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Maestre sospese a Fiumicino, parlano i genitori del bambino vittima dei maltrattamenti

In una lettera a ilfaroonline.it descritte le sofferenze del bambino. "Ma non parlate di plesso degli orrori. Chi ha sbagliato pagherà, ma ci sono persone per bene in quella scuola"

Fiumicino – Hanno deciso di parlare in esclusiva al faroonline.it, di far uscire fuori tutto il dolore covato per mesi, nascosto anche durante le indagini, nel momento in cui alcune cose accadevano e il proprio bambino ne era vittima, ma doveva restare in classe per permettere alle indagini di essere svolte. Una fatica, un peso enorme sull’anima, fino all’epilogo: l’intervento della magistratura dopo gli approfondimento della polizia.

Hanno deciso di parlare scrivendo in esclusiva al faroonline.it, il primo quotidiano ad aver anticipato la notizia (leggi qui), soprattutto un quotidiano da sempre attento alle dinamiche che avvengono dentro le scuole, spesso evidenziando come il fenomeno del burnout faccia diventare vittime sia gli alunni sia le maestre.

Hanno scelto la formula della lettera, non dell’intervista, pesando parola per parola.

“Come è stato reso noto da un comunicato ufficiale emanato dalla Questura di Roma (leggi qui) – scrivono Monica Petrarca e Alessio Territo – questa mattina, in qualità di genitori del bambino che come scritto hanno dato inizio all’indagine. vogliamo fare un comunicato pubblico che chiarisca ogni dubbio, incertezze, travisazioni e quant’altro verrà detto di sbagliato.

Cosa accadeva in classe

“Dopo aver notato un cambiamento totale nel comportamento del nostro figliolo, che ci ha portato a voler capire cosa stesse succedendo, e dopo l’ennesima ed accentuata manifestazione del bambino che un giorno ha improvvisamente pronunciato (testuali parole) ”Ho paura di andare a scuola”, abbiamo deciso di
individuarne le cause iniziando a registrare tali manifestazioni di paura durante le conversazioni, nel tentativo di farci spiegare i motivi, pur ritenendoli almeno inizialmente meri capricci.

La persistenza di manifestazioni di forte disagio da parte del bambino, che avevano ormai una cadenza continua, ci ha preoccupato; specialmente nel rifiuto categorico, accompagnato con pianto isterico, durante le quali nostro figlio ha dimostrato una chiara chiusura su qualsivoglia sollecitazione riguardante l’argomento scuola.

Durante uno di questi sfoghi da parte del bambino, in una conversazione in ambito familiare con la mamma, ci ha detto di avere paura di essere ucciso dalla maestra; la mamma ha chiesto cosa intendesse e significasse avere paura di essere ucciso dalla maestra, e Lui ci disse “è la verità, ho paura di essere ucciso”.

Toni durissimi in questa lettera, che evidenziano sia il disagio del bambino sia quanta preoccupazione possa aver ingenerato del papà e nella mamma. Che hanno deciso di farsi “assistere” in questo delicato percorso.

Le visite psicologiche

“Dopo aver analizzato dettagliatamente tutti i fatti accaduti – prosegue la lettera inviata in esclusiva a ilfaroonline.it – considerato che il bambino si mostrava sempre
più impaurito ogni qualvolta si parlava della scuola, decidevamo, per un parere tecnico che potesse indirizzarci al meglio, di contattare una psichiatra infantile che collabora presso un’Associazione e uno Psicoterapeuta esperto in Psicologia Forense che dopo aver analizzato e ascoltato il bambino, concordavano sul fatto di dover sottoporre nostro figlio ad un preciso percorso psicologico in grado di salvaguardare la salute mentale del piccolo per “fobia scolare” causata in ambito scolastico.

Noi in qualità di genitori, garanti dei diritti dei propri figli, in questo spiacevole e orrendo caso per il nostro figliolo, per evitare che traumi subiti rimangono tali proprio se restano sotto pelle, pronti ad emergere sotto forma di disturbo psicologico quando le condizioni saranno propizie, ci siamo attivati, con lo scopo di
acquisire eventuali elementi utili per la comprensione dei fatti e nel fondamentale dovere di accorgerci quanto prima di cosa stesse succedendo per intervenire, sia mettendo al sicuro il bambino, sia sostenendolo psicologicamente in un percorso che gli permetta di ricostruire ciò che è stato distrutto: la stima di sé, l’immagine
di se stesso come di una persona che ha il diritto di ricevere amore e considerazione. Dopo questo percorso, siamo arrivati alla conclusione di dove denunciare l’accaduto, per il bene di nostro figliolo e dei bambini frequentanti la stessa classe.

La denuncia

Così – prosegue la missiva inviata a ilfaroonline.it –  ci siamo rivolti alla IV Sezione della Squadra Mobile di Roma, dopo averci ascoltato e preso tutto il
materiale in nostro possesso, ha iniziato una delicata attività investigativa su questo caso orrendo.

“Ci dissociamo da chi grida al mostro”

Teniamo a precisare che le due maestre colpite dall’ordinanza di applicazione della “Misura Interdittiva”, non sono tutte le maestre del complesso Isola dei Tesori di Fiumicino e che lo stesso non è il complesso degli orrori come già si sta scrivendo sui social e ci dissociamo da ogni atto o forma diffamatorio nei confronti del plesso e nei confronti del personale scolastico che vi lavora, persone che conosciamo da anni e che prestano il loro servizio con amore e dedizione verso i bambini a partire dalla responsabile del plesso.

Fiduciosi e Speranzosi nella Magistratura italiana e soprattutto rinnovando la stima e i ringraziamenti a tutta la IV Sezione della Squadra Mobile di Roma ricordo che ci sarà un processo e chi sarà colpevole pagherà”.

Firmato: Monica Petrarca, Alessio Territo”

 

Per  dovere di cronaca, dando la totale solidarietà alla famiglia coinvolta, dobbiamo ricordare che un’accusa non è una condanna, che le prove si formano in Tribunale, e che la maestre coinvolte hanno diritto ad un sereno giudizio e un’assistenza legale.  Così come, in sintonia con la lettera, dobbiamo ricordare come la scuola in sé non possa essere giudicata un covo di mostri, ma anzi che nel plesso ci siano tante buone professionalità che svolgono con passione e dedizione quotidianamente il proprio lavoro. Chi ha sbagliato, pagherà, nelle sedi e nei modi opportuni.

(Il Faro on line)