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Fabrizio Donato: “Vado a Tokyo 2020 e poi smetto” foto

Annuncia il suo ritiro dall’attività agonistica dopo le Olimpiadi l’atleta delle Fiamme Gialle. Il sogno è quello di partecipare alla sua ultima e sesta Olimpiade. Ha già iniziato la preparazione e non molla di un passo

Ostia – Ha lanciato la sua sfida Fabrizio. Vuole le Olimpiadi. I suoi Giochi a Cinque Cerchi numero sei. Da Sydney fino a Rio, ha sempre partecipato. Un record. Nessun atleta italiano lo ha mai fatto prima.

E allora ancora di più, il campione plurimedagliato del salto triplo azzurro e delle Fiamme Gialle ci proverà, con tutto se stesso. La competizione e la sfida sono il pane quotidiano per un agonista e ancora il Donato bronzo a Londra 2012 e bicampione europeo non molla. Il sogno è volare fino in Giappone, con l’aereo dell’Italia Team. E volare in pista pure. Hop, step e jump. Per atterrare in buca e prendersi la sua medaglia a Tokyo 2020. Perché no ? Intanto annuncia che dopo le Olimpiadi smetterà. E questa è una seconda notizia. Ma prima vuole provarci. Ad andarci e a vincere: “Continuo a sognare. La cosa bella che ancora mi meraviglia di me stesso”. Lo confessa l’ex capitano dell’Italia dell’atletica leggera. Al Convegno dell’Ansmes svolto al Polo Natatorio di Ostia Lido, lo scorso 26 settembre, era ospite d’onore Fabrizio, insieme a Carolina  Visca, Francesco Cattaneo e Alessio Sartori. E a margine dell’evento ha raccontato di sé svelando di puntare alle Olimpiadi: “Non è difficile immaginare uno dei miei progetti sportivi. Si chiama Tokyo 2020”. Lo sottolinea sorridendo. E dopo ? Dopo appenderà le scarpette chiodate al chiodo: “Ho cominciato il mio ultimo giro. E’ suonata la campanella. Come si usa nelle gare su pista. Sarà il mio ultimo anno di agonista”.

Ha 44 anni Donato. Una leggenda dell’atletica. Nel triplo ha dettato stile e vinto medaglie. Per due volte è stato campione europeo. All’aperto ad Helsinki e indoor a Parigi. Due grandi emozioni per lui. E in Francia realizzò uno dei salti più lunghi in estensione della sua carriera : 17,73. E poi ecco l’argento a Belgrado nel 2017. La medaglia più bella per lui. Lo confessa a Il Faro on line. Da solo in pista e da solo negli allenamenti di preparazione. Atleta e allenatore di se stesso. Ecco perché quell’alloro ha un valore particolare: “Ho vinto da atleta e da allenatore di me stesso. Mi allenavo e mi alleno da solo. Doppia soddisfazione”. E’ un campione che non si smentisce mai  Donato. Sempre pronto a dare il meglio. Sempre sul pezzo in pedana. Sempre a combattere per un record o una medaglia. Un esempio di sportività e dedizione agonistica. Per chi crede in lui e per lui stesso. Il primo a prendersi per mano in pedana. Ha di fronte a sé un sogno allora. Vede già il suo prossimo obiettivo. Nella buca della sabbia c’è Tokyo 2020. L’ultima competizione della sua carriera sportiva. Ricca di medaglie, record e soddisfazioni. Ricordi. Lo sport li dona sempre, con tutta l’emozione di cui è capace. L’Italia Team dovrà coccolarlo insieme a Federica Pellegrini se riuscirà a fare ancora l’impresa. Entrambi smetteranno dopo le Olimpiadi. Anche lei lo ha annunciato. Ma per un campione del suo calibro niente è impossibile. E tutto parte sempre dal cuore e da quella dedizione che mai per Fabrizio viene a mancare.

Le Fiamme Gialle sono una grande famiglia dal 1995. Una famiglia sportiva, umana e militare da 24 anni, in cui lui stesso è cresciuto. Si è formato come uomo e come atleta grazie allo sport. Lo spiega Donato: “Lo sport sarà un elemento che porterò sempre dentro di me. Mi aiuterà nella vita di tutti i giorni”. Insegna lo sport. E’ metafora di quella vita quotidiana che Fabrizio dopo le Olimpiadi andrà a vivere, senza le sue scarpette chiodate, da atleta. Ma vorrà probabilmente allenare.  Come già è allenatore di se stesso. Vuole aiutare e trasmettere un sogno come il suo. Ad altri atleti. Ai giovani anche. Un atleta è portatore di un messaggio di solidarietà e di esperienza per tutti. Soprattutto per chi sarà il futuro un giorno di questo mondo.

Il futuro per Fabrizio è già iniziato. Ha ricominciato la preparazione. Dopo aver ascoltato il suo corpo ed essersi preso cura di dolori e stanchezze muscolari. Adesso si riparte. In bacheca ha sei medaglie internazionali a splendere e ad appoggiarlo. Il bronzo di Londra 2012 sta appeso con particolare affetto. Poi ecco i due ori europei conquistati e l’argento del 2017. I due record che lui stesso ricorda hanno il volto di Milano e di Parigi. 17,60 e 17,73. Frutto di cuore e passione. Sudore e sacrificio agonistico. Non si conquista nulla senza soffrire. E Fabrizio ha combattuto anche con tanti infortuni, ma è risalito poi. E’ tornato in piedi in pedana, di fronte alla pista. Su cui saltare. Hop, step e jump. E continua a sognare. Pietro Mennea diceva: “Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”. E allora ecco Fabrizio Donato a provarci. Mai domo. Sarebbe il primo atleta italiano a partecipare alla sua sesta Olimpiade estiva. E anche questo primato lo stuzzica. E non vuole perdersi questo appuntamento. Ci proverà con tutto se stesso. Prima di tutto saranno il rendimento e la forma a segnare il passo. E poi la misura. Secondo i criteri minimi stabiliti dovrà raggiungere un bel 17,14 per volare a Tokyo 2020. Misura abbordabile, per un campione che ha sempre saltato un po’ più in là. Ma non sarà facile. Lo dichiara Fabrizio. La stagione sarà lunga e impegnativa. Ma ci sarà l’ultima Olimpiade della carriera. Il sogno ultimo da realizzare nello sport. Per un atleta che ha vinto tanto e fatto la storia del salto triplo e dello sport. Azzurro e Fiamme Gialle. E allora la sfida è lanciata. La pedana di Tokyo 2020 attende Fabrizio. In mezzo, l’inverno, le competizioni nazionali e quelle della Iaaf. Pronto a saltare oltre però, Donano ci crede. E poi ? Poi diventerà grande, come lui stesso confessa semplicemente ai lettori de Il Faro on line e trasmetterà il suo sogno agli altri atleti. Per credere ancora nei valori dello sport.

Caro Fabrizio, come stai ? Quali sono i tuoi impegni attuali nello sport ?

“Sto bene. La cosa principale. Continuo a sognare. La cosa bella che ancora mi meraviglia di me stesso. Ho qualche progetto in mente per la mia carriera. Non è difficile da immaginare. Si chiama Tokyo 2020. Non è facile. E’ difficilissimo. Ma voglio provarci. In termini di atletica, ho cominciato il mio ultimo giro. E’ suonata la campanella. Come si usa nelle gare su pista. Sarà il mio ultimo anno di agonista. Voglio arrivare a Tokyo. Ci proverò. Se riuscirò bene, se non riuscirò bene lo stesso. Ce l’avrò messa tutta. Smetterò senza avere rimpianti”.

..stai annunciando che dopo Tokyo 2020 smetterai la carriera ?

“Annuncio che poi smetto. Forse è anche il momento. Ho sempre pensato che un atleta debba smettere o nell’apice della carriera, oppure alla vigilia o in concomitanza di competizioni importanti, come ad esempio le Olimpiadi. Teoricamente per me, potrebbe essere la sesta Olimpiade. Sarebbe un record. Nessun atleta italiano ha partecipato prima ad ora a sei Olimpiadi. Questo mi spinge ancora di più a provarci. E smettere quel giorno chissà..con qualcosa in tasca”.

Che bisogna fare allora per arrivare a Tokyo 2020 ?

“Intanto ho sacrificato quest’anno per rigenerarmi. Risistemare qualcosa del mio corpo che era necessario sistemare e che aveva bisogno di cure. Così ho fatto. Sono ripartito ormai da tre settimane. Preparazione lunga e difficile. Ma non impossibile penso. Il percorso sarà lungo. Non sarà facile. Ma ci proviamo”.

Emozione più bella in carriera..

“Ogni gara ha un suo ricordo e una sua emozione. La gara di Helsinki fu un evento speciale. Particolare. La medaglia olimpica chiaramente è il sogno di ogni atleta. Quindi conquistare l’alloro a Cinque Cerchi e toccare con mano qualcosa che pochi sono riusciti a fare in pochi (da Londra 2012 ad oggi nessuno è riuscito a vincere nel salto triplo) è bellissimo. Tuttavia, la mia medaglia più bella vinta è stata quella agli Europei Indoor del 2017. Un argento. Ho vinto da atleta e da allenatore di me stesso. Mi allenavo e mi alleno da solo. Doppia soddisfazione”.

Qual è stata la misura più lunga da te realizzata ? E cosa serve per saltare così lontano ?

“17,60 all’aperto a Milano nel 2000 e 17,73 indoor a Parigi 2011. Sono misure importanti. In pochi al mondo le hanno fatte. Riuscire a realizzare salti così lunghi è importante. Vuol dire restare nella storia. E’ bello. Sensazione unica. Hai la sensazione di volare e avere padronanza del proprio corpo. Di avere controllo e padronanza di un gesto tecnico difficile, ma così semplice in quel momento. In alcune  gare mi sembra impossibile gestire tutto, invece in altre mi sembra più facile. E per questo, ho grande voglia di risentire quelle sensazioni”.

Quanto sono importanti i valori dello sport Fabrizio ? Soprattutto per i giovani di oggi..

“Lo sport mi ha insegnato tutto. Sono cresciuto nello sport. Sono alle Fiamme Gialle dal 1995. Mi ha forgiato lo sport e mi ha fatto crescere come persona, come uomo. Lo sport sarà un elemento che porterò sempre dentro di me. Mi aiuterà nella vita di tutti i giorni”.

E dopo lo sport Fabrizio ? Cosa farai ?

“Difficile pensare Fabrizio da grande. Il mio percorso tecnico da allenatore è già partito. Sto proseguendo su di esso. Con la speranza di essere pronto il prossimo anno ad aiutare e dare una mano a chi ne avrà bisogno”.

Foto : Colombo/Fidal

(Il Faro on line)