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Delfino trovato morto a Scauri, Legambiente in attesa dell’autopsia per chiarire le cause del decesso

Zonfrillo: "L'autopsia del delfino servirà a escludere l'ipotesi peggiore: che il tursiope abbia contratto una virosi simile al morbillo trasmesso dall'uomo."

Minturno – Sabato pomeriggio, intorno alle 15, un delfino è stato trovato morto sul lungomare di Scauri, nei pressi del Lido Sirene. Dopo il primo tentativo di salvataggio effettuato dal personale dello stabilimento, sul posto, sono accorsi i volontari di Legambiente sud pontino e il dottor Mancini, del servizio veterinario dell’Asl di Latina, che ne ha costatato il decesso – che sarebbe avvenuto qualche ora prima del ritrovamento-.

Inizialmente, il tursiope – una femmina di 2 metri e 70 – non presentava né segni di deperimento né altri segni che potessero spingere a credere in una morte per malattia cronica. Così, il dottor Mancini, accogliendo una richiesta dei volontari di Legambiente, ha predisposto l’autopsia, un luogo dello ” smaltimento”, presso l‘Istituto Zooprofilattico di Roma per risalire alle possibili cause del decesso.

Nel frattempo, grazie alla disponibilità del Comando della Polizia Locale, il delfino è stato ospitato in un struttura comunale.

Legambiente: “L’autopsia servirà ad escludere una virosi simile al morbillo”

Ieri mattina, i volontari di Legambiente sud pontino hanno provveduto a portare il ghiaccio utile per conservare il delfino in condizioni idonee fino all’autopsia, fissata per oggi, a Roma.

Ma, se in un primo momento la causa del decesso pareva da attribuirsi alla ferita sul corpo del tursiope – probabilmente inferta dall’elica di un motore -, ora il sospetto è la piaga che sta affliggendo la specie nel Mediterraneo: il morbillivirus –  che comprende i virus che generano il morbillo dei cetacei, il cimurro del cane e quello delle foche, la peste bovina e la peste dei piccoli ruminanti- .

L’autopsia del delfino presso l’Istituto Zooprofilattico di Roma servirà a escludere l’ipotesi peggiore: che il tursiope abbia contratto una virosi simile al morbillo trasmesso dall’uomo.

È ancora presto per esserne certi- spiega sui suoi canali social il presidente di Legambiente sud pontino Eduardo Zonfrillo – ma con molta probabilità la modesta ferita riscontrata sul cetaceo non è la causa del decesso e ne può aver contribuito.

Si può pensare ad un ingestione di plastica, un trauma, ma gli accertamenti sono mirati a vedere se siamo di fronte ad una nuova epidemia di Morbillo, la stessa malattia esantematica prima delle vaccinazioni diffusa tra gli umani e che ora, essendo i delfini dei mammiferi, si è trasmessa dall’uomo attraverso corsi d’acqua e scarichi a mare. In questi giorni sono stati riscontrati numerosi casi tra la Toscana e il Lazio (Leggi qui).

Speriamo che ora l’epidemia non sia diffusa tra la comunità dei delfini del basso Lazio ed isole pontine. Potremmo trovarci di fronte ad una altra tragedia provocata dall’uomo. Saperlo – conclude Zonfrillo – è necessario per vedere se è possibile rimediare.”

(Il Faro on line)