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Autorità di Bacino: “Il Tevere diventi un parco nazionale”

Erasmo D'Angelis: "Questo fiume ha tutte le carte in regola, è un'infrastruttura ecologica"

Roma – “Il Tevere ha tutte le carte in regola per candidarsi a essere il 26esimo parco nazionale italiano. La nascita di ognuno dei nostri 25 parchi nazionali è stata una sfida, noi lanciamo la sfida Tevere”.  Così Erasmo D’Angelis, segretario generale del’Autorità di bacino dell’appennino centrale, intervenendo al convegno ‘Tevere nostrum’, oggi a Roma.

“E’ arrivato il tempo – aggiunge D’Angelis – di recuperare condizioni di rischio e di degrado con opere strutturali e manutenzioni e abbiamo ormai un quadro chiaro di azioni che richiedono coesione istituzionale e partecipazione nei contratti di fiume”. “Proteggere il fiume – osserva ancora D’Angelis – non significa farne un museo ma riportarlo al centro dell’attenzione pubblica, valorizzarlo come via d’acqua e infrastruttura ecologica dell’Italia centrale, come merita il nostro più antico antico monumento fatto di storia e natura”.

“C’è l’urgenza di una svolta – rileva D’Angelis – per la valorizzazione e la fruizione e sul piano della sicurezza idraulica, rafforzando le difese dalle alluvioni, necessarie e urgenti al tempo dei cambiamenti climatici. Oggi ricucire e connettere le sue 18 aree già protette da parchi fluviali e oasi regionali significa non solo proteggere le sue acque ma anche il territorio dalla sorgente alla foce”.

Il Tevere attraversa 56 territori comunali, da Verghereto alla sorgente fino alla foce di Ostia nella Capitale. Scorre in quattro Regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Con 405 km di percorso è il terzo fiume italiano per lunghezza, ma diventa secondo dopo il Po per bacino idrografico (17.375 km quadrati); e arriva primo tra i fiumi dell’Appennino per lunghezza e portata. E’ l’unico corso d’acqua italiano ad avere una Capitaneria di Porto, a Fiumicino. Lungo l’asse fluviale si contano 60 km di aree edificate.

Da un’analisi, effettuata dall’economista Mauro Grassi, sul parco nazionale del Tevere viene messo in evidenza che “si svilupperebbe su 80 mila ettari di territorio” e che “sarebbe il sesto parco nazionale per dimensione, e avrebbe un costo di gestione intorno a 3,2 milioni. Il valore di ritorno sarebbe invece di 21,4 milioni, con un surplus di 18,2 milioni”.

Il progetto

Il Tevere torna al centro dell’attenzione con una giornata di convegno di oggi, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, organizzata dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale con il Dipartimento nazionale di Protezione Civile e Ispra, alla presenza di esperti e tecnici delle Regioni e rappresentanti di associazioni ecologiste, sportive e ricreative.

Al centro degli interventi, non solo le opere strutturali e non strutturali necessarie per la difesa dalle piene, gestione della risorsa idrica, controlli della qualità, ma il lancio della proposta di far nascere intorno al Tevere il 26esimo Parco nazionale italiano, annunciata da Erasmo D’Angelis, Segretario Generale dell’Autorità.

Per Angelo Borrelli, Capo Dipartimento Protezione Civile, quello di oggi “è un ulteriore passo in avanti rispetto al concetto di sicurezza e vivibilità del Tevere. Ma bisogna lavorare senza sosta e vincere tutte le resistenze che si possono incontrare. Serve una normativa che ci consenta di mettere in sicurezza i nostri fiumi e i nostri territori”, sottolineal capo della Protezione Civile segnalando i possibili danni che deriverebbero da una piena analoga ad altre già registrate nella storia. L’Autorità di Distretto con fondi del Ministero dell’Ambiente pari a 10 milioni di euro ha già avviato le procedure di gara, gestite da Invitalia, per ripristinare i primi 100 km di canali urbani.

Dai Ministeri 12 milioni per la difesa del fiume

Il ministero delle Infrastrutture ha attribuito all’Autorità di bacino distrettuale dell’appennino centrale 2,4 milioni di euro per avviare il primo progetto con ‘dibattito pubblico’ per la difesa dell’orvietano e di Roma dalle piene che partono dall’ingrossamento del fiume paglia e di altri affluenti.

Questo quanto emerge dal convegno “Tevere nostrum”, oggi a Roma, in cui si è fatto presente anche che dal ministero dell’Ambiente arrivano 10 milioni messi a gara dall’Autorità per le manutenzioni sulla rete idraulica del Tevere, scomparso per vent’anni di sversamento di rifiuti e crescita della vegetazione infestante. Per esempio – viene spiegato – che “riparare i danni di una alluvione di Roma” come quella con “la piena del 1937 costerebbe 28 miliardi di euro” mentre “prevenirla, con 48 opere, un solo miliardo”.

(Il Faro online)