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“Le piaghe di Ulisse” mangiano Monte Orlando? A Gaeta esplode il caso foto

Gli alberi di Monte Orlando sono diventati la "cena" preferita di un insetto che ne distrugge il fogliame. Scoppia il caos politico.

Gaeta – Nei giorni scorsi, il caso è praticamente esploso sul web: un allora poco noto insetto stava “mangiando” – velocemente e voracemente – gli alberi di Monte Orlando, destando, tra i cittadini tanto quanto nel mondo politico, molta preoccupazione per le sorti dell’area protetta.

L’inizio della vicenda

 Il 23 maggio scorso il Parco Riviera di Ulisse aveva diramato una nota in cui chiariva che a Monte Orlando sì, si stava registrando un’infestazione, ma che l’insetto in questione non era la processionaLymantria Disparria, come si era ipotizzato inizialmente. In quella stessa circostanza l’Ente Parco chiede un parere al Servizio fitosanitario della Regione per scongiurare ogni tipo di pericolosità.

La Regione non risponde, ma viene comunque accertata l’identità dell’insetto “protagonista” della storia: Lymantria Dispar, un lepidottero che, forse, anche a causa del prolungarsi del clima invernale fino a fine maggio, ha proliferato in diverse zone del sud pontino, Gaeta in particolare.

Così, dal Parco chiariscono: la Lymantria è un parassita noto per il suo apparato masticatore e la vegetazione mediterranea pare essere la sua “cena” preferita. Il suo proliferarsi è un fenomeno ciclico, che si ripete circa ogni 10 anni, ma, ad eccezione degli aspetti estetici – gli alberi, infatti, vengono quasi del tutto defogliati – non causano danni significativi alle piante del bosco.

 

Le reazioni della politica: è caos

Eppure, nonostante le rassicurazioni dell’Ente Parco, “le piaghe di Ulisse” – come erano state ironicamente chiamate sui social – hanno scatenato una reazione a catena del mondo politico, invocando Parlamento, Regione e Comune, finendo per creare allarmismo anche dove non c’era.

Il primo a intervenire sul caso è stato il parlamentare del M5s Raffaele Trano che, in un post social, scriRaffaele Tranove: “Prima che sia troppo tardi, abbiamo chiesto al Ministero dell’Ambiente di monitorare l’invasione dei “lepidotteri” nei Parchi del Lazio meridionale. Poiché la defogliazione delle alberature, sebbene sia un fenomeno naturale, può comportare ingenti danni all’ambiente, quando la proliferazione di tali larve avviene ripetutamente nel corso di diversi anni.”

E, ancora, sempre dal M5s, arriva la notizia che il portavoce in Consiglio regionale ha chiesto – con quasi 1 mese di ritardo rispetto al Parco – al servizio fitosanitario regionale se fosse a conoscenza del problema e, nel caso, quali fossero le azioni che intendeva mettere in campo per arginare il fenomeno.

Infine, sul caso interviene anche il consigliere di minoranza Gennaro Romanelli, che, in un post social, scrive: “A seguito di numerose segnalazione pervenutemi dalla popolazione, ho effettuato con il responsabile della Protezione civile di Gaeta, Aldo Baia, dei sopra62203623_2879776085581302_4813775989324644352_nlluoghi sul nostro territorio per accertare la veridicità e l’intensità del fenomeno in oggetto.

Le querce da sughero della Magliana (Confine Itri – Gaeta), i lecci di Monte Conca e quelli di Monte Orlando, risultano fortemente infestati dai lepidotteri in oggetto sotto forma di bruchi, i quali, con la loro intensa attività trofica stanno danneggiando tutte le parti verdi dei succitati alberi.

Ho richiesto pertanto alla Regione, ai Parchi e ai Comuni interessati un parere sull’infestazione e se l’attività trofica dei lepidotteri possa causare danni irreparabili alle piante, altresì di comunicare le eventuali misure che si intendono adottare o eventuali rassicurazioni.”

 

No alla psicosi: l’intervento del Parco Riviera di Ulisse

Per evitare il dilagarsi di una psicosi sempre più crescente, sul tema, per la seconda volta, è quindi intervenuto il Parco Riviera di Ulisse che, con buona pace di tutti ha definitivamente – si spera – chiarito: “Questo tipo di infestazioni sono cicliche (circa decennali) nei territori mediterranei. Circa dieci anni addietro lo stesso fenomeno interessò i boschi di Pico, Itri e Campodimele. Tra le concause ipotizziamo un ritardo, causato dal protrarsi del freddo invernale, delle migrazioni degli uccelli che, inevitabilmente, sarebbero un naturale “controllore” della popolazione di tali lepidotteri.

I prodotti chimici che potrebbero utilizzarsi per sopprimere l’infestazione non sono ammessi in un’area naturale protetta dove provocherebbero un danno ben maggiore di quello in corso. Quale rimedio biologico e naturale esiste il cosiddetto Bacillus Thuringiensis. Anche quest’ultimo tuttavia sterminerebbe molti altri tipi di larve (anche, ad esempio, quelle delle variopinte farfalle che popolano Monte Orlando). A riguardo è anche molto importante precisare che gli alberi attaccati, pur subendo uno stress biologico, non sono assolutamente morti e nei prossimi mesi recupereranno il loro fogliame.

Tra circa un mese le larve sfarfalleranno e l’infestazione potrà dirsi cessata. Al momento non resta che attendere il decorso naturale degli eventi.

(Il Faro on line)