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Amaurys Perez: “La pallanuoto maestra di vita. L’oro mondiale per sempre nel cuore” foto

Racconta di sé il campione iridato 2011 e vicecampione olimpico 2012 del Settebello. La telefonata di Campagna per la prima convocazione in azzurro e l’Inno di Mameli imparato grazie alla suocera. L’ex difensore della Nazionale italiana descrive ricordi ed esperienze

Fiumicino – Era un caldo pomeriggio estivo in Italia. Dall’altra parte del mondo già brillavano le prime stelle della sera e presto stelle tricolori avrebbero occupato un bel pezzo di cielo asiatico. E mondiale. A Shangai era in corso una guerra acquatica. Braccia e gambe. Cuori e menti. Schizzi e bolle. E in palio la medaglia d’oro mondiale. E tante emozioni.

La vittoria al Mondiale e l’Inno imparato a memoria da sua suocera

Quando il fischio finale dell’arbitro decretò la fine dei tempi supplementari tra Serbia e Italia e l’inizio della favola azzurra, qui in Europa era quasi ora di cena. Tanta la differenza del fuso orario. E tanti tifosi seduti sul divano, accaldati ed entusiasti. Incantati. Pieni di quelle immagini negli occhi, che mai dimenticheranno. E in Cina loro. I nuovi campioni del mondo. Il terzo titolo iridato nella storia per il Settebello e il primo per lui. Amaurys incredulo e con il tricolore sulle spalle a urlare come un bambino. Felice. E con quelle parole dell’Inno italiano imparate grazie alla suocera e dalla nonna dei suoi figli. Non solo a memoria e a suoni di sillabe, ma anche con il cuore. Per dare a quelle lettere il significato storico che meritavano. E quanta carica ha trovato Perez, il difensore del Settebello di Sandro Campagna. La forza di scendere in acqua e di prendersi la storia della pallanuoto con le proprie mani.

L’oro di Shangai e Zion. Essere campione ed essere imprenditore

Amaurys Perez è un simbolo della pallanuoto maschile italiana e mondiale. Parte di quel Settebello leggendario. Dopo gli dei di Barcellona, ecco i nuovi miti azzurri. Tempesti, Gitto, Felugo, Figlioli, Aicardi, Gallo e Presciutti. Nomi riconoscibili da chi segue la pallanuoto. Nomi che pesano. Imponenti. Solo alcuni, ma importantissimi. E lui. Perez. Difensore caparbio e possente. Un gigante davanti alla porta. Prima difesa da capitan Tempesti e poi dal giovanissimo e neocampione del mondo Marco Del Lungo. Poco diplomatico contro gli avversari Perez. Niente sconti per chi sfida l’Italia. D’altronde bisogna combattere in piscina, se si vuole acchiappare la medaglia. Lo dice a Il Faro on line. In una calda serata estiva, come la lontana sera del 30 luglio del 2011 quando a Shangai scriveva la storia, si racconta Amaurys. Tanta gente intorno a Spaghettongola, mentre lo fa. Anche lui tra gli imprenditori della manifestazione estiva di Fiumicino, al Parco Tommaso Forti. Al suo stand tanti visitatori. Produce la birra dei campioni e insieme all’altro mito del Settebello Valentino Gallo. Un’attività importante quella della sua “Zion” che lo accompagna oggi, mentre non smette di giocare a pallanuoto. Presto si aprirà per lui una nuova avventura. Con la Latina Pallanuoto a settembre di nuovo le ostilità. E l’obiettivo della Serie A è già nella sua mente. Come tanti dei ricordi che racconta.

La convocazione in Nazionale e il tifo di Perez per il Settebello a Barcellona

Non ci credeva proprio quella domenica. La telefonata di Alessandro Campagna, allenatore del Settebello e del suo cuore, allora come oggi, lo aveva lasciato attonito. Davvero era lui dall’altra parte del telefono ? Eh si. E allora, ecco alcuni secondi di silenzio e poi la consapevolezza di essere entrato a far parte del Settebello e l’inizio di una splendida avventura in Nazionale: “Mi serve un difensore come te. Ho parlato con Silipo e lui mi ha detto”. Queste le parole di Campagna. Carlo Silipo. Un dio di Barcellona. Coach al Cosenza. Prima squadra di Amaurys in Italia. Nell’amata “Calabrifornia”. Come lui definisce la splendida Calabria. Da Cuba fino in Europa. Da Cuba fino in Italia. Nel campionato di pallanuoto più bello del mondo. Lo sognava Amaurys Perez. E da sedicenne in quel lontano giorno del 1992, quando il suo futuro allenatore azzurro Campagna vinceva le Olimpiadi di Barcellona, lui solo un bimbo in fondo. E giocava con palla in acqua, immaginando un giorno di poter anche lui entrare nei miti del Settebello. Un legame col filo invisibile probabilmente. Diretto in Italia per realizzare il suo sogno. Fuoco e passione dentro alla sua anima. E tanta sensibilità. Gli ingredienti di un cuore innamorato della sua famiglia, di sua moglie, della pallanuoto. E dei suoi amici. E così fu.

Descrive emozioni ed esperienze Perez. E in un giorno speciale. Come se il destino ancora lo tenesse stretto stretto a quel mondo della pallanuoto a cui lui per sempre apparterrà. Un 9 agosto 2019 di racconti. 9 agosto. Come quel giorno di tanti anni fa, nel 1992. A 27 anni dalla vittoria alle Olimpiadi del Settebello e dei suoi allenatori, ecco Amaurys che si racconta, ospite allo stand de Il Faro on line. Una coincidenza sportiva, particolare ? Probabilmente. La pallanuoto che da sempre segue la sua vita. In sogni e valori. In amici e vittorie. Sempre imminente.

Le medaglie vinte e la solidarietà. Punti fermi nella sua vita

Un Mondiale vinto a Shangai nel 2011 e poi la medaglia d’argento conquistata a Londra 2012. Certo, voleva l’oro olimpico Amaurys. E’ normale. Ma in quei Giochi inglesi lui ha firmato un altro passo nella leggenda. Poi le due World League timbrate con due medaglie. Argento nel 2011 e bronzo nel 2012. La prima competizione da lui giocata in Nazionale e contro una fortissima Grecia. Un esordio da ricordare quello. E da tramandare ai suoi figli. Anche loro amanti dello sport. Lo racconta con orgoglio Perez. Papà felice e atleta vittorioso. E imprenditore eccellente. Sono queste le eredità dello sport. E Amaurys lo descrive. Con parole ed emozione. E non riesce a trattenere la commozione quando lui stesso racconta di una particolare sua attività. Quella per la solidarietà. Cifa Onlus, Associazione Amici di Francesco, la Susan G. Komen e Oxfam Italia. Solo alcune delle tantissime alle quali Amaurys presta la propria immagine e il suo grande cuore. Per i bimbi in difficoltà, come per le donne guerriere che lottano contro il tumore al seno. Sempre lui in prima linea con i valori dello sport che fanno da maestri, anche nella vita. E contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, Perez scaglia ancora i suoi pallone in rete, per bucare la porta del pregiudizio, del dolore e dell’isolamento. Di tante donne in difficoltà. Non riesce a spiegarlo completamente. Si blocca il campione del mondo a Shangai. La commozione rompe la sua voce. Per quelle immagini di quelle persone che tanto hanno bisogno di aiuto e di quella sensibilità che lui sottolinea. Tutto il mondo dovrebbe averla. In aiuto di chi è in difficoltà: “Cuba ti insegna questo”. Sottolinea.

La vittoria del Settebello a Gwangju. La gioia di Amaurys per i suoi ex compagni

Spende bellissime parole per i nuovi campioni del mondo anche. I giovani. Ereditieri del suo sudore in Nazionale. Con gioia racconta la vittoria del Settebello sulla Spagna. Agli ultimi Mondiali di Gwangju l’Italia ha preso la misura sugli spagnoli per 10 a 5: “Un risultato finale che resterà negli annali”. In questo modo Amaurys descrive la nuova impresa del quarto titolo iridato nella storia della Nazionale di pallanuoto maschile e il secondo oro mondiale di Campagna. Si è congratulato con loro Perez. In televisione, dall’altra parte del mondo stavolta lui a fare il tifo e la terra della vittoria, sempre quella asiatica, come un cerchio a chiudere coincidenze e memorie.

Amaurys e la pallanuoto. Un amore senza fine

Come un amore che ritorna sempre, se ci si mette il cuore. E il difensore Perez in Nazionale non ha fatto altro da quando ha cominciato. Da bambino fino a diventare adulto in piscina. E lo sport forma. Insegna anche ad amare la propria famiglia. Lo sottolinea Amaurys. Gioioso e assolutamente italiano e innamorato della pallanuoto, della famiglia e della sua Italia delle vittorie. Quella del Settebello infinito.

Caro Amaurys, all’ultimo Mondiale di Gwangju, il Settebello ha  vinto il suo quarto titolo della storia. Il secondo con la guida di Alessandro Campagna. Come hai accolto la vittoria ?

“Mi sono quasi messo a piangere. Dei miei ex compagni c’erano Matteo Aicardi, Pietro Figlioli, Stefano Longo, e Niccolò Figari. Anche Marco Del Lungo. C’erano anche i giocatori giovani. Quando ho visto che erano riusciti a vincere e a raggiungere questo obiettivo mi sono inorgoglito. Il Settebello è la squadra più titolata in Italia. Stiamo portando l’Italia ovunque nel mondo. Grazie anche al nostro grande allenatore Sandro  Campagna. Continua con le sue magie e con i suoi “trucchi” tattici in acqua, a portare grandi soddisfazioni al movimento tricolore. Si mangia tutto il mondo (ride). Sono stato davvero molto contento. Ho parlato con loro. Li ho sentiti certamente. Ho detto loro: “Siete pazzi”. Ho visto la finale e hanno vinto facile sulla Spagna. Anche gli avversari sono amici miei. Non hanno capito nulla in acqua e l’Italia ha fatto una finale perfetta. Resterà sicuramente nella storia il risultato di 10 a 5 finale”.

Proprio oggi ricorre uno  speciale anniversario. Il 9 agosto del 1992 il Settebello vinceva il titolo olimpico a Barcellona. Cosa pensi ?

“Sono veramente molto sincero quando dico che loro hanno vinto il titolo olimpico e io mi buttavo in acqua a Cuba..volendo imitare quei campioni.. Franco Porzio e Carlo Silipo. Ad esempio. Facevo finta di giocare con loro e come loro. Immaginate cosa è stato per me arrivare in Italia ed essere allenato dagli stessi Porzio, Silipo, Campagna, Atolico..vuol dire che è stato un sogno realizzato. E vincere qualcosa con il Settebello è stato scrivere una favola perfetta.”

Amaurys qual è stato il tuo percorso agonistico fino in Italia ?

“Sono venuto in Italia perché il sogno di ogni giocatore di pallanuoto è quello di giocare nel campionato italiano. Sono approdato a Cosenza. E’ stato una sfida per me. Lì ho conosciuto una grande donna che è mia moglie Angela Rende. E non me ne andrò mai più dall’Italia.. Ho due maschietti e una femminuccia. Il più grande fa pallanuoto. Il secondo fa la pallanuoto ma vuole anche giocare al rugby. La femminuccia vorrei facesse danza. Ho una grande famiglia. Posso vantarmi di questo”.

Come mai hai scelto la pallanuoto nella tua vita ?

“Sinceramente ho scelto la pallanuoto. Mia madre voleva che dopo la scuola non restassimo in strada e ci ha portati in piscina. Ho cominciato a fare la pallanuoto. Da lì è stato un amore infinito. A prima vista”.

in partita c’è una guerra tra voi giocatori.. il gioco si fa duro in acqua..

“Aiaiaih.. (ride) io sono poco diplomatico in acqua.. non c’è un altro modo di giocare”

A Shangai è arrivato il titolo mondiale nel 2011. Quali sono i ricordi di quel giorno ?

“Giocavamo contro la Serbia. La mega finale. Quando è finita quella partita e abbiamo vinto non mi sono reso conto al momento. Ho realizzato di aver vinto l’oro tre giorni dopo a casa. Mi sono alzato alle quattro di notte e ho detto a mia moglie: “Sono campione del mondo!”. Tutt’ora è così. Sono passati otto anni e apro il cassetto prendendo la medaglia d’oro tra le mani. E la riempio di baci. I miei figli mi chiedono cosa stia accadendo.. e dico loro: “Non vi preoccupate papino è pazzo di questo sport e di questa bandiera”.

Da tanti anni sei in Italia allora. E’ la tua Patria. Quel giorno a Shangai l’hai portata in cima al mondo..

“L’Italia mi ha dato tanto. Sono a tutti gli effetti un italiano. La prima volta che sono stato chiamato in Nazionale, mia suocera mi ha preso da una parte e mi ha spiegato il significato dell’Inno di Mameli. Si. Mi disse: “Non voglio che tu faccia finta di cantarlo. Devi conoscere profondamente la storia e cosa vuol dire. Come si canta e cosa significa”. Da lì ho trovato la carica per giocare. Prima di tuffarmi in acqua. Siamo sempre “pronti alla morte”. E’ la verità. Una grande carica per me e per i miei compagni. A Shangai prima di uscire dal Villaggio Atleti, Campagna ci disse che dovevamo prenderci la medaglia d’oro. Mi ricordo tanto divertimento e tanti compagni miei che piangevano di gioia. Mi ricordo che quando sono uscito dall’acqua ho preso la bandiera italiana e mi sono messo ad urlare. Quando sono tornato in stanza ho chiamato mia moglie e i miei figli per telefono..mi hanno mandato le foto. Tutti a guardarsi il Mondiale a casa. Ho pianto tantissimo certamente. Non mi vergogno di dirlo. Sono diventato un bambino e anche se sono passati otto anni, ancora mi emoziono”.

Com’era quel Settebello Amaurys ? Qual era la sua particolarità ?

“Una squadra in cui ci capivamo solo con uno sguardo. Sta succedendo anche adesso. Hanno appena vinto. Un motivo c’è. Secondo me la chiave dell’Italia pallanuoto è lo staff tecnico. Meraviglioso (sottolinea). Ti mette in condizione perfetta di arrivare ad una prestazione pazzesca in gara. La Federnuoto è molto organizzata e soprattutto lo staff tecnico del Settebello, iniziando dalla psicologa, dai tre allenatori, il preparato atletico (come un fratello per me Alessandro Amato, lo saluto e gli voglio bene).. da chi ci organizza le trasferte fino a chi cura la parte sportiva. E’ una vera macchina da guerra. Quello che c’è dietro e che non si vede.. è eccellente. E’ tutto un camion da battaglia”.

E Alessandro Campagna ? Che cosa vuoi dire del tuo allenatore del cuore ?

“La gente ancora non sa come è stata la mia prima chiamata in Nazionale. Giocavo con il Posillipo, allora. Ero tornato un week end a Cosenza a casa. Ero a pranzo. E sapete cosa vuol dire un pranzo in Calabria in famiglia ? Mia suocera cucina per cinque. Di solito io chiudo il telefono. Quella domenica non l’avevo fatto, dopo pranzo. Mi è arrivata una chiamata: “Sono Alessandro Campagna”. Mi disse. E io feci: “Seee…”. Pensando che fossero i miei compagni di squadra del Posillipo che mi stavano prendendo in giro. Ma lui mi disse: “Guarda veramente sono Alessandro Campagna”. Ho avuto tre secondi di silenzio. E poi ho risposto. Mi disse: “Mi sono sentito con il tuo allenatore Carlo Silipo (un altro Settebello) stai giocando bene, stai andando forte, ti vede molto bene. Sto cercando un giocatore del tuo calibro per la difesa della Nazionale. Ne hai ancora voglia ? “. Gli ho detto (ride): “Se ho voglia ancora ? Tu dammi l’opportunità e vedrai..”. Mi ha detto che non regalava niente a nessuno. Io gli ho risposto: “Sandro nella mia vita nessuno mi ha regalato niente..”. Ho chiuso la telefonata e la prima partita l’ho giocata contro la Grecia. E da lì è stato un vero sogno azzurro. Nella World League in Grecia. Una guerra. Da lì è partito il carro fino al 2013. Ho fatto due Mondiali e due World League, un Campionato Europeo e i Giochi del Mediterraneo”.

E anche le Olimpiadi. A Londra 2012 hai vinto l’argento con il Settebello..

“Mio Dio che bellissimi ricordi. C’era Rudic sulla panchina della Croazia. Ho vinto l’argento, ma volevo l’oro. Giocare una finale olimpica non è da tutti. Siamo tornati con l’argento e non fa niente”.

Che cosa ti ha dato la pallanuoto ?

“La prima cosa che mi ha dato è stata la dignità. E poi i valori umani. Attaccamento a qualcosa e molta pulizia. Squadra e fratellanza insomma .. il cuore che batte a mille quando difendi i colori. E’ quello il motivo per cui tutti dovrebbero fare sport. E perché porto i miei figli a fare sport. E’ un altro mondo. Devi stare attaccato al tuo compagno di squadra che in quel momento diventa tuo fratello. E capisci tante cose nella vita che sono vere. E’ tutto vero. Come in un’azienda. Se non va come una squadra, non può andare avanti. Diventa una famiglia. Insegna a voler bene anche alla tua famiglia. E’ una maestra di vita pazzesca”.

Si sta per aprire per te una nuova esperienza agonistica. Difenderai i colori della Latina Pallanuoto..

“Maurizio Mirarchi mi ha chiamato. Mi ha corteggiato sin da maggio. Ho firmato un mese fa. A settembre inizia la guerra in acqua. Siamo in Serie A2. Il mio sogno è arrivare in Serie A con loro. Questo è il loro sogno”.

Sei un campione anche di solidarietà. Quali onlus appoggi e quali sono quelle a cui presti la tua immagine ?

“Cifa Onlus, Associazione Amici di Francesco, la Susan G. Komen. Sono tantissime. Aiuto anche i bimbi della  Oxfam Italia. Cuba ti da questo. Ti regala questo. Ti da la sensibilità di aiutare le persone più bisognose. Sono molto orgoglioso della mia attività, ci tengo tantissimo. Mi faccio i complimenti da solo… vado matto per aiutare le persone. Di aiutare. Quando vedo che sorridono mi emoziono e sono felice. Vorrei soltanto sensibilità. Sensibilità per le persone più bisognose. Viviamo in un mondo di egoisti”.

Quali sono state le iniziative a cui hai partecipato ? Sei stato direttamente a contatto con chi hai aiutato ?

“Si. Mi stai facendo piangere.. (si commuove) sono andato molte volte all’Ospedale di Cosenza a trovare i bambini malati.. mi tocca profondamente (si emoziona)”.

Ti occupi anche di divulgare il messaggio della salvaguardia delle donne, contro la violenza. Quanto è importante per te una donna, da uomo ?

“Mi impegno soprattutto il 25 novembre. Giornata Nazionale contro la Violenza sulle Donne. E divento cattivo per la difesa delle donne. La donna vale tantissimo (si  commuove)”.

E per ultimo aggiunge..

“Saluto tutti i lettori de Il Faro on line. Seguiteci sempre. Ringrazio tutti per questa intervista”.

(Il Faro on line)