Il progetto |
Cronaca Locale
/

Blue Economy, il flag “Mar Tirreno pontino e isole ponziane” ottiene 70mila euro dalla Regione

17 maggio 2019 | 14:30
Share0
Blue Economy, il flag “Mar Tirreno pontino e isole ponziane” ottiene 70mila euro dalla Regione

Il progetto si propone di esplorare il potenziale di “Holothuria tubulosa” in acquacultura intensiva per la biorimediazione dei fondali marini.

Golfo di Gaeta – La Regione Lazio ha approvato il finanziamento del primo progetto in assoluto su tutto il territorio laziale, presentato nell’ambito dell’innovazione e ricerca della Blue Economy avanzato dall’Università di Tor Vergata di Roma e progettato per il Flag “Mar Tirreno Pontino e Isole Ponziane”.

Il progetto nasce dal classico concetto di Blue Economy, ovvero ispirare le scelte migliori per il pianeta e le persone che lo abitano. Direttamente coinvolta la Piscicoltura del Golfo di Gaeta “P2G” che si occupa dell’allevamento in forma intensiva di spigole, orate e ombrine.

Il progetto promuove l’acquacultura e lancia un primo principio diEconomia Circolare, in linea con le strategie Europee del 2020, la Crescita Blu, la Politica Comune della Pesca e gli Obiettivi dell’Agenda di Parigi 2030.

“I 70.000 € ottenuti a fondo perduto ci consentiranno di generare più posti di lavoro, più opportunità economiche nonché un’attenzione maggiore all’ambiente marino e terrestre, provenienti dal mare e dalle risorse costiere – ha spiegato il presidente del Flag Mauro Macale.

Il primo passo sarà di avviare velocissimamente un tavolo di concertazione tra il Flag, la P2G e l’Università per dare inizio alle attività scientifiche, visto che andiamo incontro alla bella stagione, che è ideale per queste attività.”

Il progetto si propone di esplorare il potenziale di “Holothuria tubulosa”Olutoria di mare in acquacultura intensiva come opportunità di diversificazione produttiva. In particolare, sarà valutato l’allevamento di questa specie per la biorimediazione dei fondali marini nelle aree di istallazioni di gabbie galleggianti. L’abbattimento della sostanza organica si scarto prodotta dagli impianti, che si accumulerà nei fondali costituirà di fatto la sfida alla sostenibilità del settore per il futuro.

Le oloturie in quanto detritivori sono candidati ideali per biorimediare i fondali marini compromessi dalla sostanza organica immessa sotto forma di feci e mangimi residuali  – ha proseguito Macale. –  Il timing operativo sarà dettato dal diagramma di Gaant e tutta l’operatività sarà interconnessa tra la parte scientifica e la parte sistemica una parte importante della progettazione sarà di studiare lo sviluppo e l’accrescimento delle oloturie che saranno collocate, in apposite gabbie, a diversa distanza dalle gabbie delle orate per valutare l’impatto ambientale tra t0, il tempo d’inizio progetto, e t+1.”

Come prima cosa sarà necessario preparare delle oloturie raccogliendole, acclimatandole e successivamente bisognerà inserirle nelle apposite gabbie che saranno depositate nelle vicinanze degli allevamenti intensivi dell’Azienda P2G situate nel mare del Golfo di Gaeta, così come previsto dal progetto. Nell’attività saranno impegnate diverse figure professionali fornite dall’azienda P2G e dall’Università: dai sub che istalleranno in mare idonei contenitori, ai biologi marini, ma anche nutrizionisti e ricercatori dei vari settori.

“Le squadre, composte da figure fortemente specializzate, lavoreranno in sinergia permettendo di valutare i risultati nell’immediato partendo dalla prima regola dell’economia circolare “in natura tutto si crea e niente si distrugge” e tutto è possibile riciclare, per dare nuova vita ad elementi che possono portare un valore aggiunto e sostenibile nell’ambito economico, sociale, scientifico e ambientale – ha proseguito il presidente del Flag – pensiamo di comunicare e valutare i primi risultati a 3/4 mesi dallo start-up iniziale e proseguire con cadenza trimestrale.”

La seconda parte del progetto prevede la produzione innovativa con l’allevamento dei giovanili e subadulti di Oloturie presso gli impianti della P2G di Gaeta. Il modello di acquacoltura che si intende sperimentare risponde alle richieste di una produzione innovativa che potrebbe essere apprezzata nei mercati orientali, dove la risorsa viene importata, essiccata e consumata come prelibatezza gastronomica.

“È stato un lavoro di squadra, e un sentito ringraziamento va al direttore del Flag dottor Pasquale  Ranucci  che con la sua preziosa opera ha permesso il  felice e positivo approdo dell’iniziativa, che rappresenta il primo significativo evento che cerca di risolvere in parte il problema ambientale del Golfo di Gaeta, siamo fortemente fiduciosi nei risultati positivi che andremmo a sviluppare e diffondere. Con ciò vorremmo iniziare un percorso virtuoso e condiviso anche con altri e nuovi stakeholder che ci porti a fare un salto di qualità e passare dalla Blue Economy alla Blue Bio Economy”  ha concluso Macale.

In foto nell’articolo: l’olutoria di mare

(Il Faro on line)