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Ostia, troppi tumori tra i vigili urbani: caserma a posto come radiazioni ed elettrosmog

Si infittisce il mistero sulla notevole incidenza di neoplasie tra i vigili urbani in servizio presso la caserma di via Capo delle Armi. Gli esami su radiazioni ed elettrosmog

Ostia – Trenta casi di malati oncologici su un organico di 240 vigili urbani. Eppure le misurazioni di radiazioni e di inquinamento elettrico hanno dato esito negativo: tutto è nella norma. Almeno sotto quell’aspetto. In ogni caso il Dipartimento Sicurezza luoghi di lavoro Spresal della Asl Roma 3 ha presentato un rapporto alla Procura della Repubblica.

Si infittisce il giallo dell’incidenza di tumori tra gli agenti della Polizia locale gruppo Roma X Mare in servizio presso la caserma “Stefano Calcioli” di via Capo delle Armi. La vicenda preoccupa le organizzazioni sindacali dei vigili urbani, la Cisl su tutte, ma anche il comandante del Corpo, Antonio Di Maggio che, peraltro, di questo gruppo è stato anche comandante. Ed è dalla fitta corrispondenza tra Cisl, Di Maggio e assessorato capitolino al Patrimonio che emergono carte che sembrano scagionare, al meno per il momento, il sospetto di inquinamento radioattivo o elettromagnetico all’origine del drammatico fenomeno.

Ad avviare una sorta di censimento del dolore sono stati Raffaele Paciocca RSU Cisl FP e Andrea Venanzoni Dirigente Cisl FP. A partire dal 2017 hanno accertato 30 casi di patologie oncologiche su circa 240 agenti in servizio nella caserma di via Capo delle Armi. Solo in quell’anno si sono registrati presso il X Mare sette nuovi casi di tumore. In assenza di un registro dei tumori, si tratta di una valutazione empirica comunque estremamente allarmante.

E’ il comandante Di Maggio a comunicare ai rappresentanti della Cisl che “il 24 gennaio 2018, l’ARPA Lazio effettuava il sopralluogo richiesto, alla presenza anche di personale del Corpo, dal quale emergeva un quadro conforme ai parametri di legge, in particolare le misurazioni delle onde elettromagnetiche risultarono entro i limiti previsti dall’art. 3 comma 1 del DPCM dell’8 luglio 2003“.

Stesso esito riguardo alle misurazioni di eventuali radiazioni. “In data 17 settembre 2018 – comunica Di Maggio – il laboratorio di Radioprotezione ENEA IRP-FUAC, in collaborazione con il servizio di Prevenzione e Protezione del CR ENEA Frascati, ha espletato il sopralluogo dal quale non sono emerse anomalie radiometriche“.

Cosa c’è, allora, alla base della diffusione di patologie tumorali tra il personale del gruppo Roma X Mare di Polizia locale? Sotto esame c’è la discarica sulla quale è sorto l’edificio della caserma. Il 17 marzo 2003, un anno prima della costruzione della struttura, la Asl Roma D, Servizio di Igiene e Sanità pubblica, al termine di più sopralluoghi certificava che l’area tra via Capo d’Armi, via Capo d’Argentera e via Capo Sperone “è disseminata di rifiuti di ogni tipo sparsi dappertutto e accatastati in cumuli a ridosso dei manufatti interni (ex complesso occupato Federimmobiliare n.d.r.) e della rete di protezione all’esterno, con scoli o pozze di acqua meleodorante“. I tecnici dichiaravano pure che “la situazione rappresenta un rischio per la salute pubblica oltre ad una condizione di grave degrado ambientale“.

Può essere, dunque, che l’effetto venefico di quei rifiuti si manifesti ancora oggi a distanza di sedici anni? “Sì” è l’ipotesi della Cisl che ha inviato il materiale raccolto al Servizio di prevenzione sui luoghi di lavoro Spresal Asl Roma 3. Dal dipartimento sanitario il 12 luglio scorso è stato comunicato che tutto il fascicolo è stato inviato alla Procura della Repubblica.

IL PARERE DELLA CISL

Riteniamo di fondamentale importanza l’esposto presentato dal segretario generale della CISL Funzione Pubblica Giancarlo Cosentino, per il tramite dello Spresal, alla Procura della Repubblica – dichiarano Raffaele Paciocca RSU Cisl FP e Andrea Venanzoni Dirigente Cisl FP – l’esposto corredato da ampia documentazione attestante le potenziali criticità di quella sede, non ultima la mancanza di verifiche di salubrità di plesso e terreno e della relativa idoneità, in termini igienico-sanitari, a ospitare uffici pubblici. Passo inevitabile di una battaglia per la sicurezza dei lavoratori e per la legalità che portiamo avanti dall’ormai lontano 2014, già passata per quelle aule di Piazzale Clodio cui ora torna la parola”.

LE DICHIARAZIONI DI MONICA PICCA

Apprendiamo dell’apertura di una indagine penale sulla salubrità del comando della Polizia Locale X Mare a seguito della presentazione di un esposto da parte di una sigla sindacale e per il tramite della ASL servizio Spresal – commenta Monica Picca, capogruppo della Lega in X Municipio – Speriamo che almeno l’opera della magistratura penale possa fare luce su una vicenda gravissima e che va ormai avanti, nel generale silenzio della amministrazione, da troppo tempo. Dichiariamo il nostro sconcerto perché nonostante tutti gli impegni presi dalla attuale maggioranza, da ultimo nel consiglio municipale straordinario tenutosi il 28 febbraio, dobbiamo assistere a una tendenziale inerzia o a una elefantiaca lentezza, negli accertamenti, nelle soluzioni alternative di allocazione e di trasferimento che pure sono rese irrinunciabili dalla legge: dobbiamo altresì assistere alla surroga della azione amministrativa fatta dalle parti sociali, mentre da anni viene denunciata una situazione intollerabile portata ormai in tutte le sedi competenti e istituzionali. Oltre ad esprimere la nostra più forte e convinta solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del gruppo di polizia locale, chiediamo alla maggioranza, capitolina e municipale, e agli uffici di attivarsi al fine di trovare sul serio e in maniera effettiva una soluzione alternativa a quel plesso, di assistere i lavoratori colpiti dalle patologie oncologiche e di verificare se la problematica, salvi gli accertamenti che la Procura vorrà disporre, potrebbe riguardare anche l’area esterna immediatamente a ridosso del Comando, essendo la stessa densamente popolata”.