vissuto tra il 90 e il 230 dopo Cristo, morto molto probabilmente per cause naturali.

Una vicenda che dal punto di vista penale, quindi, non offre altri sbocchi investigativi al punto che il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il sostituto Francesco Dall’Olio sono pronti a formalizzare la richiesta di archiviazione al gip per il fascicolo in cui si ipotizza il reato di omicidio volontario contro ignoti.

La prima svolta investigativa era arrivata il 23 novembre scorso, quattro settimane dopo il ritrovamento dei resti in un sottoscala di una dependance della Nunziatura, in via Po, da parte degli operai di una ditta.

I risultati preliminari dei test disposti dai pm non hanno lasciato dubbi: le ossa – è stato il responso – sono di un uomo vissuto in una epoca di sicuro precedente al 1964, dunque venti anni prima della scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Certezze che hanno dunque cancellato ipotesi e illazioni susseguitesi intorno al ritrovamento a Villa Giorgina.

Un risultato ottenuto grazie all’analisi del Carbonio 14 e a quello che gli esperti chiamano “bomb effect”, ovvero l’effetto causato dal divieto, sancito nel 1963, di effettuare i test nucleari nell’atmosfera: ciò altera drasticamente la presenza di radio carbonio su ossa e qualsiasi altro campione organico rinvenuto.

La parola definitiva sulla datazione è arrivata però nei giorni scorsi dai laboratori “Circe” di Caserta, cui la procura aveva affidato una consulenza. Una risposta che porta questa vicenda indietro di secoli, addirittura a circa 1800 anni fa. O più.

L’identità dell’uomo resterà ovviamente un mistero, ma per i magistrati di piazzale Clodio il quadro è chiaro al punto da poter mettere la parola fine ad un “giallo” iniziato il 30 ottobre scorso. Dopo il ritrovamento dei resti la Gendarmeria Vaticana aveva avvisato i superiori della Santa Sede che, a loro volta, avevano contatto le autorità italiane e il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

Nelle ore successive la Scientifica aveva effettuato una serie di sopralluoghi recuperando anche altri frammenti ossei. La scoperta aveva subito fatto pensare alla vicenda delle due quindicenni romane scomparse nel nulla 35 anni fa.

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, in queste settimane ha avuto incontri a piazzale Clodio con gli inquirenti e ha nominato un consulente per una eventuale comparazione con il Dna.

(fonte Ansa)