Seguici su

Cerca nel sito

Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Vaticano, Gauzzi Broccoletti nuovo capo della Gendarmeria

Dal 1999 è stato responsabile della progettazione e sviluppo dell'infrastruttura di tecnologia di networkinge di sicurezza dello Stato della Città del Vaticano e di Cyber Security. Succede al dimissionario Giani

Città del Vaticano – Il Papa, dopo avere accettato le dimissioni del capo della Gendarmeria Domenico Giani, ha nominato Gianluca Gauzzi Broccoletti a capo della direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano e Comandante del Corpo della Gendarmeria il suo vice. Ne dà notizia la Sala stampa del Vaticano. Ieri le dimissioni di Giani in seguito alla fuga di documenti relativi alla nuova inchiesta finanziaria in Vaticano.

Gauzzi Broccoletti, nato a Gubbio (Pg) il 3 giugno 1974, è laureato in Ingegneria della Sicurezza e Protezione presso l’Università “La Sapienza” di Roma, coniugato con due figli, è stato assunto presso il Corpo della Gendarmeria nel 1995.

Dal 1999 è stato responsabile della progettazione e sviluppo dell’infrastruttura di tecnologia di networkinge di sicurezza dello Stato della Città del Vaticano e di Cyber Security. Nel 2010 è stato trasferito al Centro Operativo di Sicurezza, avanzando gradualmente nelle responsabilità e nei corrispondenti livelli fino a raggiungere la qualifica di dirigente nel 2017 e di vice direttore e vice comandante nel 2018.

Nel corso degli anni, Gauzzi Broccoletti ha instaurato un rapporto di fiducia con le varie Segreterie particolari del Santo Padre, le Superiori Autorità del Governatorato e della Segreteria di Stato, dove è stata richiesta competenza e professionalità per indagini a carattere riservato.Ha accompagnato il Sommo Pontefice in numerosi Viaggi Apostolici e nelle Visite Pastorali in Italia e nel mondo.

Inoltre ha espletato servizio di coordinamento in occasione dei soggiorni estivi di San Giovanni Paolo II e del Papa emerito Benedetto XVI e ha svolto il servizio di vice Comandante del distaccamento di Castel Gandolfo durante la permanenza estiva di Papa Benedetto XVI nelle Ville Pontificie.

Ha fatto parte dell’Organico preposto nella gestione della sicurezza tecnologica durante lo svolgimento del Conclave del 2005 e del 2013.Delegato in diverse circostanze dal Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile per quanto attiene le riunioni con il Comune di Roma e le varie Forze di Polizia relativamente ai cosiddetti Grandi Eventi, quando è prevista la presenza del Santo Padre. Ha frequentato numerosi corsi, seminari e stage con le varie forze di Polizia italiane e internazionali.

Le dimissioni di Giani

Nelle scorse ore, Papa Francesco aveva accettato le dimissioni del capo della Gendarmeria Domenico Giani. “Nell’accogliere le dimissioni – spiega una nota del Vaticano -, il Santo Padre si è intrattenuto a lungo col Comandante Giani e gli ha espresso il proprio apprezzamento per questo gesto, riconoscendo in esso un’espressione di libertà e di sensibilità istituzionale, che torna a onore della persona e del servizio prestato con umiltà e discrezione al Ministero Petrino e alla Santa Sede”.

Papa Francesco, ragguaglia ancora la nota, “ha voluto ricordare anche la sua ventennale, indiscussa, fedeltà e lealtà e ha sottolineato come, interpretando al meglio il proprio stile di testimonianza in ogni parte del mondo, il Comandante Giani abbia saputo costruire e garantire intorno al Pontefice un clima costante di naturalezza e sicurezza. Nel salutare Domenico Giani, il Santo Padre lo ha anche ringraziato per l’alta competenza dimostrata nell’espletamento dei molteplici, delicati servizi, anche in ambito internazionale, e per il livello di indiscussa professionalità a cui ha portato il Corpo della Gendarmeria”.

La nota del Vaticano ripercorre poi la genesi della vicenda che ha portato all’addio di Giani: “Lo scorso 2 ottobre, alcuni organi di stampa hanno pubblicato una disposizione di servizio riservata, firmata dal Comandante del Corpo della Gendarmeria, dottor Domenico Giani, riguardante gli effetti di alcune limitazioni amministrative disposte nei confronti di personale della Santa Sede. Tale pubblicazione è altamente lesiva sia della dignità delle persone coinvolte, sia della stessa immagine della Gendarmeria”.

“Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite da personale del Corpo, non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio riservata agli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e della Guardia Svizzera Pontificia, il Comandante Giani, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, in spirito di amore e fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro”.

L’ormai ex capo della Gendarmeria ha detto che “gli eventi recentemente accaduti hanno generato un grave dolore al Santo Padre e questo mi ha profondamente colpito”. “Sono trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione del documento che era stato inoltrato ad uso interno esclusivamente per Gendarmi e Guardie Svizzere. Come indicato nel comunicato della Sala Stampa del primo ottobre, è in corso un’indagine e le persone coinvolte sono state raggiunte da un provvedimento amministrativo. L’uscita di questo documento, pubblicato da alcuni organi di stampa, ha certamente calpestato la dignità di queste persone. Anche io come Comandante – ammette – ho provato vergogna per quanto accaduto e per la sofferenza arrecata a queste persone”.

“Per questo, – spiega Giani in una intervista ai media vaticani – avendo sempre detto e testimoniato di essere pronto a sacrificare la mia vita per difendere quella del Papa, con questo stesso spirito ho preso la decisione di rimettere il mio incarico per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre. E questo, assumendomi quella ‘responsabilità oggettiva’ che solo un Comandante può sentire”.

L’ex comandante della Gendarmeria vaticana racconta di vivere “questo momento difficile con la serenità interiore che, chi mi conosce, sa che ha contraddistinto il mio stile di vita anche di fronte a vicende dolorose. Ho dedicato 38 anni della mia vita al servizio delle istituzioni, prima in Italia, e poi per 20 anni in Vaticano, al Romano Pontefice. In questi anni ho speso tutte le mie energie per assicurare il servizio che mi era stato affidato. Ho cercato di farlo con abnegazione e professionalità ma sentendomi, come il Vangelo di due domenica fa ci ricorda, serenamente un ‘servo inutile’ che ha fatto fino in fondo la sua piccola parte”.

Giani spiega ancora che “nel corso dei colloqui avuti con il Santo Padre in questi giorni, ho sempre avvertito quella paternità che ha contraddistinto lo speciale rapporto che ho avuto con lui, sin dall’inizio del Pontificato, e credo di poter dire che ciò era visibile a tutti. Ho avvertito sempre, in questi incontri, l’umana sofferenza del Santo Padre nella decisione condivisa. Il Papa, d’altronde, conosceva però anche alcune fatiche personali che ormai da mesi stavo portando e anche un desiderio di dedicare maggiore tempo alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli. Sono dunque profondamente grato al Santo Padre perché il suo attestare la mia lealtà, l’onore e la fedeltà con cui ho svolto il mio servizio, mi aiuta ad affrontare con serenità il futuro e i nuovi impegni che potrò assumere, nell’ambito delle mie competenze, dopo questa esperienza straordinaria”.

(Il Faro online)