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Impianti di acquacoltura a Formia, il Consiglio comunale: “Stanchi della servitù ambientale”

Approvata all'unanimità una delibera con cui il Comune di Formia chiederà alla Regione di non rinnovare le concessioni per gli impianti.

Formia – Il focus dell’ultimo consiglio comunale di Formia è stato sugli impianti di acquacoltura e sulla loro necessaria e improcrastinabile delocalizzazione offshore.

E se si è fatta notare, in aula, l’assenza dell’assessore regionale di competenza – Enrica Onorati -, a metterci la faccia, di fronte a un’assise quanto mai compatta sul tema, è stato il consigliere regionale Salvatore La Penna.

L’obiettivo dell’incontro? Non solo approvare la delibera in merito al futuro di Formia e degli impianti, ma anche, e soprattutto, pungolare la Regione al fine di avere una risposta chiara rispetto a quella che sarà la decisione dell’Ente in merito anche al rinnovo delle concessioni – in scadenza nel 2020.

Ed è così che, quando la lettera dell’assessore Onorati in primis, e poi il consigliere stesso, hanno ribadito la volontà di voler sì, intraprendere un percorso comune in tal senso, ma non prima che siano resi noti i risultati di un nuovo studio della durata di ben 26 mesi –  di cui il Comune non era stato messo a parte -, tra i banchi – sia della maggioranza che dell’opposizione – è esploso il caos.

Marciano: “Storia di una servitù ambientale”

Uno degli interventi più significativi è stato quello del consigliere di minoranza del Pd Claudio Marciano che ha voluto tracciare i punti salienti di quella che lui stesso ha definito una storia di “servitù ambientale che Formia paga non solo al Golfo, ma alla nazione.”

Gli impianti – ha, infatti, sottolineato Marciano – non nascono a Vindicio, ma ci arrivano nel 2008. Un tempo erano collocati di fronte al porto commerciale di Gaeta. Vennero spostati per permettere, proprio al suddetto porto, di ampliarsi.

Quella di Vindicio doveva essere una soluzione provvisoria, che avrebbe poi portato alla delocalizzazione offshore entro 2 anni. Comune di Formia e Regione firmano, quindi, un protocollo d’intesa, in cui, tra l’altro, si legge che gli impianti resteranno della stessa grandezza che avevano avuto fino ad allora – 500mila metri.-

Succede, che, nel frattempo, le varie amministrazioni cadono e, quando lo spostamento avviene, nessuno rispetta più quel protocollo, tant’è che gli impianti vengono spostati in maniera stabile a Vindicio e raddoppiano la loro grandezza!

Da allora, nonostante nel 2010, la Regione stessa definisca il Golfo di Gaeta “area sensibile”, nulla è più cambiato. Ma, ora, la questione non si può più annacquare. Nel 2020, infatti, le concessioni scadono e – prosegue Marciano – l’idea di futuro che abbiamo tutti per Formia dipende dal fatto che gli impianti se ne vadano. Non solo per l’impatto ambientale, ma anche e soprattutto per l’impatto economico che la loro presenza ha avuto sulla città.”

Tutti per uno, uno per tutti

Per una volta, in aula, non conta, quindi, il colore politico: sono tutti d’accordo. 26 mesi sono troppi e Formia non può più aspettare, come non possono aspettare le politiche comprensoriali. Impianti di acquacoltura a Formia, il Consiglio comunale: “Stanchi della servitù ambientale”

Il consigliere di minoranza Nicola Riccardelli ha, infatti, sottolineato come, perché la voce del Golfo sia ascoltata, bisogna che anche Minturno e Gaeta facciano la loro parte.

Un po’ come per i tre moschettieri: “Tutti per uno, uno per tutti.” Altrimenti, continuare a parlare di Città del Golfo, non avrebbe più senso.

E, ancora, ha evidenziato Riccardelli, come sia essenziale portare la questione anche all’interno dei propri partiti, invocando, se necessario, anche una riunione regionale straordinaria.

 

La diffida

Ed è così che, nonostante il consigliere regionale abbia invitato tutti i presenti a “non collegare i tempi del nuovo studio con la scadenza delle concessioni” e nonostante le sue rassicurazioni circa la volontà e la sensibilità della Regione a risolvere il problema, alla fine, la delibera è stata votata all’unanimità.

Anzi, proprio in virtù dei tempi previsti per lo studio, l’assise formiana ha voluto impegnare il sindaco e la giunta a formalizzare una diffida alla Regione, nel caso in cui l’Ente proceda a rinnovare le concessioni.

Perché, come ha sottolineato il sindaco Paola Villa: “Queste servitù devono interrompersi.”

(Il Faro on line)