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Chiude lo stabilimento Opel di Fiumicino, 62 licenziamenti: la rabbia degli operai

I lavoratori stanno organizzando per il 4 ottobre una manifestazione alla quale sono invitati cittadini e Istituzioni

Fiumicino – Chiude lo stabilimento Opel di Fiumicino. La società che si occupa di commercializzazione di veicoli, ricambi e accessori ha avviato la procedura ufficiale di licenziamento collettivo per 62 dipendenti.

opel

Dal 2017 la Peugeot Citroen (Psa) ha acquisito la Opel Italia e dopo aver trasferito la sede commerciale della ex Opel Italia nella loro sede di Milano, ora si appresta a chiudere lo stabilimento di Fiumicino per aprirne uno a Pregnana Milanese.

Uno stabilimento storico, quello di Fiumicino, che sorge in via Corona Boreale 62, nella zona industriale di Parco Leonardo. La costruzione dei capannoni e dei magazzini risale alla fine degli anni ‘60 ed è entrato in funzione nel ‘70.

La chiusura, secondo quanto  viene dichiarato dai vertici, è stata decisa in base ad un piano di riorganizzazione aziendale. Una decisione che lascia a casa ben 62 operai e la cui età media si aggira intorno ai 50 anni.

Lavoratori che, dopo aver trascorso una vita all’interno della struttura del litorale, cadono nel dramma del ricollocamento in una fascia di età a “rischio”.

La procedura di licenziamento collettivo in questione è stata definita “esubero”: significa che avendo una natura strutturale, l’azienda non farà ricorso ad alcun tipo di ammortamento sociale, ne sarà possibile ricorrere al part-time.

La rabbia dei dipendenti

”Nonostante le iniziative dei sindacati, che avevano già manifestato questo rischio dopo l’acquisizione di Psa nel 2017, questa è l’ennesima dimostrazione che Roma sta perdendo molto dal punto di vista industriale”. A parlare è Giuliano Putignano, dipendente Opel da 20 anni.

“Ora – ha aggiunto –  ben 62 famiglie rimarranno per strada. Continueremo a lottare, come succede ormai da un anno, per il mantenimento del posto di lavoro”.

“Questo sito non verrà chiuso per motivi economici, infatti è in attivo, ma per motivi di business: tutto il lavoro di questo stabilimento verrà trasferito a nord”, è il parere di Francesco Camboni, storico operaio dello stabilimento. ”Anche nei momenti di grande crisi la Opel Fiumicino è riuscita ad andare avanti con i suoi introiti”, racconta Camboni.

Ma ora gli eventi sembrano andare dalla parte opposta. ”Noi siamo determinati affinché la nostra dignità venga rispettata e non semplicemente sopraffatta da leggi economiche”, ha aggiunto Tiziano Baldelli che, assieme ai suoi colleghi, dopo anni di fatiche, non intende perdere il posto di lavoro.

”Per il 4 ottobre – ha annunciato Baldelli – stiamo organizzando una manifestazione davanti la sede della Confcommercio a Roma, e chiediamo l’appoggio di tutti: dai cittadini alle istituzioni. Pensate alle nostre famiglie!”.

Lo sdegno della politica

Vicinanza è stata espressa dal mondo della politica. “Mi sento di esprimere la mia solidarietà ai lavoratori del magazzino ricambi Opel Italia, che hanno ricevuto in questi giorni, la lettera d’avvio della procedura di licenziamento collettivo e che hanno cominciato una difficile lotta per il mantenimento del loro posto di lavoro”, il pensiero di Alessandro Nasetti, presidente commissione politiche sociali (M5S) X Municipio.

“Sessantadue licenziamenti alla Opel di Fiumicino li riteniamo inaccettabili”. A parlare è Luigi Giordano, segretario Pd di Fiumicino. “Se fossimo in presenza di una crisi aziendale – ha aggiunto – saremmo preoccupati ugualmente, ma con uno spirito di massima attenzione anche verso l’azienda, in questo caso invece si tratta di una scelta di politica aziendale e commerciale”.

Infine, due appelli: “Chiediamo di far marcia indietro e di ponderare fino all’ultimo secondo la possibilità di congelare questa scelta”. “Chiediamo al governo di farsi carico di questa ennesima ‘crisi’ da scelte aziendali e di aprire al più presto un tavolo istituzionale per risolvere questa situazione”, ha concluso l’esponente del Pd.

Solidarietà arriva anche dai sindacati: “I lavoratori sono in assemblea permanente”, ha dichiarato Carlo Bravi, della Fisascat Cisl Roma.

“Impediscono anche il carico e lo scarico dei camion, bloccando di fatto le attività lavorative della sede di Roma. Chiediamo che vengano salvaguardati livelli occupazionali – il monito del sindacalista – e l’avvio di un tavolo istituzionale, insieme al sindaco Esterino Montino, per salvaguardare il polo logistico e il futuro dei lavoratori coinvolti”.

(Il Faro online)