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Scuola: un ragazzo su sei abbandona, lo dice la Corte dei Conti

L’Italia si conferma terz’ultima per il numero di alunni che lascia la scuola prima dei 16 anni: tra le motivazioni la povertà e la didattica rigida

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Scuola – L’Italia si conferma terz’ultima per il numero di alunni che lascia la scuola prima dei 16 anni: tra le motivazioni la povertà e la didattica rigida.

L’arretratezza culturale e strutturale influisce direttamente sul livello scolastico. Il fatto che povertà e competenze scolastiche acquisite siano due fattori direttamente proporzionali, ora lo dice anche la Corte dei Conti, attraverso la relazione su “La lotta alla dispersione scolastica: risorse e azioni intraprese per contrastare il fenomeno”, pubblicata con deliberazione n. 14/2019/G.

Nella presentazione del rapporto si dice che l’abbandono precoce della scuola si deve ad una serie di fattori, tra cui vi è anche “la povertà di molte zone d’Italia, in particolare i quartieri delle città metropolitane e i luoghi a forte rischio migratorio”.

È soprattutto in questi contesti che bisogna attuare la “ricostruzione delle molteplici modalità di intervento finanziario si accompagnano le raccomandazioni volte a rendere le scuole non solo luoghi di apprendimento ma anche occasioni di esperienza di comunità e solidarietà”.

Anief: “Occorre una riforma generale del sistema scolastico, con l’anticipo almeno a 5 anni e l’obbligo formativo portato dagli attuali 16 anni fino alla maggiore età; servono finanziamenti straordinari per le province più a rischio, soprattutto in presenza di altri fattori, come l’alto tasso migratorio; occorrono organici maggiorati, finalmente sganciati dal binomio tante classi tanti docenti; occorre un potenziamento della rete sociale e territoriale a supporto dell’attività scolastica, con la presenza di esperti che vengono in continuo contatto con il personale e soprattutto con i discenti”.

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