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Brexit, l’Ue: Inghilterra fuori dall’Unione il 1 luglio se non organizza le elezioni europee

Il voto a Westminster per ratificare l'estensione concordata dalla premier Theresa May con i 27 leader Ue, secondo quanto emerso da fonti diplomatiche europee è previsto il 25 marzo

Bruxelles – “La partecipazione del Regno Unito all’Ue terminerà il primo luglio se il Paese non organizzerà le elezioni europee di maggio”.

Emerge da una bozza di documento distribuita nel corso della riunione dei 27 ambasciatori dell’Ue per preparare la discussione dei leader al Consiglio europeo del 21 marzo, sulla richiesta di estensione della permanenza del Regno Unito nell’Unione, che si attende arrivi dalla premier britannica Theresa May nei prossimi giorni.

Nella bozza del documento (due pagine in tutto) che sarà adottato dai 27 nel caso decidano di concedere un’estensione al Regno Unito, non viene indicata alcuna data per la proroga, per il momento.

Tuttavia nel testo si mette un chiaro paletto: “Questa decisione cesserà di essere in vigore il primo di luglio 2019, nel caso in cui il Regno Unito non abbia tenuto le elezioni per il Parlamento europeo, secondo quanto previsto dalla legge dell’Unione”.

Nel corso della medesima riunione è emerso che l’estensione della permanenza del Regno Unito nell’Ue può essere concessa più di una volta, poiché l’articolo 50 dei Trattati, che regola l’intero processo di divorzio, oltre a non prevedere limiti di tempo per la proroga, non specifica se possa essere chiesta una sola volta. L’articolo stabilisce solo che l’estensione deve essere concessa all’unanimità dai 27.

Anche dal documento di lavoro fatto circolare tra i 27 ambasciatori alla riunione, emerge che “se l’estensione iniziale” concessa al Regno Unito “fissa la data di divorzio dopo le elezioni del Parlamento europeo”, se Londra “non organizza il voto, questo renderà impossibile qualsiasi proroga successiva”.

Quanto alla possibilità di permettere al Regno Unito di non partecipare al voto delle europee, nel testo si spiega che “l’unico modo per farlo richiederebbe una modifica del Trattato. L’esperienza del passato mostra che la ratifica di tutti gli Stati membri potrebbe richiedere almeno due anni.

Perciò questa possibilità non è praticabile”. Nel documento si ricorda inoltre che “il negoziato per le relazioni future potrà avvenire solo dopo il divorzio, perciò un’estensione prolungata avrà come risultato un posticipo significativo dell’apertura dei negoziati” futuri. Ma il testo apre la possibilità di un nuovo vertice europeo straordinario, entro il 29 marzo.

Sotto il profilo “formale – si legge – una decisione di estensione deve dimostrare che viene presa dal Consiglio europeo a 27, dopo l’accordo dello Stato membro su quella decisione. Una richiesta di estensione dallo Stato membro che si separa non è sufficiente”.

Il voto a Westminster per ratificare l’estensione concordata dalla premier Theresa May con i 27 leader Ue, secondo quanto emerso da fonti diplomatiche europee è previsto il 25 marzo.

(Il Faro online)