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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Il Papa: “Siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto”

In piazza San Pietro la denuncia del Pontefice: "Ottenere gratitudine con la corruzione oggi è una consuetudine"

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di FABIO BERETTA

Città del Vaticano - "Di fronte alle nostre mancanze, ai nostri fallimenti, Gesù ci assicura che siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto".

Lo sottolinea Papa Francesco durante il tradizionale Angelus domenicale. Affacciandosi su una piazza San Pietro gremita di fedeli nonostante la pioggia, il Pontefice ripercorre la parabola contenuta nel Vangelo di questa domenica (cfr Lc 16,1-13), che ha come protagonista un amministratore furbo e disonesto che, accusato di aver dilapidato i beni del padrone, sta per essere licenziato.

"In questa situazione difficile - fa notare il Papa -, egli non recrimina, non cerca giustificazioni né si lascia scoraggiare, ma escogita una via d’uscita per assicurarsi un futuro tranquillo".

Agisce "con astuzia, derubando per l’ultima volta il suo padrone. Infatti, chiama i debitori e riduce i debiti che hanno nei confronti del padrone, per farseli amici ed essere poi da loro ricompensato". E denuncia: "Questo è farsi amici con la corruzione e ottenere gratitudine con la corruzione, come purtroppo è consuetudine oggi".

Gesù, sottolinea Papa Francesco, "presenta questo esempio non certo per esortare alla disonestà, ma alla scaltrezza, cioè con quel misto di intelligenza e furbizia, che ti permette di superare situazioni difficili".

La chiave di lettura di questo racconto, precisa il Pontefice, sta nell’invito di Gesù alla fine della parabola: "Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne". "Sembra un po’ confuso - prosegue Papa Bergoglio -, ma non lo è: la 'ricchezza disonesta' è il denaro", detto anche "sterco del diavolo", e in generale i beni materiali.

Gesù, al contrario, invita i suoi discepoli ad invertire la rotta: “Fatevi degli amici con la ricchezza”. "È un invito - fa notare il Papa - a saper trasformare beni e ricchezze in relazioni, perché le persone valgono più delle cose e contano più delle ricchezze possedute".

Nella vita, infatti, porta frutto non chi ha tante ricchezze, ma chi crea e mantiene vivi tanti legami, tante relazioni, tante amicizie attraverso le diverse “ricchezze”, cioè i diversi doni di cui Dio l’ha dotato. Ma Gesù indica anche la finalità ultima della sua esortazione: “Fatevi degli amici con la ricchezza, perché essi vi accolgano nelle dimore eterne”. Ad accoglierci in Paradiso, se saremo capaci di trasformare le ricchezze in strumenti di fraternità e di solidarietà, non ci sarà soltanto Dio, ma anche coloro con i quali abbiamo condiviso, amministrandolo bene, quanto il Signore ha messo nelle nostre mani.

E conclude: "Di fronte alle nostre mancanze, ai nostri fallimenti, Gesù ci assicura che siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto. Chi ha causato lacrime, renda felice qualcuno; chi ha sottratto indebitamente, doni a chi è nel bisogno".

Facendo così, saremo lodati dal Signore “perché abbiamo agito con scaltrezza”, cioè con la saggezza di chi si riconosce figlio di Dio e mette in gioco sé stesso per il Regno dei cieli.

Dopo la benedizione, Papa Francesco saluta i partecipanti alla Via Pacis, corsa podistica che ha attraversato questa mattina le strade di Roma, "per portare un messaggio di pace, di fraternità e soprattutto di dialogo tra culture e religioni diverse".

Ricorda che domenica prossima, 29 settembre, ricorrerà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: "Per l’occasione celebrerò la Santa Messa qui in Piazza San Pietro. Vi invito a partecipare a questa celebrazione per esprimere anche con la preghiera la nostra vicinanza ai migranti e rifugiati del mondo intero".

Infine, l'immancabile saluto: "A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!".

(Il Faro online)

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