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Ladispoli, all’inizio del nuovo anno scolastico è ancora polemica sul pasto da casa

La denuncia di un genitore relativa ad alcune affermazioni giunte da palazzo Falcone, ma il preside "smentisce": "La Melone ha detto si al pasto da casa"

Ladispoli – All’inizio dell’anno scolastico sono ancora tanti gli interrogativi di molti genitori sul “pasto da casa”. A riaccendere i riflettori sull’argomento il preside della scuola media Corrado Melone, che ha pubblicato una mail scrittagli da una mamma che riportiamo di seguito:

Buon pomeriggio Signor Preside,
La presente mail per chiederle (ancora una volta) come noi genitori dovremmo gestire il dilemma ‘pasto da casa’. Lo scorso mese di agosto ho fatto l’iscrizione per il servizio mensa per le mie due figlie, entrambe in classi a tempo pieno, una frequentante la Falcone (elementari), l’altra la Corrado Melone (medie). Ieri sera ho provveduto a cancellare il nome di mia figlia, che frequenta la 2 I della Corrado Melone, dal servizio mensa, ed oggi ho ricevuto una chiamata dal Comune di Ladispoli, da parte della signora Fantozzi, informandomi che l’annullamento dal servizio mensa non è fattibile perché va contro la legge. Io ho ribadito alla signora che, esattamente come lo scorso anno, rientrava nei miei diritti la scelta tra il pasto da casa e il servizio mensa, ma lei ha sottolineato diverse volte che la cosa non è fattibile, che l’unico modo è togliere mia figlia dal tempo pieno e farla passare al tempo ridotto, e farla quindi mangiare comodamente a casa. La dipendente comunale, con parole gentili, ma dal tono fermo, ha detto che, poiché il Comune eroga il servizio, io lo devo pagare. Punto e basta. Io vorrei continuare a fare come lo scorso anno, con il pasto da casa, ma a questo punto sospetto che telefonate del genere, da parte del Comune, non siano giunte solo a me. Come mi devo organizzare per lunedì prossimo, il primo giorno di scuola? Pasto da casa, si? Pasto da casa, no? Grazie in anticipo per la Sua risposta.
Cordiali saluti

Immediata la risposta del preside della Corrado Melone, Riccardo Agresti, che punta il dito contro l’Amministrazione comunale. Di seguito la mail di risposta del dirigente scolastico:

Gentilissima Signora,
mi permetta di affermare che quanto riferitoLe dalla responsabile del Comune non trova alcuna rispondenza nella realtà. La “Melone” (al contrario della scuola dell’altra Sua figlia), si è dotata di un regolamento che cerca di andare incontro alle esigenze dei genitori, in questo suffragata dalla stessa sentenza delle Sezioni riunite della Corte di Cassazione che ha affermato semplicemente che non è un obbligo della scuola organizzarsi per il pasto da casa (non sussiste il diritto soggettivo), ma non ha negato tale possibilità rimanendo valido l’interesse legittimo, e conclude suggerendo di andare incontro a chi abbia necessità economiche parlando di solidarietà diretta (fra genitori) o indiretta (da parte del Comune). Pertanto se correttamente la Dirigente dell’altra Scuola (la quale non ha trovato alcun regolamento approvato dal suo Consiglio di Istituto) avrà negato il pasto da casa nella scuola da lei diretta, invece l’organo supremo della “Melone” ha confermato l’intenzione di andare incontro alle esigenze di chi non vuole usufruire del servizio “imposto” dal Comune. Tecnicamente è sufficente una raccomandata o una pec per disidire l’iscrizione al servizio non più gradito e nessuno potrà imporLe nulla. In merito alla affermazione della pur gentile Signora citata che ha ribadito che il pasto da casa sia “contro la legge”, visto che alla “Melone” sono io ad assumermene tutte le responsabilità, come ho già fatto durante una riunione “imboscata” avvenuta in sede comunale dove davanti al Sindaco (che non ha fatto una piega) sono stato accusato di commettere delle illegalità, invito chi afferma questa falsità ad andare il prima possibile in via Livorno e presentare una denuncia nei miei confronti per “violazione della Legge”. Peccato che da Scuola non riuscirò a sentire le risate del Carabiniere di turno il quale sarà stato distratto da compiti ben più seri per ascoltare simili idiozie. Ciò che poi non sta né in Cielo né in Terra è la pretesa ingerenza negli affari interni scolastici imponendo dall’esterno ad un genitore, il quale abbia scelto il tempo pieno come preferenza di offerta formativa, di passare al tempo ridotto.
Cordiali saluti.

Nei mesi scorsi, il sindaco Grando aveva spiegato che il Comune avrebbe dato il suo ok al pasto da casa a patto però che venissero rispettate alcune condizioni. Prima tra tutte la separazione, all’interno degli stessi locali mensa, dei bambini che consumano il pasto da casa da quelli invece che usufruiscono del servizio offerto dalla Cir.

“Come amministrazione – aveva detto Grando – non possiamo far altro che attenerci alla sentenza (contro cui il Miur ha presentato un ricorso, ndr). Portare il pasto da casa è un diritto, questa sentenza va rispettata e dà la possibilità ai genitori di far portare ai bambini il cibo da casa”.

Ovviamente “andranno rispettati i buoni principi – aveva aggiunto Grando – con i cibi portati da casa che dovranno seguire un percorso separato. Andrà posto il nome del bambino sul contenitore del pranzo e messo in atto da parte del personale scolastico un controllo tale da impedire che i bambini possano scambiarsi il cibo, così da evitare problemi, magari dovute ad allergie”. Ma alla vigilia del nuovo anno scolastico la questione del “pasto da casa” sembra ancora non avere fine.

(Il Faro online)