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Nuovi guai per Antonio Ciontoli: è indagato per minaccia aggravata

Nel 2014 avrebbe tagliato la strada e puntato la pistola contro un'automobilista

Ladispoli – Nuovi guai legali per Antonio Ciontoli. L’uomo che ha confessato di aver sparato a Marco Vannini (leggi qui), è ora indagato per minaccia aggravata.

Ciontoli è stato ascoltato dai magistrati nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia poiché, secondo quanto raccontato da un 60enne alla trasmissione Quarto Grado, il sottoufficiale della Marina Militare gli avrebbe tagliato la strada puntandogli contro una pistola.

L’episodio risalirebbe al 2014. A seguito della rivelazione dell’uomo, il Tribunale ha deciso di indagare sulla vicenda, per verificare la veridicità dei fatti e le nuove accuse a carico di Ciontoli.

Si trovava a bordo della sua auto alla Statale Aurelia, all’altezza di Castel di Guido, quando rallentò. Un automobilista dietro di lui, secondo quanto raccontato durante la trasmissione, infastidito da questo rallentamento aveva dapprima iniziato a suonare il clacson e successivamente si era avvicinato all’auto, affiancandola.

Una volta abbassato il finestrino, l’uomo avrebbe puntato una pistola in faccia all’automobilista. Quell’uomo sarebbe proprio Antonio Ciontoli, imputato, insieme al resto della sua famiglia per la morte di Marco Vannini.

Sulla vicenda intervengono anche i legali di Antonio Ciontoli, affermando: “Il nostro assistito è stato sentito quale indagato nel procedimento penale per minaccia aggravata avente la sua genesi nelle dichiarazioni rese dalla presunta p.o. davanti alle telecamere di una nota trasmissione televisiva in data 19/1/2018, per fatti che sarebbero accaduti nel maggio 2014 e, quindi, a distanza di ben 4 anni da quelli in cui sono stati ‘rivelati’“.

“Posto questo occorre rappresentare per dovere di cronaca che Ciontoli, oltre a negare recisamente l’addebito, ha prodotto copia della denuncia-querela tempestivamente presentata contro l’allora ignoto accusatore alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, a dimostrazione di come, sin dall’immediatezza delle propalazioni accusatorie, egli abbia chiesto all’Autorità Giudiziaria di procedere nei confronti dello stesso per diffamazione e/o per ogni qualsivoglia reato ritenuto sussistente”.

“Conseguentemente, a prescindere dal legittimo operato dell’Autorità preposta si è costretti ancora una volta a prendere atto di come i riflessi mediatici di questa vicenda siano stati causa dell’insorgere di procedimenti giudiziari per fatti che, invece di essere rappresentati nelle sedi opportune e a tempo debito, vengono rivelati dinnanzi a telecamere accese e a distanza di svariati anni dal loro accadimento, con buona pace dei più elementari principi di diritto”.

“Inoltre, sorprende questi difensori che la Procura stia usando doppi pesi e doppie misure, avendo dato impulso ad una denuncia palesemente infondata, mentre non ha esitato a chiedere l’archiviazione delle numerose, documentate denunce sporte dal nostro assistito nei confronti dei noti ‘leoni della tastiera’ – denunce delle quali non si è avuta alcuna notizia per il doveroso massimo rispetto e riserbo da noi sempre praticato, ma non altrettanto rispettato nei nostri confronti“, conclude il legale.

(Il Faro online)