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Il Papa: “La vera ricchezza del credente è la relazione d’amore con il Risorto”

Monito del Pontefice alle comunità locali: "Basta parrocchie dove si pensa che sono più importanti i soldi che i sacramenti! Per favore! Chiesa povera"

Città del Vaticano - Gli apostoli "ci insegnano a non confidare nei mezzi, che pure sono utili, ma nella vera ricchezza che è la relazione con il Risorto. Siamo infatti – come direbbe san Paolo – 'poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto'. Il nostro tutto è il Vangelo, che manifesta la potenza del nome di Gesù che compie prodigi".

Papa Francesco, dopo la pausa estiva di luglio, riprende le Udienze Generali del mercoledì, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate al libro degli Atti degli Apostoli, sottolineando come nel testo biblico "la predicazione del Vangelo non si affida solo alle parole, ma anche ad azioni concrete che testimoniano la verità dell’annuncio".

Il Pontefice, alle migliaia di persone che affollano l'Aula Paolo VI, parla dei miracoli compiuti dagli apostoli, spiegando la dinamica di questi "prodigi": "gli apostoli intercedono e Cristo opera, agendo 'insieme con loro' e confermando la Parola con i segni che l’accompagnano".

Il Santo Padre ricorda la guarigione del paralitico operata da Pietro e Giovanni. Lo storpio è alla porta del tempi a chiedere l'elemosina. Pietro gli dice: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!".

Gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore: sono relazioni di Dio con noi; attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore.

Francesco fa notare come "il Tempio, oltre ad essere il centro religioso, era anche un luogo di scambi economici e finanziari: contro questa riduzione si erano scagliati più volte i profeti e anche Gesù stesso".

E a braccio lancia un monito alle comunità cristiane: "Ma quante volte io penso a questo quando vedo qualche parrocchia dove si pensa che sono più importanti i soldi che i sacramenti! Per favore! Chiesa povera: chiediamo al Signore questo. Quel mendicante, incontrando gli Apostoli, non trova denaro ma trova il Nome che salva l’uomo: Gesù Cristo il Nazareno".

E qui appare il ritratto della Chiesa, che vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere. Appare il volto di 'una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti', che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare – non per condannare.

Gesù, aggiunge il Papa, "sempre tende la mano, sempre cerca di sollevare, di fare in modo che la gente guarisca, che sia felice, che incontri Dio. Si tratta dell’'arte dell’accompagnamento' che si caratterizza per la delicatezza con cui ci si accosta alla 'terra sacra dell’altro', dando al cammino 'il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana'".

E conclude: "E noi – ognuno di noi –, che cosa possediamo? Qual è la nostra ricchezza, qual è il nostro tesoro? Con che cosa possiamo rendere ricchi gli altri? Chiediamo al Padre il dono di una memoria grata nel ricordare i benefici del suo amore nella nostra vita, per dare a tutti la testimonianza della lode e della riconoscenza. Non dimentichiamo: la mano tesa sempre per aiutare l’altro ad alzarsi; è la mano di Gesù che tramite la nostra mano aiuta gli altri ad alzarsi".

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media