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Idroscalo Ostia, cede la diga: rischio inondazione. Protezione Civile sul posto

La Protezione civile presidia la zona dopo che la diga frangiflutti ha ceduto e il mare ha allagato parte della zona. Rischio sgomberi

Ostia – Idroscalo a rischio inondazione dopo che la mareggiata in atto sul lungomare laziale ha divelto un tratto di diga frangiflutti. Le onde alte più di tre metri superano ciò che resta della barriera e stanno lentamente allagando la parte più prossima alla costa dell’isolato.

Generico novembre 2019

Ore di paura all’Idroscalo di Ostia, al centro di una disputa tra amministrazione capitolina e residenti. Da una parte, infatti, si vuole sgomberare il villaggio sorto spontaneamente negli anni Sessanta sulla sponda sinistra del Tevere perchè esposta al rischio di esondazione del Tevere e dall’altra si denuncia il tentativo di speculazione poichè la zona, sostengono i residenti, è esposta non alla possibile piena del fiume ma ai danni del mare per incuria nella manutenzione delle barriere di difesa della costa.

La riprova della tesi dei residenti si è avuta oggi. Con il mare in burrasca da scirocco, la scogliera di protezione ha ceduto e si è creato un varco attraverso il quale fiumi d’acqua hanno invaso il piazzale fronte mare. Sul posto la situazione è monitorata dalla Protezione civile mentre gli abitanti lamentano l’assenza da parte delle istituzioni municipali.

LA DIATRIBA CON CAMPIDOGLIO E X MUNICIPIO

Franca Vannini, portavoce dei cittadini dell’area Idroscalo nel X Municipio, alla foce del Tevere, parla dell’emergenza abitativa della Comunità, che è ancora dopo 9 anni dalla sgombero effettuato dalla giunta Vizzani-Alemanno, a rischio sgombero.

In un recente comunicato, rivolto all’Assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e all’Assessora al Patrimonio e Politiche Abitative, Valentina Vivarelli, a seguito della riunione tecnica svoltasi il 12 novembre presso l’Assessorato all’Urbanistica, per individuare le soluzioni che garantiscano la sicurezza degli abitanti nell’area dell’idroscalo di Ostia, Franca Vannini, fa presente l’insoddisfazione dalle ultime risposte ricevute sulla questione rischio idrogeologico: “Abbiamo proposto da anni una soluzione che fosse in grado di garantire anche la sicurezza degli abitanti. Abbiamo fatto decine di incontri negli ultimi 9 anni su questo, soprattutto incontri tecnici con gli enti competenti e nelle sedi competenti. Abbiamo già avuto le risposte tecniche, tutte a verbale. Non è accettabile quindi che si debba ogni volta che cambia l’Amministrazione Comunale ricominciare tutto da capo. E’ obbligo dell’Amministrazione garantire la continuità amministrativa.”

La Protezione Civile monitorizza la situazione all’Idroscalo in relazione alla burrasca in atto

E’ stato chiesto loro un incontro più volte. Alla richiesta non è stata data alcuna risposta, segnale che non c’è l’esigenza di un confronto diretto con noi, dichiara la Vannini, aggiungendo “Comprendiamo che ci voglia del tempo per studiare le questioni “tecniche”, ma dal 10 marzo 2017 (giorno della Sua nomina, quindi 2 anni e 8 mesi fa) crediamo sia un tempo congruente.” Ed aggiunge anche: “Riteniamo che la variante al piano non abbia nulla a che vedere con l’Idroscalo, una foce rimane una foce, dunque sono per certi versi comprensibili le parole dell’Assessore Montuori.

Intanto è diventato veramente urgente un intervento di manutenzione sulla scogliera che dal 2012 non avviene. “Le forti mareggiate hanno provocato delle aperture tali che potremmo trovarci il mare in casa in un attimo, inoltre mancano le palancole a fiume che doveva realizzare il Comune dal 2010”, dichiara la portavoce dalla Comunità Foce del Tevere.

Altro grande problema è la totale mancanza di controllo sull’aumento delle opere abusive, segnala Franca Vannini, presumibilmente collegate ad un aumento, altrettanto non controllato ne censito, dei residenti: “le famiglie dell’Idroscalo sono più di 500, e le soluzioni abitative alternative pensate per noi, non sono per altro sufficienti ad ospitarci”.