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Mese Missionario, il Papa: “Se la Chiesa non è in uscita non è Chiesa”

Il monito del Pontefice: "La Chiesa riscopra la fecondità nella gioia della missione"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – Dio “ama una Chiesa in uscita. Se non è in uscita non è Chiesa“. E’ il monito che lancia Papa Francesco dal pulpito della basilica di San Pietro in Vaticano, dove presiede i vespri solenni all’inizio del mese missionario, che si celebra ogni anno ad ottobre.

Il Pontefice traccia quindi l’identikit di quella che dovrebbe essere la Chiesa missionaria del XXI secolo: “E’ una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non ha più, i valori di un tempo che non ci sono più. Una Chiesa che non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù: non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito”.

Il Papa ricorda quindi la parabola dei talenti (cfr Mt 25,14), sottolineando come Dio ci chiami “a far fruttare” questi doni “con audacia e creatività”.

Poi, una provocazione: “Dio non ci domanderà se avremo custodito gelosamente la vita e la fede, ma se ci saremo messi in gioco, rischiando, magari perdendoci la faccia. Questo Mese missionario straordinario vuole essere una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari”.

Essere missionari

Ma come si fa a diventare missionari? La risposta del Papa: “Vivendo da testimoni”, ovvero “testimoniando con la vita di conoscere Gesù. Testimone è la parola-chiave, una parola che ha la stessa radice di senso di martire. E i martiri sono i primi testimoni della fede: non a parole, ma con la vita”.

Ritornando poi al testo biblico, il Papa fa notare come il Signore indichi con le parole “buono e fedele” chi è stato intraprendente; “malvagio e pigro” invece il servo che è stato sulla difensiva. E spiega: “Il suo male è non aver fatto del bene, ha peccato di omissione. E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco; non per trattenerla, ma per donarla”.

Chi sta con Gesù sa che si ha quello che si dà, si possiede quello che si dona; e il segreto per possedere la vita è donarla. Vivere di omissioni è rinnegare la nostra vocazione: l’omissione è il contrario della missione.

Il peccato di omissione

Papa Bergoglio passa quindi a spiegare che cos’è il peccato di omissione, che avviene “quando, anziché diffondere la gioia, ci chiudiamo in un triste vittimismo, pensando che nessuno ci ami e ci comprenda“. E aggiunge: “Pecchiamo contro la missione quando cediamo alla rassegnazione. Pecchiamo contro la missione quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal ‘si è sempre fatto così'”.

E ancora: “Pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati”.

Il ricordo dei Santi

La Chiesa entra nell’ottobre missionario accompagnata da tre santi, i cui ritratti sono stati esposti, per l’occasione, davanti l’altare della confessione. “Ci mostra la via Santa Teresa di Gesù Bambino, che fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo. Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione?”

“C’è poi San Francesco Saverio, forse dopo San Paolo il più grande missionario della storia. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo? E c’è la Venerabile Pauline Jaricot – aggiunge Bergoglio -, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie. E noi, facciamo di ogni giorno un dono per superare la frattura tra Vangelo e vita? Per favore, non viviamo una fede ‘da sacrestia’“.

Questi tre santi, conclude il Papa, “ci dicono che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa. Sì, in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale…

Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. Si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire, di andare là dove più mancano speranza e dignità, ad gentes, là dove troppa gente vive ancora senza la gioia del Vangelo. Va’, il Signore non ti lascerà solo; testimoniando, scoprirai che lo Spirito Santo è arrivato prima di te per prepararti la strada. Coraggio, fratelli e sorelle; coraggio, Madre Chiesa: ritrova la tua fecondità nella gioia della missione!

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media