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Pomezia: diritti negati a Gabriele e Iolanda, disabili gravi

Francesca Bassani: "il Comune di Pomezia continua a chiedermi soldi per l'assistenza domiciliare di mia madre già deceduta"

Pomezia – Si è tenuta nelle scorse ore a Pomezia la conferenza organizzata da Francesca Bassani, del Comitato dimensione disabili, alla quale hanno partecipato diversi cittadini sensibili al problema della disabilità e ai fatti che, da circa un decennio, coinvolgono, negativamente, la Famiglia Gardin/Bassani.

“Ringrazio tutti i presenti – ha esordito Francesca Bassani – per aver accolto il mio invito e al contempo, mi rammarico per l’assenza delle istituzioni locali, alle quali ho inviato una mail e alla quale hanno risposto disertando questo incontro. Assenza che, purtroppo, devo constatare si fa sentire ormai da dieci anni, nei quali la mia Famiglia si sente abbandonata a se stessa, nonostante le gravi e gravissime condizioni di disabilità con le quali ha dovuto e deve vivere giornalmente”.

Bassani Francesca_10I saluti iniziali di Francesca Bassani, figlia di Iolanda Gardin e Gabriele Bassani, lasciano trapelare rabbia mista a delusione e frustrazione. “Il sistema Socio-sanitario e più in generale la burocrazia italiana – dichiara – sono scadenti, assenti e lenti verso i più bisognosi e, non solo non riconosce i diritti spettanti a chi, sfortunatamente, vive una situazione di forte invalidità, bensì, in casi come quelli vissuti dalla mia famiglia, gli chiede anche conto delle spese che per diritto non possono esserle attribuite. Questo è quello che sta facendo il comune di Pomezia nei miei confronti, dove mi continua a chiedere soldi per l’assistenza domiciliare di mia madre ormai deceduta, quando, tra l’altro il servizio doveva spettargli di diritto, gratuitamente”.

I fatti

Francesca Bassani, nel 2010, causa un’invalidità “gravissima” (lesione cerebrale) della mamma, Gardin Iolanda, chiede alle istituzioni locali di poter costruire un ascensore per permettere al suo genitore di poter accedere all’appartamento dove lo stesso risiede, situato all’ultimo piano di una palazzina in Via Luigi Settembrini.

Il condominio accetta “formalmente” di far costruire a spese della signora Gardin, circa 49.000 euro, un ascensore esterno all’edificio, che sarebbe dovuto sorgere adiacente il portone d’ingresso allo stabile. Purtroppo, appena iniziati i lavori, a causa di “esposti“, si presentavano sul  cantiere i carabinieri che bloccavano l’esecuzione delle opere edili. E questo nonostante la famiglia Gardin/Bassani avesse ottenuto tutte le autorizzazioni a costruire.

Nel frattempo, la signora Gardin, non potendo utilizzare la propria abitazione, è stata costretta a trovare un’alternativa con il servizio di ascensore, sobbarcandosi le spese di affitto, fino al 20 gennaio 2019, quando la stessa all’età di 76 anni, muore. In tutto questo tempo, a nulla sono valsi i tentativi della figlia Francesca e dell’avvocato Carlo Affinito, che li assiste in questa vicenda, di dialogare con le istituzioni locali per far realizzare l’ascensore e permettere alla signora Iolanda Gardin, di rientrare nella sua casa.

Questo nonostante il Giudice, a seguito della causa legale intentata dalla figlia della signora Gardin, abbia accettato la “discriminazione” esercitata nei confronti della stessa donna e si sia pronunciato il 7/4/2014, evidenziando che l’ascensore si doveva fare (clicca qui per la sentenza).

E i problemi non sono finiti, perché, anche se la sentenza pronunciata è stata a favore della famiglia Gardin/Bassani, la ditta cui erano stati affidati i lavori di realizzazione dell’ascensore non ha più voluto eseguirli e non si sa per quali motivazioni.

Bassani-Gardin_Avv_Affinito_1Ora, Francesca è rimasta sola con il padre Gabriele e si ritrovano con tutti i materiali per realizzare il suddetto ascensore, accatastati nel garage. Materiali che, con il passare degli anni, si stanno deteriorando. Alcuni componenti, laddove si dovesse realizzare oggi il servizio, dovrebbero essere aggiornati con le attuali normative vigenti in materia. Altra tegola sulla testa di questi “sfortunati” cittadini.

Il risarcimento richiesto dall’avvocato Affinito, a favore della dei Bassani, per i danni e i disagi subiti, ammonta a circa 99.000 euro, corrispondenti agli affitti pagati per l’abitazione alternativa nella quale è stata costretta la famiglia a migrare; le spese di acquisto dei materiali per la costruzione dell’ascensore; le spese legali e quelle progettuali per la realizzazione dell’opera edile.

Non solo: il papà di Francesca, oggi 88enne, ha  anch’esso necessità e il diritto, di voler rientrare nella sua abitazione originaria oggetto della causa in atto e potrebbe farlo solo usufruendo dell’ascensore. Un desiderio di una persona che vuole trascorrere i suoi giorni nella casa che è stata per anni il suo nido d’amore e vivere l’energia degli affetti che tra quelle mura ancora riesce a provare emotivamente e che lo riconducono alla sua amata signora.

Le parole dell’avvocato Carlo Affinito

Bassani-Gardin_Avv_Affinito_2“Purtroppo i diritti dei disabili, anche in ragione di quanto espresso dalla ‘Convenzione delle nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità’, ratificata nel 2009 dall’Italia, non vengono rispettati – dichiara l’avvocato Affinito -, né vengono attuate le normative in essa contenute, in particolare in materia di ‘uguaglianza‘ e di ‘non discriminazione‘. Mi aspetto di veder riconosciuto, per il signor Bassani, quale disabile grave e affinché non debba vivere la stessa umiliazione vissuta dalla moglie, il diritto di usufruire dell’abbattimento delle barriere architettoniche e vedere realizzato l’ascensore, che a questo punto diventa anche un’opera non solo funzionale ed oggettivamente necessaria alle gravi condizioni psico-fisiche attuali del signor Bassani ma, un’opera realizzata anche in memoria della signora Gardin, cui è stato impedito di finire i propri giorni nella sua dimora coniugale”.

(Il Faro online)