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Ostia, Casetta e Faber Beach: così muore il lusso sulle spiagge

Estate 2019, nessuna novità sulla riqualificazione delle spiagge. La Casetta lasciata ai senza fissa dimora, Faber Beach demolito senza un progetto

Ostia – Casetta e Faber Beach, fine del lusso sulle spiagge, che siano in concessione o a libera fruizione. E non si vede un termine perchè quegli arenili, una volta vanto di pulizia, divertimento e organizzazione, tornino nelle migliori condizioni ad accogliere i bagnanti.

Ostia

La demolizione che si sta facendo del chiosco del Faber Beach, come raccontiamo in questo articolo, non è solo la fine di un’epoca d’oro ma anche la mancanza di prospettive favorevoli per il ritorno di servizi turistici di qualità. Era diventato il ricovero degli sbandati (sono stati trovati ben sei giacigli) e non c’è uno straccio di progetto sul come rivalutarlo dopo la demolizione. Come per lo stabilimento “La Casetta“, una volta struttura frequentata dai vip di Roma e oggi abitata da senza fissa dimora, non è possibile programmare alcun servizio nè rilasciare nuove concessioni. Stessa sorte per l’ex Arca-Oda, per l’Isola Fiorita e per le altre spiagge libere urbane. Nella commissione Ambiente del 29 gennaio la presidente del X Municipio Giuliana Di Pillo è stata chiara. “C’è il fatto che la legge regionale non consente in questo momento di rilasciare concessioni demaniali marittime fino a che non si supera il 50% di costa in concessione con la quota di spiagge libere – ha sottolineato Di Pillo – Per raggiungere il 50% si deve far sì che qualche spiaggia oggi in concessione venga resa libera. Ci siamo mossi: abbiamo concessioni che ci sono state riconsegnate, tipo Arca-Oda e Isola Fiorita, che potremmo riconvertire in spiagge libere e superare il quoziente 50%. Siamo andati al Demanio a chiederle e a cercare di avere risposte: non possiamo deciderlo noi, nè il Demanio ma una commissione ad hoc in cui c’è anche il Genio Civile per capire se quelle strutture possono essere demolite o no. Quest’anno, come l’estate passata, fino a che non si potrà erogare una concessione, anche con un chiosco, le spiagge libere dovranno essere gestite da noi con i servizi che abbiamo dato nell’estate 2018. Abbiamo ottenuto più fondi e procederemo non solo ai bandi per i marinai di salvataggio ma anche per le toilette, per le docce, per la pulizia sia estiva che invernale. Non c’è altra soluzione. Se sulle spiagge si vuole operare un’attività commerciale, è necessaria una concessione demaniale marittima. Altrimenti non si può fare“.

La struttura del Faber Beach sventrata dai lavori di demolizione

La struttura del Faber Beach sventrata dai lavori di demolizione

Intanto c’è chi, davanti alle ruspe al lavoro sul Faber Beach, ha affisso una lettera aperta densa di ricordi, di rammarico, di perdita di speranza. E’ un Pasquino che conosce bene la storia di quell’arenile, di quel nuovo modo di fare mare, come recitava lo slogan pubblicitario di quell’attività balneare. Eccone il testo che abbiamo trascritto integralmente. “Scompare oggi quella parte di Ostia che ci ha fatto sognare. Sei stato tu, molti anni fa, a capire le potenzialità del mare di notte. Dopo il Gilda Beach di Fregene, di lontana memoria, hai regalato a Ostia 12 anni di turismo vero, fatto sì anche di caos, ma certo soprattutto di impegno, di professionalità, di cura di ogni particolare, senza limiti di investimenti. Non ti facesti travolgere dalla smania dello stabilimento balneare a tutti i costi, rimanendo spiaggia libera attrezzata. L’idea fu vincente e tenne banco anche per molte altre realtà, vedi Open Bar, Barkabar, Venezia, Sporting beach, Spiaggetta, Shilling, Blues Cafè e via di seguito. Sgretolasti il mito dell’Eur, le discoteche romane si svuotavano per ritrovarsi qui, da te il venerdì, il martedì su un’altra spiaggia di Ostia, il giovedì ancora su un altro arenile e così via. Poi l’ego smisurato ti ha giocato un brutto scherzo: dietro i fuochi d’artificio per il tuo compleanno, dietro le fughe in Sardegna, la parte più fredda di te, non paga dei tanti successi, ti ha portato prima al Village e poi di insuccesso in insuccesso, alla completa cancellazione del tuo essere imprenditore prima, uomo dopo“.

Tra quelle ruspe che stanno cancellando il tuo regno – prosegue la lettera abbandonata davanti al Faber Beach – ci sono tutti i tuoi errori, il non sentire chi ti diceva ‘ferma!’. Non hai ascoltato, sei andato avanti sulla strada peggiore ed i risultati eccoli qui, facendoti sprezzante fino al limite, indisponente e cieco. E’ vero: allora non c’era la crisi e quel modello di spiaggia non tornerà più ma quello che sei stato non si cancella. Hai pagato e stai pagando ancora molto caro il tuo essere estro, fantasia e rischio. Qualunque cosa ci sarà domani su quell’arenile, non sarà mai come lo hai disegnato tu. Non credo nessuno saprà essere mai all’altezza dei tuoi meriti, valore che hai dato al tuo lavoro al tuo essere imprenditore. Peccato, molti non dimenticheranno facilmente“.