Domenica delle Palme, il Papa: “Con la croce non si può negoziare, o la si abbraccia o la si rifiuta”

14 aprile 2019 | 10:58
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Domenica delle Palme, il Papa: “Con la croce non si può negoziare, o la si abbraccia o la si rifiuta”

In piazza San Pietro la suggestiva processione con i rami d’ulivo, il Pontefice ai giovani: “Non vergognatevi di manifestare il vostro entusiasmo per Gesù, di gridare che è la vostra vita”

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “Con la croce non si può negoziare, o la si abbraccia o la si rifiuta. E con la sua umiliazione Gesù ha voluto aprire a noi la via della fede e precederci in essa”.

In una piazza San Pietro gremita di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, e addobbata a festa con rami di palme e alberi d’ulivo, Papa Francesco presiede il caratteristico rito che ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Una domenica, quella “delle Palme”, nella quale si ricorda non solo “le grida festose” che accolsero Cristo nella Città Santa, ma anche il dolore e l’umiliazione “della Passione”. Ed è proprio sulla contrapposizione di questi due misteri che ruota l’omelia del Pontefice, che non manca di rivolgere un pensiero ai giovani. Nella Domenica delle Palme, infatti, si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù diocesana, quest’anno dal tema: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.

I giovani sono i veri protagonisti di questa giornata: in tanti, proveniente da Roma e da altre diocesi, accompagnano il Santo Padre nella solenne processione recando in mano i rami di palme.

L’esempio di Cristo

“Gesù – fa notare il Papa – ci mostra come affrontare i momenti difficili e le tentazioni più insidiose, custodendo nel cuore una pace che non è distacco, non è impassibilità o superomismo, ma è abbandono fiducioso al Padre e alla sua volontà di salvezza, di vita, di misericordia”.

Dall’inizio, nella lotta dei quaranta giorni nel deserto, fino alla fine, nella Passione, Gesù respinge questa tentazione con la fiducia obbediente nel Padre.

Con l’ingresso in Gerusalemme, Cristo “ci mostra la via”, poiché “in quell’avvenimento il maligno, il Principe di questo mondo aveva una carta da giocare: la carta del trionfalismo, e il Signore ha risposto rimanendo fedele alla sua via, la via dell’umiltà“.

Secondo Bergoglio. “il trionfalismo cerca di avvicinare la meta per mezzo di scorciatoie, di falsi compromessi. Punta a salire sul carro del vincitore”, “vive di gesti e di parole che però non sono passati attraverso il crogiolo della croce“, “si alimenta del confronto con gli altri giudicandoli sempre peggiori, difettosi, falliti”.

Cita poi De Lubac, e ammonisce: “Una forma sottile di trionfalismo è la mondanità spirituale, che è il maggior pericolo, la tentazione più perfida che minaccia la Chiesa”. E sottolinea: “Gesù ha distrutto il trionfalismo con la sua Passione”.

L’umiltà del silenzio

Il Signore, prosegue il Santo Padre, “ha veramente condiviso e gioito con il popolo, con i giovani che gridavano il suo nome acclamandolo Re e Messia”, tant’è che ai “farisei che gli chiedevano di rimproverare i suoi discepoli per le loro scandalose acclamazioni rispose: ‘Se questi taceranno, grideranno le pietre‘”. E aggiunge: “Umiltà non vuol dire negare la realtà, e Gesù è realmente il Messia, il Re”.

Eppure, nello stesso tempo, “il cuore di Cristo è su un’altra via, sulla via santa che “va dalla ‘condizione di Dio’ alla ‘condizione di servo’“. In altre parole, Gesù “sa che per giungere al vero trionfo deve fare spazio a Dio; e per fare spazio a Dio c’è un solo modo: la spogliazione, lo svuotamento di sé. Tacere, pregare, umiliarsi”.

E ammonisce: “Con la croce non si può negoziare, o la si abbraccia o la si rifiuta. E con la sua umiliazione Gesù ha voluto aprire a noi la via della fede e precederci in essa”. La stessa strada l’ha percorsa, subito dietro di Lui, “sua Madre, Maria, la prima discepola”.

Così il trionfalismo, distrutto dall’umiliazione di Gesù, è stato ugualmente distrutto nel cuore della Madre; entrambi hanno saputo tacere.

Il Papa ai giovani: “Non vergognatevi della vostra fede”

Il pensiero di Papa Francesco va quindi ai giovani: “Oggi, Giornata Mondiale della Gioventù, voglio ricordare i tanti santi e sante giovani, specialmente quelli ‘della porta accanto’, che solo Dio conosce, e che a volte Lui ama svelarci a sorpresa”.

E incoraggia: “Cari giovani, non vergognatevi di manifestare il vostro entusiasmo per Gesù, di gridare che Lui vive, che è la vostra vita. Ma nello stesso tempo non abbiate paura di seguirlo sulla via della croce”.

“Quando sentirete che vi chiede di rinunciare a voi stessi, di spogliarvi delle vostre sicurezze, di affidarvi completamente al Padre che è nei cieli, allora rallegratevi ed esultate! Siete sulla strada del Regno di Dio“, prosegue il Papa.

La tentazione mediatica

Infine, il Pontefice riflette ulteriormente sul silenzio di Gesù durante la sua Passione, un silenzio che lo stesso Bergoglio definisce “impressionante“, poiché tacendo Cristo “vince anche la tentazione di essere ‘mediatico’”.

“Nei momenti di oscurità e grande tribolazione bisogna avere il coraggio di tacere, purché sia un tacere mite e non rancoroso”, aggiunge Francesco.

La mitezza del silenzio ci farà apparire ancora più deboli, più umiliati, e allora il demonio, prendendo coraggio, uscirà allo scoperto. Bisognerà resistergli in silenzio, “mantenendo la posizione”, ma con lo stesso atteggiamento di Gesù. Lui sa che la guerra è tra Dio e il Principe di questo mondo, e che non si tratta di mettere mano alla spada, ma di rimanere calmi, saldi nella fede.

“E nell’ora in cui Dio scende in battaglia, bisogna lasciarlo fare – conclude -. Questo ci aiuterà a vivere nella santa tensione tra la memoria delle promesse, la realtà dell’accanimento presente nella croce e la speranza della risurrezione“.

(Il Faro online)