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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Divina Misericordia, il Papa: “Dalle piaghe del Risorto la forza per evangelizzare”

In piazza San Pietro la preghiera del Pontefice per i profughi detenuti in Libia e gli alluvionati in Sudafrica. Poi gli auguri alle Chiese Orientali che festeggiano oggi la Pasqua

Città del Vaticano – “Quando non siamo in pace con noi stessi, guardiamo le piaghe di Gesù Risorto, tocchiamole. Persecuzioni, malattie, violenze: sono queste oggi le piaghe di Cristo. Se non siamo in pace, come San Tommaso, tocchiamole, visitiamo gli ammalati. Da quelle piaghe, da dove esce la misericordia di Dio, attingeremo anche la forza per evangelizzare e portare al mondo l’annuncio della Pasqua“.

E’ il monito che Papa Francesco rivolge alle migliaia di fedeli che sotto un cielo plumbeo affollano piazza San Pietro per la preghiera del Regina Coeli (che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus). Ricorda i “tre doni” che il Cristo risorto porta agli apostoli e a tutti i battezzati, “pace, gioia e missione“; si sofferma poi sull’episodio di San Tommaso che, incredulo, si sente dire da Gesù: “Tocca le mie piaghe“.

Gesù viene incontro all’incredulità di Tommaso, invitandolo a toccare le sue piaghe. Esse costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell’amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all’uomo, cioè il peccato, il male e la morte.

E a braccio aggiunge: “Persecuzioni e malattie sono le piaghe di Gesù oggi; se tu non sei in pace tocca le piaghe, visita i malati”. Francesco incoraggia a “toccare le piaghe di Gesù”, perché è da lì che “fuoriesce la misericordia di Dio”. Ed è proprio da quelle piaghe che ogni battezzato attinge la forza per la missione.

Cristo infatti dice ai discepoli: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. “La risurrezione di Gesù è l’inizio di un dinamismo nuovo di amore, capace di trasformare il mondo con la potenza dello Spirito Santo”, spiega il Papa.

Dopo la benedizione, il pensiero del Pontefice va prima all’Argentina, dove sono stati proclamati beati Enrique Angel Angelelli, vescovo diocesano, Carlos de Dios Murias, francescano conventuale, Gabriel Longueville, sacerdote fidei donum, e Wenceslao Pedernera, catechista.

Questi martiri della fede sono stati perseguitati per causa della giustizia e della carità evangelica. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano in particolare quanti lavorano per una società più giusta e solidale.

Poi la preghiera per “i profughi che si trovano nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto in corso. Faccio appello perché specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari“.

E ancora, una preghiera “per quanti hanno perso la vita o hanno subito gravi danni per le recenti alluvioni in Sudafrica. Anche a questi nostri fratelli non manchi la nostra solidarietà e il concreto sostegno della Comunità internazionale”.

Poi gli auguri “ai nostri fratelli e sorelle delle Chiese Orientali che oggi, secondo il calendario giuliano, celebrano la Santa Pasqua. Il Signore risorto doni loro gioia e pace!”. Infine, l’immancabile saluto: “Buona domenica! E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci“.

(Il Faro online)