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Politica, dal cambiamento alla stabilità: Un passaggio difficile da concretizzare

Stabilità politica di un Governo, di una maggioranza, delle condizioni economiche, dell’ordinamento sociale. Stabilità, questo è ciò che chiedono i cittadini

Ardea – Il termine “cambiamento“, in politica sembra oramai un vocabolo che, più che suscitare la visione presente di un prossimo passaggio da una condizione sociale ad un’altra, evidenzia una condizione di “immobilità“, ovvero un’assoluta mancanza sotto ogni profilo sociale ed economico di evoluzione, modificazione, sviluppo della società stessa in cui viviamo.

Tale argomento lo avevamo già trattato nel mese scorso, dove indicavamo che anche Ardea, era stata contagiata da quella che avevamo definito come  la “moda del cambiamento”, per cui ci interrogavamo anche se la politica locale avesse le capacità per dare un segnale di affidabilità per il futuro, ai cittadini (clicca qui).

L’interrogativo che ci eravamo posti, era legato al continuo “ritornello” che i nostri politici decantano giornalmente riguardo il “cambiamento” politico-sociale ed economico che dovrebbero attuare e che in sostanza non vede mai luce, mentre, nel contempo osserviamo che l’unico cambiamento che è sempre in atto da anni, è la pratica che i nostri Governanti attuano: quella di salire, metaforicamente parlando, su un autobus, laddove questo rappresenta il cartello politico con il quale hanno chiesto il nostro voto, ottenendolo, per poi scendere dallo stesso mezzo di “trasporto”, a loro piacimento, durante la stessa legislatura e risalire su un altro autobus e cambiare corsa e destinazione. Ad Ardea, sono diversi ad oggi i consiglieri eletti con un cartello politico, passati successivamente ad altre liste civiche o movimenti. L’ultimo in ordine cronologico è quello dl Consigliere Anna Maria Tarantino che dal M5S è passata al gruppo “Cambiamo! – 10 volte meglio“. Cartello politico dell’ex forzista, Giovanni Toti.

Lo spostamento da un cartello politico ad un altro di molti politici, è anche ragionevole pensare che destabilizzi un po’ l’elettorato che al contrario, vorrebbe avere la garanzia di una “stabilità” politica continua. Una politica che si dedichi alla soluzione dei problemi sociali economici che attanagliano il nostro Paese. Una Politica che non sia concentrata alla conta delle poltrone da occupare alle Camere del Governo e nelle aule dei Consigli periferici Locali.

E’ sintomatico quanto ci arriva dalle lamentele dei cittadini, che poi, sono sempre gli unici a pagare le spese di un cambiamento che non riesce ad apportare una definitiva trasformazione in meglio delle condizioni generali sociali di ognuno. L’elettorato vorrebbe vedere, realmente, il “cambiamento” prendere corpo nelle attività politiche di tutti i giorni e non vedere tale termine, “cambiamento” appunto, utilizzato solo come parola “trend” del momento che non produce, sostanzialmente, nulla per la collettività.

Purtroppo, la parola “cambiamento”, è diventata una parola di tendenza che in quest’ultimo decennio politico sembrerebbe essere stata usata un po’ da tutti i nostri governanti con troppa superficialità, mettendo in risalto un solo aspetto nella vita politica del nostro Paese: quello del “cambiamento” continuo di “casacca” di molti di loro.

E se cominciassimo ad abbandonare la “visione incompiuta” che la parola “cambiamento” oramai proietta nella mente dei cittadini, in merito alle azioni che seguono le parole pronunciate dai nostri politici, sia che vengano da sinistra, da destra o dal centro e ci concentrassimo su un pensiero ed un’azione politica diversi da quelli precedenti?

Se cominciassimo ad immaginare di utilizzare il termine “stabilità“, attuandolo, in ambito delle politiche-socio-economiche, partendo dal divieto, innanzitutto, di spostamenti da una partito all’altro di chicchessia all’interno della stessa legislatura, in questo modo non si garantirebbe una maggiore continuità di Governo, ovvero, una maggiore stabilità politico-sociale ed economica?

Forse, questo semplice spostamento del “paradigma politico-sociale”  lascerebbe intravedere il vero “cambiamento” che gli italiani meriterebbero di vivere.

E da sempre, la tranquillità per i cittadini, non è tanto nel “cambiamento” che dovrebbe rappresentare e che lo ripetiamo, è un periodo di assestamento da una condizione ad un’altra, bensì nella ricerca e nell’attuazione della “stabilità”. Lo stesso dizionario della lingua italiana da’ la seguente definizione di “stabilità”: Il fatto, la condizione e la caratteristica di essere stabile, che resiste, si conserva e si mantiene senza subire spostamenti, cambiamenti o modificazioni rilevanti: “stabilità politicasocialeeconomica” – “stabilità di un governodi una maggioranzadelle condizioni economichedell’ordinamento sociale” – “stabilità di un accordodella pace” – “stabilità di propositi.

“Stabilità”, di questo ha bisogno il Paese. Pertanto la parola “cambiamento”, il cittadino, forse perché deluso,  comincia ad associarla molto di più ad una condizione di “immobilismo” della politica, riguardo lo sviluppo in ogni ambito della nostra società, mentre, lo associa al “dinamismo” delle poltrone, processo questo mai cessato e che sussiste all’interno del mondo politico, dove in molti si muovono da un cartello politico ad un altro, tradendo il voto del proprio elettorato.

(Il Faro online)