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Mennea il Mito che non passa, 40 anni fa il record nei 200 metri

12 settembre 1979. Alle Universiadi la finale dei 200 metri. Pietro registrò il primato mondiale che in Europa resta ancora imbattuto

Il Faro on line – 40 anni. E un Mito che non passa. Mennea registrò il record mondiale. In quegli affascinanti 200 metri, in cui i campioni sfrecciano e si velocizzano in curva, per poi piombare sul traguardo come fulmini. Lui fu una “freccia”. E allora, ecco La Freccia del Sud. Per sempre.

Lo fece alle Universiadi di Città del Messico. In quel contesto accademico che lo vide dottore per ben sette volte. Perché audacia e abnegazione non le mise solo in pista, ma anche tra i banchi di scuola. E tanti sono i campioni che lo ricordano e che lo prendono da esempio. Da Eleonora Giorgi, campionessa europea di marcia della 50 km, anch’essa atleta delle Fiamme Azzurre come Pietro, alla capitana delle Farfalle della Nazionale Italiana di ginnastica ritmica Alessia Maurelli. Mennea è una stella polare per i campioni di oggi, come lo fu per quelli del suo tempo. E lo sarà probabilmente per le generazioni future, perché chi ha amato e apprezzato organizza. Infatti la Federazione Italiana Atletica Leggera ogni anno rinnova la memoria di quel primato. E il Mennea Day si svolge in tutta Italia. E tutte gare sui 200 metri dei giovani soprattutto, per correre ancora con Pietro e renderlo vivo. E importante. Come lui è. Tra le altre tappe già in programma, la prossima si svolgerà a Roma allo Stadio Nando Martellini delle Terme di Caracalla, come accadde anche negli anni passati. E tanti saranno i partecipanti. Come da abitudine.

Intanto quel tempo di 19”72 rimane imbattuto in Europa, dopo essere stato superato alle Olimpiadi e ai Mondiali, dai grandi. Come Mennea fu. Il primo a battere quel primato sui 200 metri fu Michael Johnson. Ai Giochi di Atlanta il campione olimpico americano segnò 19”32. E poi ecco un altro Mito a correre sui passi di Pietro. Usain Bolt. Ai Mondiali di Berlino passò sul traguardo in 19″19.

Una Nazione che portava fortuna a Pietro il Messico. Perché sotto il cielo del Sudamerica registrò anche un altro primato storico. Quello sui 100 metri. Un 10”01 strabiliante. Superato dal suo erede italiano degli anni 2000 Filippo Tortu, bandiera delle Fiamme Gialle. La Freccia Gialloverde registrò a Madrid nel 2018, 9”99. Ma è l’immagine di Pietro che non svanisce. E le sue imprese sportive restano. Tanto che nel 1997 fu insignito dell’Ordine Olimpico e poi inserito nella Hall of Fame della Fidal e del Coni, durante il Centenario del Comitato Italiano Olimpico del 2014. Fisico non troppo possente, ma velocissimo. E tanta volontà di arrivare. Quella sua anima da guerriero in pista ha lasciato il segno. Una firma in pista, che passo veloce dopo l’altro, ha portato Mennea nel cuore di tutti. Appassionati di atletica leggera e non. Di sport e di non.

Ha strappato applausi e siglato record. E quel boato allo stadio che non lo faceva tremare ma caricare, lo ha spinto ancora di più a non mollare mai : “Soffri ma sogni”. Queste sono le sue parole che soprattutto vengono ricordate. Prendeva energia dal calore di quel pubblico che lo ha sempre seguito e acclamato.

Oggi accadde allora. Il 12 settembre del 1979 Mennea sfrecciò alle Universiadi messicane. E registrò il crono storico. E vinse un oro sentito. Commosso. Versò lacrime di gioia e di fatica al di là del traguardo. Lo disse Gianni Minà in telecronaca. L’anno seguente fu anche campione olimpico sui 200 Mennea: “Recupera, recupera, recupera”. Paolo Rosi lo testimoniò in diretta sulla Rai. Un gesto atletico il suo, come un insegnamento per la vita. E a Mosca. E divenne Mito.

Di seguito i filmati del record di Città del Messico e della medaglia d’oro a Mosca alle Olimpiadi del 1980 :