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Papa Francesco: Non esiste cristianesimo senza tenerezza

In Vaticano l'udienza ai religiosi e alle religiose della famiglia Camilliana. Il Pontefice: "La tenerezza è un atteggiamento propriamente cristiano"

Città del Vaticano –  “Tenerezza è una parola che oggi rischia di cadere dal dizionario! Dobbiamo riprenderla e attuarla nuovamente! Il cristianesimo senza tenerezza non va. La tenerezza è un atteggiamento propriamente cristiano; è anche il ‘midollo’ del nostro incontro con le persone che soffrono”.

Lo ribadisce, parlando a braccio, Papa Francesco ricevendo in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, i religiosi e le religiose della Famiglia carismatica Camilliana, impegnata “in una donazione amorevole e generosa verso i malati, svolgendo una missione preziosa, nella Chiesa e nella società, accanto ai sofferenti”.

Quando la malattia arriva a turbare e a volte a sconvolgere la nostra vita, allora sentiamo forte il bisogno di avere accanto a noi un fratello o una sorella compassionevole e anche competente, che ci consola, ci sostiene, ci aiuta a recuperare il bene prezioso della salute, oppure ci accompagna fino alle soglie del nostro incontro finale con il Signore!

Il Pontefice ricorda poi San Camillo de Lellis, al quale “Dio ha elargito il dono di rivivere e testimoniare l’amore misericordioso di Cristo verso i malati. La Chiesa lo ha riconosciuto come un autentico carisma dello Spirito“.

“Voi lo vivete in maniera esemplare – aggiunge il Santo Padre -, traducendolo in vita secondo il doppio binario dell’assistere direttamente i malati, specialmente i più poveri, nei loro bisogni corporali e spirituali, e dell’insegnare ad altri il modo migliore di servirli, a beneficio della Chiesa e dell’umanità”.

Per Papa Francesco quella dei Camilliani è “una missione” che deve “guardare al futuro, aperti alle forme nuove di apostolato che lo Spirito ispira e che i segni dei tempi e le necessità del mondo e della Chiesa richiedono”.

Dal carisma suscitato inizialmente in San Camillo, si sono via via costituite varie realtà ecclesiali che formano oggi un’unica costellazione, cioè una “famiglia carismatica” composta di religiosi, religiose, consacrati secolari e fedeli laici. Ognuna di esse viene offerta alle altre in uno scambio reciproco di doni che arricchisce tutti, per l’utilità comune e in vista dell’attuazione della medesima missione. Qual è? Testimoniare in ogni tempo e luogo l’amore misericordioso di Cristo verso i malati.

Francesco ricorda come all’epoca di San Camillo de Lellis non era ancora maturata la possibilità della vita consacrata attiva per le donne, “ma solo quella di tipo contemplativo e monastico”.

Ma il santo “aveva ben compreso che la cura verso gli infermi doveva essere praticata anche con gli atteggiamenti tipici dell’animo femminile, tanto da chiedere ai suoi religiosi di servire i malati ‘con quell’affetto che una madre amorevole suole avere per il suo unico figlio infermo’”.

Da qui un elogio alla figura femminile della famiglia Camilliana: “Le due Congregazioni femminili sorte nell’Ottocento e gli Istituti secolari nati nel secolo scorso hanno dato completezza all’espressione del carisma della misericordia verso gli infermi, arricchendolo delle qualità spiccatamente femminili dell’amore e della cura. In questo vi accompagna e vi guida la Vergine Maria, Salute dei malati e Madre dei consacrati. Da lei impariamo come stare accanto a chi soffre con la tenerezza e la dedizione di una madre“.

Poi, l’invito a riflettere sul significato della parola “tenerezza“, un termine “che oggi rischia di cadere dal dizionario! Dobbiamo riprenderla e attuarla nuovamente!“.

Il cristianesimo senza tenerezza non va. La tenerezza è un atteggiamento propriamente cristiano; è anche il “midollo” del nostro incontro con le persone che soffrono.

Infine, l’appello, rivolto all’intera famiglia Camilliana a “coltivare sempre tra voi la comunione, in quello stile sinodale che ho proposto a tutta la Chiesa, in ascolto gli uni gli altri e tutte e tutti in ascolto dello Spirito Santo, per valorizzare l’apporto che ogni singola realtà offre all’unica Famiglia, così da esprimere più compiutamente le molteplici potenzialità che il carisma racchiude”.

E conclude: “In tal modo saprete far risplendere di luce sempre nuova il dono ricevuto; e tante e tanti giovani di tutto il mondo potranno sentirsi da esso attirati e unirsi a voi, per continuare a testimoniare la tenerezza di Dio“.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media