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Parco Leonardo, gli studenti dell’alberghiero di Ladispoli in collegamento satellitare con Emergency

L'Istituto alberghiero di Ladispoli ha festeggiato i 25 anni dell'associazione presso l'Uci Cinemas

Ladispoli – “All’Istituto alberghiero di Ladispoli – si legge in una nota diffusa dallo stesso – torna l’appuntamento con la cultura della legalità e i diritti dell’uomo. Il 29 ottobre gli allievi di via Federici, accompagnati dalla vicepreside Valeria Mollo e dai docenti Daniele Manzo, Pierluigi Palla, Rosa Torino e Federica Sbrana, hanno partecipato – dalla sala 8 dell’UCI Cinema del ‘Parco Leonardo’ – all’iniziativa “Principi attivi contro la guerra”, l’evento formativo in diretta satellitare che ha visto come protagonisti Gino Strada, fondatore di Emergency e la Presidente dell’Associazione Rossella Miccio“.

“In questa IV edizione dell’evento – avevano promesso gli organizzatori – parleremo coi ragazzi di conflitti e migrazioni, attraverso l’enunciazione di cinque principi attivi: conoscere la guerra, affermare l’uguaglianza, informarsi e combattere il linguaggio dell’odio, coltivare la memoria e la bellezza. E così è avvenuto. Al centro del dibattito, coordinato da Camila Raznovich, la guerra come realtà vissuta dai civili, dalla parte delle vittime, e non come decisione politica presa nei centri lontani del potere. Ma il focus è stato posto soprattutto sugli anticorpi in grado di contrastare la cultura dell’odio e dunque di prevenire la nascita dei conflitti. Cinque principi attivi, cinque valori fondamentali e fondanti della convivenza civile. Ben 263 scuole, 108 cinema, oltre 24.000 studenti collegati in diretta: questi i numeri di un evento, quello promosso da Emergency in collaborazione con Unisona, in grado ogni anno di stimolare la riflessione e la discussione sui temi più scottanti e più urgenti del presente”.

Nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono civili – proseguono -. Una vittima su tre è un bambino. Ogni due minuti Emergency cura una persona nel mondo. Numeri che descrivono, da soli e più efficacemente di ogni discorso, una realtà da combattere prima e soprattutto con le “armi pacifiche” della solidarietà, della cultura e della formazione. Insieme a Gino Strada e Rossella Miccio, martedì 29 ottobre c’erano anche Cristina Cattaneo, Professore ordinario di Medicina Legale all’Università Statale di Milano e direttrice del ‘Labanof’ (il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano), impegnata da anni nel difficile e drammatico lavoro che ha come obiettivo quello di dare un’identità ai morti nel Mediterraneo; Matteo Villa, ricercatore del programma Migrazioni dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) ed esperto di politiche europee; Omaid Sharifi degli ‘ArtLords’, collettivo di street-artist di Kabul, che utilizza i graffiti per esprimere il dolore e le emozioni dei cittadini della capitale afghana in guerra dal 1979″.

L’uguaglianza – ha affermato Gino Strada rivolgendosi agli studenti in collegamento da tutta Italia, al termine dell’incontro – è il miglior antidoto ai conflitti. Ma è necessario praticarla. Si tratta di un esercizio quotidiano, che richiede riflessione, pensiero– ha aggiunto, invitando gli allievi a ragionare sui rapporti fra uguaglianza, pace, libertà e giustizia –. Un esercizio che ha bisogno dell’impegno e del lavoro di tutti”.

Era il 1994 – ha continuato Strada – e alla televisione arrivavano le immagini del genocidio in Ruanda: un carico di sofferenza inaudito, morti e profughi ignorati da tutti. Con un gruppo di colleghi medici e infermieri, eravamo determinati a fare tutto quello che potevamo per aiutare le vittime. Abbiamo deciso di partire per Kigali con poche migliaia di lire raccolte tra amici e conoscenti che condividevano la nostra stessa inquietudine… Erano 25 anni fa, e nasceva Emergency. Quell’ospedale in mezzo al genocidio è stato il nostro primo progetto. Curando le vittime, anno dopo anno, abbiamo capito una cosa semplice. Che qualunque siano le armi, qualunque siano i motivi, la guerra ha sempre la stessa faccia: morti, feriti, gente che soffre. È trovandoci di fronte ogni giorno la sofferenza di centinaia di esseri umani che abbiamo iniziato a maturare l’idea di una comunità in cui i rapporti siano fondati sulla solidarietà e il rispetto. Una società che faccia a meno della guerra, per sempre… Abbiamo ancora tanto da fare. Continueremo a essere estremamente realisti e, allo stesso tempo, a coltivare l’utopia: continueremo a curare le vittime e lavoreremo per abolire la guerra”.

(Il Faro online)