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Fiumicino, maestra arrestata per maltrattamenti in classe: arriva la condanna

L'avvocato Sebastiano Russo, legale delle famiglie delle vittime: "Non una parola di scuse, non un pentimento".

Fiumicino – Un anno e 10 mesi. E’ la condanna inflitta, in primo grado e pena sospesa, a Giovanna Censi, la maestra 63enne arrestata nel marzo 2017 per maltrattamenti presso la scuola materna comunale Lo Scarabocchio, a Fiumicino (leggi qui).

Il Giudice per l’udienza preliminare ha concesso il rito abbreviato, chiesto dai legali della maestra, determinando la pena detentiva e stabilendo anche dei risarcimenti pecuniari per le famiglie delle piccole vittime, oltre che la rifusione delle spese di costituzione in giudizio (2.000 euro anche al Comune di Fiumicino che si era costituito Parte Civile).

La condanna fa riferimento all’art. 572 del Codice penale, ed è stata definita come maltrattamento aggravato.

La storia

Tutto nasce dalle denunce di alcuni genitori, che avevano segnalato alle forze dell’ordine presunti maltrattamenti. Le indagini sono durate mesi, anche con l’ausilio di telecamere nascoste posizionate in classe, le cui riprese sono risultate decisive in ambito processuale (leggi qui).

L’udienza

Nei video strattonamenti, tirate di capelli, qualche ceffone. In sede di interrogatorio la maestra non ha mai fatto un passo indietro rispetto alle accuse, ma anzi si è dichiarata innocente, parlando di metodi educazionali, rivendicando la correttezza del proprio operato. Cosa che hanno ribadito anche stavolta, davanti al giudice, i suoi avvocati. Ha comunque accusato istituzioni e colleghe di scarsa attenzione verso le problematiche di stress evidenziate nel quotidiano svolgere i propri compiti, ponendo – anche se non esplicitamente – il tema del burn-out (leggi qui) , del quale peraltro il nostro giornale ha parlato diffusamente nel tempo (leggi qui),

Per ora resta la condanna in primo grado, ma la difesa potrà proporre ricorso in appello. La richiesta di rito abbreviato – è corretto ricordarlo – non equivale infatti a una condanna definitiva, né è un’assunzione di colpevolezza da parte dell’imputato, bensì un tecnicismo giuridico per evitare il dibattimento processuale (e dunque andare per le lunghe) ottenendo altresì uno sconto di pena.

L’avvocato delle vittime

“Abbiamo ottenuto giustizia – ha commentato l’avvocato Sebastiano Russo, legale delle famiglie delle vittime – ma siamo sconcertati dal fatto che non una parola di scuse, non un pentimento è giunto dalla maestra. Niente, nemmeno lo stress, giustifica il fatto di mettere le mani addosso ad un bambino; e il fatto che oggi, a distanza di tempo, non ci siano parole di ravvedimento ha fatto molto male alle famiglie”.

I colleghi giornalisti che prendono la notizia dal Faro on line sono pregati di citare la fonte. Grazie.