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Pedofilia, in Vaticano le lacrime dei vescovi all’ascolto delle vittime. Il Papa: “Servono misure concrete”

Al via il summit sulla protezione dei minori, Papa Francesco: "Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre"

Città del Vaticano - "Ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia". Lo aveva detto Papa Francesco introducendo i lavori del Summit sulla protezione dei minori che ha avuto inizio questa mattina.

In Vaticano si sono dati appuntamento 190 tra vescovi, cardinali, patriarchi e religiosi per affrontare la piaga degli abusi, sessuali e di potere, perpetrati ai danni di minori, commessi da sacerdoti e consacrati cattolici.

Un "mostro", come lo aveva definito il direttore della Sala Stampa vaticana ad interim, Alessandro Gisotti, contro il quale bisogna lottare uniti per sconfiggerlo. Come? Con atti concreti, come ha ribadito il Pontefice: "Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza".

Ventuno i punti formulati dalle diverse Commissioni e Conferenze Episcopali che guideranno la riflessione dei monsignori in questi giorni (leggi qui). Un "semplice punto di partenza", come li ha definiti il Pontefice, "che non toglie la creatività che ci deve essere in questo incontro".

Riflessioni che portino poi ad azioni concrete. In effetti, i ventuno punti di riflessione formano una prima "road map" di comportamento da adottare davanti alla tremenda piaga degli abusi.

Si va dall'elaborazione di un "vademecum pratico sui passi da compiere" da parte dell'autorità, alle "strutture di ascolto" per le vittime con personale esperto; dai criteri per il coinvolgimento del vescovo o del superiore religioso, all'informazione delle autorità civili ed ecclesiastiche; dallo "stabilire protocolli specifici per la gestione delle accuse contro i vescovi", all'"accompagnare, proteggere e curare le vittime, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione".

E ancora, dall'"effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati", all'"elevare l'età minima per il matrimonio a 16 anni" (riformando il diritto canonico che prevede 14 anni per le donne, importante in certi Paesi per qualificare l'abuso sessuale come tale).

Non solo: l'idea è quella di "formulare codici di condotta obbligatori per tutti i chierici, i religiosi, il personale di servizio e i volontari" e istituire "laddove non si è ancora fatto, un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti".

"Sono punti importanti, molto pratici - ha commentato l'arcivescovo di Malta Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede -. Non tutto può essere esaminato in soli tre giorni e questi punti faranno parte anche del seguito di quest'incontro".

L'inizio di questo primo giorno, sul tema "responsabilità" (le prossime due saranno su "rendere conto" (accountability) e "trasparenza"), è stato segnato dall'ascolto commosso di cinque drammatiche testimonianze di vittime dai diversi continenti, mentre altre hanno partecipato ai lavori a fine giornata.

Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei 'ragazzi'; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente... Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava. Non si può abusare di una persona in questo modo. Bisogna dire che i preti e i religiosi hanno modo di aiutare e allo stesso tempo anche di distruggere: devono comportarsi da responsabili, da persone avvedute.

Rivelazioni choc sono arrivate anche da don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, durante lo speciale "Il Diario di Papa Francesco" su Tv 2000. Il sacerdote ha denunciato pubblicamente gli abusi subiti da ragazzo in seminario da parte di altri sacerdoti.

Io mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro non io. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educatori. Erano da mandare al diavolo perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c'è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte.

Testimonianze tremende che hanno fatto piangere i vescovi: "Siamo tutti stati colpiti dalle testimonianze, da queste voci potenti, emozionate - ha commentato Scicluna -. Ho sempre detto che per capire l'entità di questa piaga è importante ascoltare le vittime: questo è un terreno sacro".

"Dopo le testimonianze ci sono stati due minuti di silenzio per sentirsi in contatto con quanto sentito - ha detto il padre gesuita Hans Zollner, referente del Comitato organizzatore -. Sì, ci sono le questioni legali, come implementare l'accountability, ma bisogna fare proprio il problema nel profondo. E questo lo si può fare realmente solo con l'ascolto".

Anche il moderatore dell'Incontro, padre Federico Lombardi, si è detto "molto toccato" dalle testimonianze, "provenienti da tutto il mondo". E' stato il modo corretto con cui questa assemblea doveva partire", ha sottolineato.

"La comunità di fede affidata alla nostra tutela deve sapere che facciamo sul serio. Devono conoscerci come paladini della loro sicurezza e di quella dei loro figli e dei loro giovani. Li coinvolgeremo con franchezza e umiltà. Li proteggeremo a ogni costo", ha detto Scicluna nel suo intervento.

"Daremo la nostra vita per i greggi che ci sono stati affidati", ha aggiunto, oltre a chiedere un coinvolgimento più ampio per le vittime nei processi canonici.

Infine, una precisazione: "Io non parlerei di categorie, l'omosessualità di per sé non predispone al peccato, non oserei mai indicare una categoria per dire che ha la propensione per peccare, tutti la abbiamo e ogni caso è grave in sé".

Di rilievo anche la riflessione fatta ai monsignori dal cardinale di Bogotà, Ruben Salazar Gomez, su "La Chiesa trafitta. Affrontare i conflitti e agire con decisione": "Il fatto che avvengano abusi in altre istituzioni e gruppi non giustifica mai la presenza di abusi nella Chiesa perché contraddice l'essenza stessa della comunità ecclesiale e costituisce un mostruoso travisamento del ministero sacerdotale che, per sua propria natura, deve cercare il bene delle anime come suo fine supremo - ha sottolineato -. Non vi è alcuna giustificazione possibile per non denunciare, per non smascherare, per non affrontare con coraggio e fermezza qualsiasi abuso si presenti all'interno della nostra Chiesa".

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media