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4 novembre, non festa ma lutto

Daniele Taurino (Movimento Nonviolento): “è il giorno giusto per ribadire che abbiamo bisogno di politiche di disarmo per noi e per il pianeta”

Il 4 novembre si “festeggia” la “vittoria” della prima guerra mondiale, l’inutile strage, secondo la definizione del 1° agosto 1917 di Papa Benedetto XV. Una festa, voluta dal fascismo, che si è rinnovata, di anno in anno dal 1922 con tutti i governi, fino ad oggi.
Dal 1949 si “festeggiano” in questo giorno anche le Forze Armate italiane, con tutto il loro sperpero di risorse e spese militari, circa 25 miliardi di euro all’anno (dati http://www.milex.org/).

Ma la verità storica ci dice che quella guerra fu il più sanguinoso conflitto di tutti i tempi: 37 milioni di vittime di cui 16 milioni di morti e 21 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili. In Italia i morti furono 650.000, i feriti 1.250.000 di cui 675.000 mutilati. Il risultato per l’Italia fu poi il ventennio fascista.
Queste le conseguenze di una folle decisione voluta dal Re e Governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari), per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti.

La “grande guerra” fu chiamata così per la capacità distruttiva su larga scala messa in campo dagli eserciti. Quei 4 anni di guerra provocarono la veloce riconversione delle moderne invenzioni tecniche in strumenti bellici, finalizzati al terrore di massa.

Il sistema economico indirizzò tutte le sue risorse a sostenere l’impegno di guerra. Le nuove fabbriche chimiche, meccaniche, aeronautiche e navali furono rapidamente piegate al servizio delle armi chimiche, dei carri armati, degli aerei da combattimento, dei sottomarini da guerra, moltiplicando la produzione in tutti i settori. La guerra diventò, per la prima volta, di massa e totale, segnando uno spartiacque che divide la storia e la memoria moderna in un prima e un dopo.

“È il giorno giusto, insieme agli altri 364 dell’anno – commenta Daniele Taurino del Movimento Nonviolento – per ribadire che abbiamo bisogno di politiche concrete di disarmo, anche unilaterale. Per noi stessi e per il pianeta. I primi passi sarebbero già segnati: che l’Italia ratifichi il Trattato Onu per la messa a bando delle armi nucleari e che si impegni per una riduzione significativa delle spese militari”.

Dopo un secolo di guerre, fino alle attuali in Siria, Yemen, Iraq, Congo, Sudan, sarebbe ora di voltare pagina, e costruire le condizioni per affrontare i conflitti con i metodi della nonviolenza.