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Il 13 ottobre è la Giornata per le vittime del lavoro: “Una strage che deve finire”

Manifestazioni previste in tutta Italia, i sindacati chiedono lo stop a questa strage. Il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il 13 ottobre viene celebrata in tutta Italia, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la 69ma Giornata nazionale per le vittime degli infortuni sul lavoro. Una giornata in cui bisogna riflettere e chiederci “perché aumentano i morti sul lavoro in un Paese che fonda la propria democrazia sul lavoro“.

Il fenomeno infortunistico in Italia continua a presentare numeri preoccupanti e a costare ogni anno troppe vite umane. Poco importa se siamo sotto o sopra i mille morti l’anno, è comunque strage ogni giorno: in Italia il lavoro uccide una persona ogni otto ore, ne ferisce una ogni 50 secondi.

Non occorre e non è utile aumentare le pene, che peraltro si applicherebbero solo per il futuro. Basterebbe consentire l’applicazione delle normative in vigore da oltre 11 anni per prevenire prima che reprimere. Uno Stato che vuole garantire sicurezza deve raccogliere e spendere le migliori conoscenze tecniche, investigative, scientifiche, amministrative e produrre un’energica politica preventiva.

Quest’anno per la manifestazione principale è stata scelta la città di Palermo. Parla di “strage con 17.000 decessi dal 2009” il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, fanno eco il segretario della Uil Carmelo Barbagallo che chiede di “fermare questa strage” e la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan per la quale “Non si può morire ancora di lavoro nel terzo millennio”.

Alla campagna di sensibilizzazione è abbinato un video “Non raccontiamoci favole” realizzato per l’Associazione dal regista Marco Toscani, che sarà in onda sulle reti Rai e sugli schermi degli Autogrill grazie al supporto di Autostrade per l’Italia. La campagna, tradotta in diverse lingue sta avendo un’ampia divulgazione sul web e attraverso i canali social dell’Anmil, con l’auspicio che possa diventare virale trattandosi di un tema che accomuna tutti e per combattere il quale serve la massima condivisione.

“Crediamo sia urgente – afferma il presidente dell’Anmil Zoello Forni – la promozione di una forte campagna di sensibilizzazione a livello nazionale. Iniziative come quella dell’Anmil, pur positive e utili, rappresentano solo un piccolo contributo all’informazione sul tema degli infortuni e delle malattie professionali, ma non possono sostituirsi a messaggi di più ampio respiro che solo la voce autorevole delle nostre istituzioni può efficacemente veicolare. Allo stesso tempo, la sensibilizzazione dovrebbe essere rivolta direttamente alle aziende, attraverso un piano straordinario che preveda anche il coinvolgimento di volontari in qualità di consulenti, che possano fornire un aiuto vero, partecipato e di impatto, che vada oltre l’assolvimento delle norme e la regolarità burocratica”.

Da subito, poi, avverte, “dobbiamo lavorare per il rafforzamento delle iniziative di formazione e informazione nelle scuole di ogni ordine e grado,  sulle tematiche della salute e della sicurezza, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 11 del decreto 81/2008. Parallelamente, dobbiamo fare di più sul fronte della tutela delle vittime di infortuni e malattie professionali e sensibilizzare direttamente le aziende, attraverso un piano straordinario che vada oltre l’assolvimento delle norme e la regolarità burocratica”.

Dovremmo, poi, anche chiederci non solo perché, ma anche chi muore di lavoro.

“Il lavoro – dichiara Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione – uccide e ferisce più uomini che donne, più al Sud che al Nord, più in agricoltura ed edilizia che in fabbrica; chi è addetto a macchine e impianti più che in uffici; colpisce i lavoratori in nero e quelli in grigio, fittiziamente regolari, chi ha un datore di lavoro attento più al profitto che alla persona, chi ha paura a rivendicare il proprio diritto alla salute, alla vita, alla dignità. Quindi i più deboli”.

“Guardando la curva degli infortuni sul lavoro negli ultimi trent’anni – continua  il magistrato – si osserva che non v’è alcuna relazione diretta con l’indice di disoccupazione o con l’andamento dell’economia, non è vero che diminuendo il lavoro, cala il numero degli infortuni, e viceversa. Gli incidenti sul lavoro non sono, quindi, il prezzo della crescita o il frutto della decrescita economica. Ogni infortunio pesa sul Pil, grava sul sistema sanitario, previdenziale, assicurativo, amministrativo e giudiziario, ferisce l’economia sana, lo stato sociale, tutti noi. La legalità è il potere dei senza potere, la legalità del lavoro è l’unico potere dei più deboli”.

Clicca qui per leggere il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.