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Civitavecchia, reperti archeologici esposti in casa: denunciato collezionista 60enne

L'uomo è accusato di ricettazione di beni archeologici di proprietà dello Stato

Civitavecchia – Ieri mattina, nel corso dei quotidiani servizi di controllo del territorio, i Carabinieri della Stazione di Civitavecchia hanno individuato un appartamento nel quartiere San Gordiano, all’interno del quale hanno rinvenuto numerosi oggetti di dubbia provenienza, probabilmente reperti di interesse archeologico.

I Carabinieri, entrati nell’abitazione di un 60enne romano, hanno sequestrato circa venti oggetti in terracotta – anfore, crateri, vasi, lacrimatoi – oltre a molti altri pezzi in bronzo -spade, pettini, monete – tutti esposti nel salone dell’appartamento.

Il collezionista è stato denunciato in stato di liberà per ricettazione di beni archeologici di proprietà dello Stato, e si attende la perizia degli archeologi della Soprintendenza dell’Etruria Meridionale, finalizzata ad accertare l’autenticità ed il valore storico di quanto rinvenuto e sequestrato. Le indagini dei Carabinieri continuano per capire i canali di approvvigionamento dei pezzi.

L’avvocato del denunciato: “Semplici riproduzioni”

“La scoperta – scrive il legale dell’uomo – ben poco ha di scoperta, poiché avvenuta soltanto allorquando pattuglia dei Carabinieri di Civitavecchia si è recata presso l’abitazione per notifica di alcuni atti e non durante ordinari controlli del territorio. Gli oggetti – precisa l’avvocato – non sono assolutamente archeologici poiché semplici riproduzioni di oggetti dell’epoca etrusco-romana“.

Il legale afferma inoltre che il suo assistito “non è stato trovato in possesso di numerosi spade, monete e oggetti vari in bronzo, in quanto quelli sequestrati sono solo ricreazioni di vasi e piccole anfore e altri oggetti di uso quotidiano”.

L’avvocato, in fine, fa sapere che il suo assistito non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione attinente procedimenti aperti: “Anche laddove si dovesse aprire un procedimento penale, lede in ogni caso il mio assistito”.

Nell’articolo, tuttavia, non vi è alcun riferimento specifico al cliente dell’avvocato. Inoltre, sempre nello stesso articolo, si parla di oggetti di dubbia provenienza, probabilmente (e non certamente) reperti di interesse archeologico, almeno per chi indaga. Viene in fine specificato che gli investigatori attendono la perizia archeologica della Soprintendenza proprio al fine di accertare l’autenticità e il valore di quanto rinvenuto e sequestrato.

(Il Faro online)