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Renzi alla Leopolda: “No a polemiche col Pd”, poi l’attacco a Salvini e al centrodestra – VIDEO

L'ex premier apre a "quelli che non sono venuti con noi e se vogliono venire le porte sono aperte ma le incertezze di alcuni non possono bloccare una carovana che ha voglia di correre"

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Firenze – Matteo Renzi parla dal palco della Leopolda e prova a stemperare la tensione che nelle ultime ore si respira all’interno della maggioranza: “Dire qualcosa di positivo, proporre idee non è lanciare ultimatum ma fare politica. Se io propongo di non tartassare le partite Iva non è un ultimatum, ma dico che vi avete fatto di male la classe media?” sottolinea il leader di Italia Viva, che assicura di non voler “staccare la spina a nessuno, il treno della legislatura arriva al 2023. Non vogliamo staccare la spina, vogliamo attaccare la corrente… anzi, le correnti”.

La Manovra

Nel discorso che chiude i lavori della decima edizione della kermesse, Renzi non risparmia fendenti, soprattutto su alcuni dei punti cardine della manovra. Quota 100? “E’ uno spot che costa 20 miliardi, uno spot di Salvini per dire che lui ha risolto il problema dei pensionati”. La lotta all’evasione? “E’ nata su questo palco”. E sulle tasse: “Noi vogliamo aumentare l’efficienza dei servizi, non le tasse”.

Renzi si rivolge direttamente al premier: “A Conte diciamo che c’è un grande tema, quello dell’aumento delle spese intermedie dello Stato che sono cresciute in questi anni. Si tratta delle spese che i ministeri fanno e che sono cresciute troppo” spiega l’ex premier, lanciando la sua proposta: “teniamo la pressione fiscale alle stessa percentuale dell’anno scorso, noi diciamo abbassiamo le spese e offriamo il lavoro di 5 professionisti – che lavoreranno gratis – che si impegneranno sulla revisione della spesa. Ci prendiamo noi il compito della spending review, si può arrivare a 2 miliardi in un anno”.

Il bilancio sulla Leopolda

Dal palco, Renzi difende anche la sua creatura dagli attacchi: “La Leopolda – spiega – è il luogo dove si lanciano sfide. Fuori da qui sembra una parolaccia, ma noi diciamo che crediamo nella politica, la buona politica. E lo abbiamo dimostrato”. Sul futuro non ha dubbi: “Nessuno parla mai dei prossimi dieci anni, della meta del 2029 – dice Renzi – tutti parlano dei prossimi tre, sei mesi. Noi dopo 10 anni potevamo ben guardarci alle spalle e fare celebrazioni. Abbiamo scelto, invece, di guardare all’orizzonte, al 2029. Questo fa la politica, la buona politica”.

“‘Dicono: ‘avete fatto degli errori’, sì certo. Può accadere di fare degli errori, ma quello che non è mai accaduto alla Leopolda è che questi errori fossero dettati dal qualunquismo – sottolinea ancora Renzi -. La Leopolda non è un luogo dell’ipocrisia, perché noi le cose ce le diciamo in faccia”.

A ogni modo, “Italia Viva vuole offrire una cosa a chi dice no a Salvini e chi dice no all’alleanza organica Pd-M5S. Noi non faremo una alleanza strutturale con il Movimento 5 Stelle, quello è un mondo diverso, non è casa nostra”. Rispetto alle percentuali di Italia Viva, “arrivare alla doppia cifra, per noi è minimo sindacale” garantisce Renzi.

L’esecutivo

L’ex premier torna anche a ribadire l’esigenza di fare nascere un governo giallorosso per porre fine “al diktat del Papeete di Salvini”. “L”alternativa era una: fare politica – chiarisce -. Quelli che dicono dovevamo andare a votare per coerenza, io quello che chiamano coerenza, lo chiamo masochismo. L’ho fatto per salvare Italia da Salvini e dal salvinismo”.

Quanto all’orizzonte dell’esecutivo, Renzi ribadisce: “Questa maggioranza ha il dovere di eleggere il prossimo Capo dello Stato. Deve essere chiaro questo passaggio, il punto fondamentale è che il treno della legislatura arriva al 2023. Chi vuole scendere prima, può farlo. Noi intendiamo garantire al Paese un’alternativa al bullismo istituzionale. Non è pensabile rinchiudersi nel sovranismo da due soldi“.

“Andremo al 2023 con questa legislatura – prosegue Renzi – non come dice la narrativa prevalente perché i parlamentari non vogliono andare a casa, cosa peraltro vera, ma il problema è molto più grave perché in questa legislatura scade il mandato del presidente della Repubblica. Il ruolo del presidente della Repubblica è un ruolo chiave”.

La critica al centodestra

Renzi non le manda a dire neanche al centrodestra: “Ieri in quella piazza (leggi qui) è finito un modello di centrodestra – osserva -. Berlusconi per 25 anni ha rappresentato un modello che era chiaramente ancorato al popolarismo europeo e al mondo liberale ieri con la partecipazione di Berlusconi a San Giovanni c’è stato un passaggio di consegne a Salvini”.

“Non è più il centrodestra di Berlusconi – afferma Renzi – a fronte di questo è evidente il malessere parte dirigenti e militanti ci sia. Oggi cosa vedono di moderato in Salvini? Neanche la pettinatura… a tutti coloro i quali credono ci sia spazio per area liberale e democratica, venite a darci una mano”.

L’attacco a Salvini

Renzi punzecchia anche il leader leghista: “Pensavo fosse un Don Rodrigo, invece è un Don Abbondio“. E ancora: “Ma come tu ti fai fregare da uno che ha il 4% e fai il leone? Goditi il Papeete omonimo, che a governare il Paese pensiamo noi”. Renzi non ha dubbi: “il disegno sovranista di Salvini puntava al Colle, Salvini voleva mettere le mani sul Colle“.

Nessuna polemica col Pd

Quanto ai dem, “non voglio fare polemiche con il Pd – scandisce Renzi – voglio dire grazie a Dario Nardella per essere stato qui ad aprire la stazione Leopolda nonostante qualcuno avesse detto che sarebbe stato un flop. Il punto fondamentale che ci ha portato a dividere le strade dal Pd è che su alcuni temi ci sono delle distanze”. Sulla tasse ad esempio. “Noi abbiamo un disegno opposto a quello del Pd – fa notare -. Da qui faccio appello a Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, due amici e tali rimangono“. E rivolgendosi a entrambi dice: “mettemmo 80 milioni di euro per ristrutturare a Ventotene il carcere in cui era stato scritto il manifesto per L’Europa. Facciamo ripartire il progetto, facciamo di quel luogo la casa dell’Europa“.

Tuttavia, Renzi avverte: “Saremo competitor del Pd. Noi vogliamo fare quel che ha fatto Macron e che certo non ha avuto il consenso dei socialisti francesi. Vogliamo assorbire larga parte di quel consenso, vogliamo arrivare come minimo sindacale in doppia cifra“. “Noi in questa nuova casa ci vogliamo bene – garantisce -. E lo dico dopo che per 7 anni mi sono alzato al mattino sempre con un primo pensiero: quello di dover respingere gli attacchi che venivano dai nostri”.

Infine, l’ex premier apre anche a “quelli che non sono venuti con noi e se vogliono venire le porte sono aperte ma le incertezze di alcuni non possono bloccare una carovana che ha voglia di correre”.

(Il Faro online)

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