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Svastiche sui muri, la risposta del Liceo Leonardo da Vinci di Maccarese: “No all’indifferenza”

"Sono una pietra d'inciampo" - La poesia scritta da Krishan Kant Bhati, uno studente della classe terza E

Fiumicino – “I recenti fatti accaduti a Fiumicino, quei simboli che sono apparsi nella notte e che evocano una delle pagine più buie della nostra storia, potrebbero far credere che il nostro territorio sia solo questo: svastiche e celtiche con cui si imbrattano i muri.

Anche se sono stati coperti rimangono ancora lì, sui nostri muri.

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Noi vogliamo ribadire che la nostra scuola dice ‘No all’indifferenza’, che qui la Memoria non è qualcosa di astratto, non è una giornata di commemorazione che inizia e termina con il suono della campanella. Da noi si organizzano incontri, conferenze, giornate di studio, viaggi della memoria. E si organizzano dal 16 ottobre al 25 aprile.

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Questo incontro e le letture che abbiamo condiviso è dedicato alle parole di chi quei simboli li ha vissuti sulla propria pelle, a chi è riuscito a tornare e ci ha fatto l’onore di venire a testimoniare la propria esperienza nella nostra scuola, come Sami Modiano, deportato a tredici anni dall’Isola delle Rose /Rodi); come Piero Terracina, di poco più grande di Sami; come le sorelle Bucci, Andra e Tatiana, scampate alla selezione di Mengele perché scambiate per gemelle.

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Ma questo momento è dedicato anche a chi non è potuto tornare, come Etty Hillesum, ebrea olandese morta ad Auschwitz nel novembre del 1943, che ha lasciato nel suo diario una testimonianza straordinaria.

E vogliamo ancora dedicare questo momento alla senatrice Liliana Segre, che invita noi studenti a sconfessare la menzogna, a diventare candele della Memoria” – comunicato a firma degli studenti e del personale docente e non del Liceo Leonardo da Vinci di Maccarese.

La poesia di KRISHAN KANT BHATI – (Classe terza E – Liceo L. da Vinci Maccarese)

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“Sono una pietra d’inciampo”

Sono una pietra d’inciampo.
Camminando per strada potresti vedermi,
sembro d’oro ma non lo sono;
resto preziosa,
per conservare un ricordo,
un grido, un lamento, un rumore,
un volto, un’immagine, una vita morta.
Sono un’onda del ricordo
Nel mare dell’oblio.
Sono la calma di un fruscio di vento
Che diffonde il profumo delle stagioni morte.
Sono la radice di un legno antico
Dove trova rifugio un canto di uccelli intenso.
Sono autunno, sono primavera, sono una notte quieta.
Sono la pietra che porta incisa una cicatrice.
Posso essere offuscata ma non dimenticata,
Sono un tesoro del futuro, una ferita del passato,
una traccia di quello che è successo,
per far sì che tutto ciò non accada più.
Se mi vedi per strada non calpestarmi
ma leggimi:
scoprirai chi sono stato,
dove ho abitato,
dove mi hanno mandato,
dove mi hanno costretto a morire senza riuscire a uccidermi.
Se mi vedi per strada,
pensa a chi sono stato
e a chi potrebbe esserlo di nuovo.
Se mi ignori
rischi di inciampare
negli errori del passato.

(Il Faro online)