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Oney Tapia: “Il disco è la mia vita. Al Mondiale di Dubai cerco la rivincita” foto

Ha parlato di sé il vicecampione paralimpico del lancio del disco. Agli Italiani Societari di Ostia l’atleta azzurro ha confidato i suoi sogni : Mondiale e Paralimpiade. E il segreto è quello di non mollare mai

Ostia – Realizza il suo sogno targato 2019 Oney. Ci sarà anche lui al Mondiale di Dubai, che si svolgerà dal 7 al 15 novembre. Lo ha detto il vicecampione paralimpico del lancio del disco F11 a Il Faro on line. A bordo campo e mentre i suoi compagni, senior e giovani, erano impegnati nelle gare dei Campionati Italiani di Società di atletica leggera paralimpica del 5 e 6 ottobre scorsi, allo Stadio Giannattasio di Ostia, l’atleta della Omero Bergamo e delle Fiamme Azzurre ha confidato sogni e aspettative.

Attendeva con trepidazione la convocazione per una edizione dei Mondiali che lui considera quelli della “rivincita”. Due competizioni saltate per lui. Infortuni e forma fisica altalenante non avevano permesso all’argento di Rio 2016 di scendere in pedana e dimostrare il suo valore, nella competizione iridata: “Importantissimo questo Mondiale per me – spiega Tapia – ne ho persi due. Per un infortunio all’adduttore e l’altro non ero particolarmente in forma. Questo Mondiale devo afferrarlo per forza. E’ il Mondiale della “vendetta” (ride)”. Questa mattina ecco il suo nome tra i convocati. E’ uno degli atleti simbolo di uno sport paralimpico in crescita. In Italia e nel mondo. Dal grande cuore di un campione che non indietreggia mai e sfodera consigli utili per i giovani, che non devono mai mollare, come lui stesso dice, si accinge a preparare valigia e disco per il torneo iridato.

Tre volte campione europeo Tapia considera il disco parte della sua vita. E’ una forte relazione interiore quella che lui vive con lo strumento che lo fa andare un po’ più in là, anche nella vita. Oltre la sua disabilità. Il suo prolungamento in pedana e in gara il disco. Importante. Fondamentale per esprimere quello che ha dentro: “Quando sono tranquillo e rilassato lui prende il percorso. Abbiamo una bella comunicazione”. E la strada è sempre quella. Una di quelle vie che insegna al cuore a superare ostacoli e paure. Ci vuole coraggio. Per crederci, per scendere in pedana e per lanciare il disco oltre. Il più lontano possibile. Con stile e impegno. Ci sta lavorando Oney. Sta ritrovando la forma, dopo alcuni mesi di stop a causa di uno strappo all’adduttore. Con il Mondiale alle porte, sarà più entusiasmante probabilmente, allenarsi tutti i giorni, con il sogno del podio di Dubai. E non solo. E dopo i Mondiali ? Ecco le Paralimpiadi del 2020. Un altro sogno da avverare, dove scalare di un gradino più su per prendersi un oro da leggenda: “Farò del tutto e anche l’impossibile per esserci. Almeno ci provo”. Lo confessa sentitamente l’azzurro e prosegue: “Ho conquistato l’argento a Rio. Mi è sfuggito l’oro per mancanza di esperienza. Il disco è uno sport molto complesso”.

Arrivato in Italia nel 2002, come giocatore di baseball, ha perso la vista lavorando come giardiniere. Un grosso ramo gli cadde addosso e da quel momento Oney ha dovuto convivere con la sua disabilità. Condizione che non gli ha impedito di rendere eccezionale una  vita, anche in pedana. E così ha fatto collezionando anche tanti record. Agli Europei del 2018, il suo lancio di 46.07 metri lo ha proiettato nell’universo del primato della disciplina. Record del mondo. E in questa competizione, non ha solo primeggiato nel disco laureandosi pure campione continentale, ma anche nel getto del peso. In cui ha replicato il titolo dorato con 12,48 metri raggiunti. Due anni prima nel 2016, aveva conquistato il record dei Campionati agli Europei Paralimpici di Grosseto, con 42,56 metri. Risultati da campione. Frutto di duro lavoro. In pedana e fuori. Rinunce, fatica, sofferenze. Come lui stesso dice: “Non si raggiunge nulla senza piangere”. E allora il suo modo di praticare lo sport diventa modello da imitare. Per tanti giovani e Oney consiglia: “Non dovete mai rinunciare alle sfide”. E lui non lo ha fatto. Neanche ai Campionati Italiani di Società di Ostia, dove ha conquistato un oro che è valso alla sua squadra di appartenenza il titolo tricolore. Con i suoi 40,60 metri (solo 20 metri in meno rispetto al podio di Rio 2016) ha contribuito a racimolare punti preziosi il suo team lombardo. E come campione d’Italia Tapia guarda lontano. Ci sono i Mondiali di Dubai all’orizzonte e lui lancia il suo disco, per farlo cadere laggiù..ad un passo dal sogno paralimpico. E conquistarlo. Tra un anno. In bocca al lupo campione.

Caro Oney, come stai ? Come ti senti in previsione del Mondiale ?

“Innanzitutto, sto fisicamente bene. Sono stato 4 mesi fermo per uno strappo al polpaccio. A livello tecnico stiamo ricostruendo tutto. Il disco è molto complesso. Siamo ad un buon punto di preparazione. Però stiamo lavorando ancora. E’ importantissimo questo Mondiale per me. Ne ho persi due. Per un infortunio all’adduttore e l’altro non ero particolarmente in forma. Questo Mondiale devo afferrarlo per forza. E’ il Mondiale della “vendetta” (ride). Devo scaricare tutto quello che ho dentro. E allora la preparazione è molto più impegnativa e forte. Dobbiamo arrivare al traguardo”.

Quanto è importante per te la tua disciplina sportiva ? Cosa ti ha dato il disco come atleta e uomo ?

“Il disco è parte della mia vita. Abbiamo una relazione. Una simbiosi. Quando sono agitato il disco non esce. Quando sono tranquillo e rilassato lui prende il percorso. Abbiamo una bella comunicazione. Penso che tutti gli atleti dovrebbero avere questo rapporto con la propria specialità sportiva. Dove noi riusciamo ad esprimerci. Diamo la nostra potenzialità e forza in più quando indossiamo la maglia azzurra. Ci trasformiamo tutti e diamo il massimo di quello che abbiamo”.

Qual è il tuo sogno sportivo Oney ?

“Il mio sogno sportivo è quello di vincere la medaglia d’oro alle Paralimpiadi. A Rio 2016 ho conquistato l’argento. Mi è sfuggito l’oro per mancanza di esperienza. Il disco è uno sport molto complesso. Ho cominciato tardi a praticarlo. Questo è il quarto anno che faccio questa disciplina. Stiamo lavorando tantissimo. Il mio obiettivo importante, a parte il Mondiale, è Tokyo 2020. Farò del tutto e anche l’impossibile per esserci. Almeno ci provo. Non sappiamo la misura di qualifica. Ma io ho il minimo acquisito, quello di 43 metri. Quello mi può portare a fare le Paralimpiadi”.

Cosa vuol dire ogni volta scendere in pedana e dare il meglio di te ?

“E’ importante. Per me è importantissimo. Lì si vede anche tutto il lavoro che fai. Soprattutto quello fatto con il mio allenatore Guido Sgherzi. Il tempo dedicato e le ore. Le sofferenze. Le fatiche. Dietro a tutto questo c’è un lavoro profondo. Di rinunce anche che sono state fatte. Quindi ogni volta che scendo in gara devo dare il massimo. Devo tirare fuori il meglio di me. Per gratificarmi con me stesso e anche per le persone che mi sono accanto. Anche una cosa importante e bella sarebbe un input e un trampolino di lancio per tutti i ragazzi nuovi che stanno arrivando. Per loro questo è uno stimolo a fare bene. Ogni volta che vado in pedana il mio scopo principale è quello di fare bene. Per fare in modo che questi stimoli arrivino a questi ragazzi”.

Quale tipo di messaggio senti di dare alle persone ?

“I messaggi per questi ragazzi sono cose che io sempre vivo nello sport. Non dobbiamo aver paura di affrontare le sfide. Non dobbiamo aver paura di sbagliare. Sbagliare è l’unico modo per trovare la strada giusta e il risultato la volta dopo. Attraverso la fatica. Il messaggio è: “Ragazzi, non dovete mai mollare. Non dovete avere la paura di tirare fuori la vostra grinta”. Prima o poi i risultati arrivano, ma bisogna soffrire e piangere dalla fatica anche..bisogna urlare. Ma sono consapevole che quando si lavora, i risultati si ottengono”.

Quanto lo sport ti ha aiutato a vivere con la tua disabilità ?

“Lo sport mi ha aiutato tantissimo. Ho fatto sempre sport. Questo mi ha aiutato a trovare una mia dimensione. Un modo in cui io posso sfogare la mia energia. Trovare anche tantissimi ragazzi come amici e compagni di squadra. Con disabilità diverse. Le persone che si trovano peggio di me e stanno lottando, stanno tirando fuori il meglio di se stesse. Lo sport è vita. E’ salute. Lo sport nella vita è tutto per me”.

(Il Faro on line)