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Papa Francesco: “Gesù non vuole cristiani da copertina ma testimoni di vita” fotogallery

Nella basilica vaticana la Santa Messa nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo alla presenza della delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Il Pontefice: "Gesù non vuole reporter dello spirito, tanto meno cristiani da copertina. Egli cerca testimoni"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano - Gli apostoli "hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi: non è una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili. Qual è stato il segreto che li ha fatti andare avanti nelle debolezze? Il perdono del Signore".

In una basilica vaticana addobbata a festa, Papa Francesco presiede la messa solenne nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma.

Il Pontefice benedice i Palli, custoditi sotto il baldacchino del Bernini, sopra la tomba dell'Apostolo, destinati agli Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno. Il Pallio, ovvero la fascia di lana che indossano gli Arcivescovi attorno al collo durante le celebrazioni eucaristiche, verrà poi imposto a ciascun presule dal Rappresentante Pontificio nella rispettiva diocesi.

san pietro vaticanoCome di consueto, è presente una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata da Sua Beatitudine Bartolomeo e guidata da Sua Eminenza Job, Arcivescovo di Telmessos, Rappresentante del Patriarcato ecumenico presso il Consiglio Ecumenico delle Chiese e Copresidente della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. L’Arcivescovo Job è accompagnato da Sua Grazia Maximos, Vescovo di Melitini, e dal reverendo Bodphorios Mangafas, Diacono Patriarcale.

Migliaia di fedeli riempiono la basilica; la statua di San Pietro è rivestita con le insegne pontificie: sulla testa il triregno; sulla mano destra, alzata in segno di benedizione, l'anello piscatorio. Nella sua omelia, il Pontefice definisce i patroni di Roma come testimoni di vita, testimoni di perdono e testimoni di Gesù.

Testimoni di vita

Pietro e Paolo, fa notare il Papa, sono stati testimoni di vita nonostante le loro esistenze "non sono state pulite e lineari". Entrambi "furono messi a nudo dalle domande di Gesù; Pietro rimase addolorato, Paolo accecato. Gesù li chiamò per nome e cambiò la loro vita. E dopo tutte queste avventure si fidò di loro, di due peccatori pentiti".

Ma perché "il Signore non ci ha dato due testimoni integerrimi, dalla fedina pulita, dalla vita immacolata?". Dietro questa scelta, spiega il Santo Padre, c'è un insegnamento: "il punto di partenza della vita cristiana non è l’essere degni; con quelli che si credevano bravi il Signore ha potuto fare ben poco. Quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine".

Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura, non è per questo che ci ama. Egli ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a sé stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore. Pietro e Paolo sono stati così, trasparenti davanti a Dio.

Nel corso della loro vita, Pietro e Paolo "hanno mantenuto questa umiltà, fino alla fine. Hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi: non è una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili".

Testimoni di perdono

"Qual è stato il segreto che li ha fatti andare avanti nelle debolezze?", si domanda il Pontefice? "Il perdono del Signore", la risposta. Nelle loro cadute, fa notare il Santo Padre, "hanno scoperto la potenza della misericordia del Signore, che li ha rigenerati".

"Umanamente avevano fallito sottolinea il Papa -. Ma hanno incontrato un amore più grande dei loro fallimenti, un perdono così forte da guarire anche i loro sensi di colpa. Solo quando sperimentiamo il perdono di Dio rinasciamo davvero. Da lì si riparte, dal perdono; lì ritroviamo noi stessi".

Testimoni di Cristo

Pietro e Paolo, prosegue il Papa, "sono soprattutto testimoni di Gesù". Per Pietro, "più che un personaggio della storia, Gesù è la persona della vita: è il nuovo, non il già visto; la novità del futuro, non un ricordo del passato".

In altre parole, "testimone non è chi conosce la storia di Gesù, ma chi vive una storia di amore con Gesù. Perché il testimone, in fondo, questo solo annuncia: che Gesù è vivo ed è il segreto della vita".

Ma la testimonianza, ammonisce Francesco, "nasce dall’incontro con Gesù vivo. Anche al centro della vita di Paolo troviamo la stessa parola che trabocca dal cuore di Pietro: Cristo. Paolo ripete questo nome in continuazione, quasi quattrocento volte nelle sue lettere! Per Lui Cristo non è solo il modello, l’esempio, il punto di riferimento: è la vita".

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Testimoni di Gesù oggi

Il Papa, invita quindi i fedeli a riflettere: "Io rinnovo ogni giorno l’incontro con Gesù? Magari siamo dei curiosi di Gesù, ci interessiamo di cose di Chiesa o di notizie religiose. Apriamo siti e giornali e parliamo di cose sacre. Ma così si resta al che cosa dice la gente, ai sondaggi, al passato. A Gesù interessa poco. Egli non vuole reporter dello spirito, tanto meno cristiani da copertina. Egli cerca testimoni, che ogni giorno Gli dicono: 'Signore, tu sei la mia vita'".

Solo dopo aver incontrato Gesù, aggiunge il Papa. dopo aver "sperimentato il suo perdono, gli Apostoli hanno testimoniato una vita nuova: non si sono più risparmiati, hanno donato sé stessi. Non si sono accontentati di mezze misure, ma hanno assunto l’unica misura possibile per chi segue Gesù: quella di un amore senza misura".

Chiediamo la grazia di non essere cristiani tiepidi, che vivono di mezze misure, che lasciano raffreddare l’amore. Ritroviamo nel rapporto quotidiano con Gesù e nella forza del suo perdono le nostre radici. Gesù, come a Pietro, chiede anche a te: “Chi sono io per te?”; “mi ami tu?”. Lasciamo che queste parole ci entrino dentro e accendano il desiderio di non accontentarci del minimo, ma di puntare al massimo, per essere anche noi testimoni viventi di Gesù.

Infine, un monito per gli Arcivescovi Metropoliti nominati durante l'anno e che con il Pontefice concelebrano la messa: "Il pallio ricorda la pecorella che il Pastore è chiamato a portare sulle spalle: è segno che i Pastori non vivono per sé stessi, ma per le pecore; è segno che, per possederla, la vita bisogna perderla, donarla".

"La vostra presenza ci ricorda che non possiamo risparmiarci nemmeno nel cammino verso l’unità piena tra i credenti, nella comunione a tutti i livelli. Perché insieme, riconciliati da Dio e perdonatici a vicenda, siamo chiamati a essere testimoni di Gesù con la nostra vita", conclude il Papa rivolgendosi ai fratelli ortodossi.

Al termine della celebrazione, Papa Francesco scende sotto l'Altare della Confessione insieme all'arcivescovo ortodosso Job, della delegazione inviata dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, per sostare alcuni istanti in preghiera davanti alla tomba di San Pietro. I due, prima di uscire dalla Basilica, si sono anche fermati davanti alla statua di San Pietro, baciandone il piede. Poi l'abbraccio davanti all'immagine dell'apostolo. Quindi, la preghiera dell'Angelus (leggi qui).

(Il Faro online)