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Le Rubriche di Il Faro Online - Papa & Vaticano

Il Papa: “La missione della Chiesa? Donare aria pura a chi vive nell’inquinamento del mondo” fotogallery

Il monito del Pontefice a tutti i battezzati: "La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola"

di FABIO BERETTA

Città del Vaticano – “La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola. Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando. Questa è la missione: donare aria pura, di alta quota, a chi vive immerso nell’inquinamento del mondo”.

E’ il monito che Papa Francesco lancia dal pulpito della basilica vaticana, dove presiede la Santa Messa in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, nell’ambito del Mese Missionario Straordinario. Davanti a migliaia di fedeli e religiosi, provenienti da ogni parte del mondo, il Pontefice ricorda che ciascun battezzato “è una missione su questa terra”, che i cristiani hanno il dovere di “testimoniare, benedire, consolare, rialzare, trasmettere la bellezza di Gesù”.

Nell’omelia, pronunciata sotto il baldacchino del Bernini, il Papa riprende le letture proposte dalla liturgia odierna, soffermandosi su tre parole: “monte”, “salire” e “tutti”.

Il luogo dell’incontro

Il monte, sottolinea il Pontefice, sembra essere “il luogo dove Dio ami dare appuntamento all’umanità intera. È il luogo dell’incontro con noi, come mostra la Bibbia dal Sinai al Carmelo fino a Gesù, che proclamò le Beatitudini sulla montagna, si trasfigurò sul monte Tabor, diede la vita sul Calvario e ascese al cielo dal Monte degli Ulivi”.

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Che cosa dice a noi il monte? Secondo Bergoglio, che “siamo chiamati ad avvicinarci a Dio e agli altri: a Dio, l’Altissimo, nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano. Ma anche agli altri, che dal monte si vedono in un’altra prospettiva, quella di Dio che chiama tutte le genti: dall’alto gli altri si vedono nell’insieme e si scopre che l’armonia della bellezza è data solo dall’insieme“.

In altre parole, il monte “ci ricorda che i fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati, con lo sguardo e soprattutto con la vita”.

Il monte lega Dio e i fratelli in un unico abbraccio, quello della preghiera. Il monte ci porta in alto, lontano da tante cose materiali che passano; ci invita a riscoprire l’essenziale, ciò che rimane: Dio e i fratelli. La missione inizia sul monte: lì si scopre ciò che conta. Al cuore di questo mese missionario chiediamoci: che cosa conta per me nella vita? Quali sono le vette a cui punto?

Sempre in movimento

Un verbo accompagna il sostantivo monte è salire: “Non siamo nati per stare a terra, per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli – fa notare il Papa -. Ma per questo bisogna salire: bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io”.

Salire costa fatica, aggiunge il Pontefice, “ma è l’unico modo per vedere tutto meglio, come quando si va in montagna e solo in cima si scorge il panorama più bello e si capisce che non lo si poteva conquistare se non per quel sentiero sempre in salita”.

E come in montagna non si può salire bene se si è appesantiti di cose, “così nella vita bisogna alleggerirsi di ciò che non serve. È anche il segreto della missione: per partire bisogna lasciare, per annunciare bisogna rinunciare – prosegue il Santo Padre -. L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona: una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi”.

Il senso della vita

E, se il monte ci ricorda ciò che conta, ovvero Dio e i fratelli, e il verbo salire come arrivarci, “una terza parola risuona oggi come la più forte. È l’aggettivo tutti, che prevale nelle Letture”.

“Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti. Sa che noi siamo testardi nel ripetere ‘mio’ e ‘nostro’: le mie cose, la nostra gente, la nostra comunità, e Lui non si stanca di ripetere: ‘tutti’“, aggiunge Bergoglio.

Perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio. Tutti, perché ciascuno è un tesoro prezioso e il senso della vita è donare agli altri questo tesoro. Ecco la missione: salire sul monte a pregare per tutti e scendere dal monte per farsi dono a tutti.

Il cristiano, dunque, sottolinea ancora il Pontefice, “è sempre in movimento, in uscita. Andate è infatti l’imperativo di Gesù nel Vangelo”. E ammonisce: “Tutti si aspettano cose dagli altri, il cristiano va verso gli altri. Il testimone di Gesù non è mai in credito di riconoscimento dagli altri, ma in debito di amore verso chi non conosce il Signore. Il testimone di Gesù va incontro a tutti, non solo ai suoi, nel suo gruppetto“.

Le missione della Chiesa

“Quali istruzioni ci dà il Signore per andare verso tutti?”, si domanda il Pontefice. La risposta: “Una sola, molto semplice: fate discepoli. Ma, attenzione: discepoli suoi, non nostri. La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola“.

E il discepolo segue ogni giorno il Maestro e condivide con gli altri la gioia del discepolato. Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando, mettendosi allo stesso livello, discepoli coi discepoli, offrendo con amore quell’amore che abbiamo ricevuto. Questa è la missione: donare aria pura, di alta quota, a chi vive immerso nell’inquinamento del mondo; portare in terra quella pace che ci riempie di gioia ogni volta che incontriamo Gesù sul monte, nella preghiera; mostrare con la vita e persino a parole che Dio ama tutti e non si stanca mai di nessuno.

E conclude: “Siamo qui per testimoniare, benedire, consolare, rialzare, trasmettere la bellezza di Gesù. Il Signore ha una sorta di ansia per quelli che non sanno ancora di essere figli amati dal Padre, fratelli per i quali ha dato la vita e lo Spirito Santo. Vuoi placare l’ansia di Gesù? Vai con amore verso tutti, perché la tua vita è una missione preziosa: non è un peso da subire, ma un dono da offrire. Coraggio, senza paura: andiamo verso tutti!“.

(Il Faro online)