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Smaltimento illecito di rifiuti, sequestrati i beni a un ex imprenditore pontino

Confiscati 7 terreni, 9 fabbricati, nonché numerosi rapporti bancari valore complessivamente stimato in circa 1,5 milioni di euro

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Latina – Nell’ambito delle strategie finalizzate al contrasto all’accumulazione dei patrimoni illeciti, la Divisione Anticrimine della Questura di Latina e il Servizio Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, hanno eseguito un decreto di sequestro di beni emesso, ai sensi della normativa antimafia, dal Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione di Roma, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Roma e del Questore di Latina, nei confronti di un ex imprenditore pontino, classe 1964.

polizia di stato

L’uomo, nel 2017, era stato tratto in arresto dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione “Dark side”, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.i.p. presso il tribunale di Roma, nonché destinatario di un provvedimento di sequestro preventivo, che aveva interessato i beni e le aziende nella sua disponibilità, poiché ritenuto al vertice di un sodalizio criminale dedito all’illecito smaltimento di rifiuti, che venivano interrati in una ex cava alle porte di Aprilia (LT), in località Tufetto, senza alcuna autorizzazione al loro trattamento e senza alcun tipo di preventiva “preparazione” del sito, volta ad evitare che i rifiuti potessero disperdersi ed entrare in contatto con l’ambiente, arrecando grave danno all’intera collettività.

Le attività investigative avevano consentito di accertare come l’imprenditore, avendo la disponibilità dei citati terreni, fosse il promotore e gestore dei menzionati traffici delittuosi, conducendo le attività illecite con il sostegno e la partecipazione dei familiari i quali, oltre ad organizzare l’attività di conferimento abusivo, provvedevano ad incassare i compensi per i vari “scarichi” illeciti.

Dai servizi di monitoraggio ed osservazione posti in essere dagli investigatori era emerso che all’interno della cava in argomento erano stati realizzati, nell’arco di 5 mesi, circa 200 sversamenti abusivi, aventi ad oggetto anche rifiuti di natura tossica, che avevano procurato sia agli smaltitori che ai conferitori di ottenere elevatissimi profitti, successivamente reimpiegati nel circuito economico legale.

Infatti, mentre i primi avevano interamente incamerato, sottraendole al fisco, le somme illecitamente percepite per i singoli sversamenti, i secondi, invece, avevano conseguito un considerevole risparmio di spesa, evitando i maggiori costi derivanti dall’osservanza delle procedure previste per lo smaltimento autorizzato di rifiuti.

Le odierne indagini patrimoniali, svolte dalla Divisione Anticrimine di Latina e dal Servizio Centrale Anticrimine, hanno permesso di appurare che l’ex imprenditore – gravato, peraltro, da numerosi, ulteriori precedenti penali (violazione di sigilli, abusi edilizi, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, insolvenza fraudolenta, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, occultamento e distruzione di documenti contabili, truffa e bancarotta fraudolenta) e attivo, in passato, anche nel campo edile – nonostante sia stato, sin dal 1996, pressoché sconosciuto al fisco, era in possesso di grandi disponibilità economiche, ponendosi, di fatto, come il volano e il punto di riferimento di tutte le attività imprenditoriali della sua famiglia, sia di quelle gestite dai figli del primo matrimonio, non più conviventi, sia di quelle riconducibili ai componenti della famiglia attuale.

Il predetto, infatti, pur non rivestendo cariche formali nelle aziende di famiglia, esercitava il pieno dominio di tutte le società intestate ai suoi familiari, ponendosi come l’indiscusso regista di tutte le strategie economiche, disponendo i pagamenti, organizzando i cambiamenti societari e gestendo tutte le relative attività.

Le condotte illecite poste in essere nel corso degli anni hanno consentito al proposto e alla moglie di acquisire un’importante disponibilità economica, necessaria al successivo reinvestimento in aziende, beni immobili ed attività commerciali, che in parte, fittiziamente e dolosamente, hanno intestato anche a soggetti terzi.

A tal proposito, va evidenziato che, con esclusivo riferimento agli sversamenti monitorati nel corso dei soli 5 mesi di svolgimento dell’indagine, la remuneratività derivante dalla illecita attività del traffico di rifiuti è stata stimata in circa 180.000 euro. Tali cifre sono ampiamente confermate anche dalle risultanze delle attività tecniche, da cui si evince che in relazione ai trasporti effettuati per conto di una soltanto delle società conferitrici, gli introiti si attestavano intorno ai € 330.000 euro all’anno.

A fronte di una complessiva situazione reddituale formale del nucleo familiare dell’uomo, che nell’arco temporale 1997-2016 si è mostrata inadeguata anche solo al semplice soddisfacimento delle primarie esigenze quotidiane, il predetto è stato ritenuto, direttamente o indirettamente, dominus di un complesso di beni assolutamente non proporzionato alla sua capacità economica lecita e, pertanto, il Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione di Roma, oltre al sequestro delle compagini societarie intervenuto in sede penale, ha ritenuto sussistenti i presupposti per disporre il sequestro, in vista della confisca, di 7 terreni, 9 fabbricati, nonché numerosi rapporti bancari per un valore complessivamente stimato in circa 1,5 milioni di euro.

(Il Faro online)

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