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Gregorio Paltrinieri: “Un 1500 rappresenta la voglia di rifarsi. A chi è in difficoltà dico di non mollare mai”

La gara della pazienza i 1500 stile. Ne parla il campione olimpico di Rio 2016. Lo sport come metafora della vita. Vasche in gara da cui non si può scappare ma solo nuotare. Avanti e indietro fino al traguardo. Un particolare aspetto del nuoto analizzato con l’atleta delle Fiamme Oro

Ostia – Nei 1500 come nella vita. Lo sport ne è ampia metafora. Una esistenza che si svolge nella quotidianità per molti e allenamenti, gare e sacrifici per gli atleti che in vasca spingono sempre al traguardo successivo. La gara della pazienza i 1500, quella competizione in cui non ci si deve fermare mai. Non si può restare in mezzo alla vasca e indietreggiare. No. E non si può indietreggiare di fronte alle difficoltà della vita. Il nuoto lo insegna, con tutta la sua forza, la sua energia, la sua bellezza.

I 1500 stile libero: la gara della pazienza

Gregorio Paltrinieri

Lo pensa Gregorio Paltrinieri. Il simbolo dei 1500 stile libero. Il campione olimpico azzurro che a Rio 2016 è entrato nella storia della disciplina. E le sue 4 medaglie d’oro mondiali e 7 allori europei del primo gradino in competizione hanno firmato passi importanti nella storia di una gara che sembra raccontare la vita: “Ci trovi tutto dentro – chiarisce Gregorio a Il Faro on line – puoi passare dei momenti di sconforto, come quelli di euforia perché tutto sta andando bene”. Come nella vita. Gli atleti sono un patrimonio prezioso da proteggere, da comunicare. In loro esiste il coraggio, l’esempio di volercela fare e farlo anche quando la fatica, i pensieri negativi prendono il sopravvento. Trasmettono forza i campioni e insegnano ad amare una vita, che a volte sembra in salita: “La bravura di un atleta sta nell’essere paziente in gara”. Già la pazienza. Quel valore base di tutto. Quel  valore che serve per guardare dritto al domani con tenacia. Quel valore che misura, che calma, che rinforza. Che fa sopportare meglio. Che fa soffrire ma allo stesso tempo, fa vincere. Che cambia l’animo umano e il destino di un atleta. Tutto passa con la pazienza, anche un 1500 difficile. Ne ha avuti pochi Gregorio negli ultimi anni. Pochissimi. Anche se sono arrivati anche quelli. Un campione non riesce a migliorarsi senza gli ostacoli. Ma Paltrinieri campione olimpico e campione mondiale è andato avanti in corsia, senza mai fermarsi. Avanti e indietro. 30 vasche lunghissime nella piscina da 50 e 60 corsie nuotate e faticate per i 25 metri di blu dipinto nel blu. Il colore lucente di un’acqua che accende gli occhi e il cuore. Una passione per Gregorio, l’amore nello sport. La sua gara preferita: “Nei 1500 stile si vede veramente di che pasta è fatto un nuotatore”. Lo ammette il campione delle Fiamme Oro in un momento di pausa dagli allenamenti.

I prossimi Europei in vasca corta e gli allenamenti al Polo Natatorio. Un atleta è esempio di costanza e impegno

Detti, Morini e Paltrinieri al Settecolli

E’ un periodo frenetico questo. Presto ci saranno gli Europei in vasca corta a Glasgow e Greg tutti i giorni si allena al Polo Natatorio di Ostia, sotto la guida esperta di Stefano Morini. E insieme ai suoi compagni di team azzurro Gabriele Detti e Domenico Acerenza. Fa avanti e indietro Greg in piscina, tutte le  volte senza mai fermarsi. Con pazienza toccare la piastra e ritoccarla dall’altra parte, per 30 o 60 volte. O più volte. Tutto serve per crescere, per rafforzarsi, per conquistare una medaglia in più simbolo di quella evoluzione tecnica e sportiva a cui un atleta aspira e a cui una persona guarda per superare le sue difficoltà: “Sono cosciente che lo sport aiuti tutti – confessa Paltrinieri – aiuta me soprattutto. Quello che faccio in piscina, me lo ritrovo poi nella vita di tutti i giorni”. Il non mollare, il sacrificarsi, il capire l’importanza degli obiettivi che si devono raggiungere. Questo fa lo sport e questo fa un atleta. Insegna. Trasmette valori e dona esempi. E  con l’esempio il mondo si migliora. E i campioni divengono patrimonio di una umanità che nello sport vede se stessa in gara, quando vive nella quotidianità della vita: “A volte le cose non vanno come speri – dice Gregorio – allora mi metto in gioco e guardo avanti. Cerco di raddrizzare la situazione”. Se un avversario lo supera, se la stanchezza in acqua è troppo grande da sopportare ecco i pensieri negativi che arrivano veloci, come i suoi tempi da record in momenti eccezionali. E ce ne sono stati per lui e ce ne saranno.

Le Olimpiadi Tokyo 2020. Le seconde per Paltrinieri. Il coraggio di scalare la vetta e quello di affrontare la montagna più alta

la medaglia d’oro di Rio 2016

Il prossimo anno ecco le Olimpiadi di Tokyo 2020. La competizione più bella per un atleta che Greg ha già vinto. Ci vuole coraggio per salire fino al Monte Olimpo come scalare una montagna nella vita: “Bisogna spingere fino in fondo fino alla prossima vasca, fino al traguardo. Per me è la cosa più importante”. E lo si fa in vasca nei 1500 stile libero. Avanti e indietro. Costruendo il proprio obiettivo piano piano, disegnando giorni e attimi per non mollare. Nello sport come nella vita. Uno specchio per gli spettatori, uno specchio per chi affronta momenti complicati da cui non sa come uscire. Ecco arriva l’atleta allora.

Avanti e indietro in piscina, senza mai stancarsi. Per vincere ancora nel nuoto e nella vita

Probabilmente è così, se poi lo sport cambia il mondo. E Paltrinieri lo ha fatto, ogni volta che scendendo in gara ha puntato dritto alla prossima vasca, cercando il sogno nel traguardo finale. Il suo. La sua passione. Il nuoto e i 1500. Donne, uomini, bambini e anziani ogni giorno lottano per qualcosa. Piccola o grande che sia. Per un motivo o l’altro. Che si tratti di lavoro, di studio, di scuola, di salute. Ognuno ha la sua vasca da nuotare e da terminare fino al tocco della piastra là di fronte a sé. Sembra niente arrivare lì a volte, ma quando dentro la lotta tra il buio e la luce si fa imprevedibile l’unica cosa da fare è non fermarsi: “Il 1500 rappresenta la forza di rifarsi secondo me. Non buttarsi giù ma lottare sempre”. Lottare anche quando gli avversari nuotano più velocemente, anche quando l’acqua sembra pesante sulle spalle, anche quando tutto sembra andare storto. Reagisce sempre il grande cuore di un atleta e insegna a non mollare: “A chi si trova in difficoltà adesso, dico di non lasciarsi andare mai – consiglia il campione olimpico azzurro – di crederci sempre e di avere intorno gente che ti aiuti e che ti voglia bene. Cercare il più possibile di prenderla positivamente”. Forse sono arrivate in questo modo le sue medaglie. Uno staff tecnico si può trovare anche nella vita per raggiungere grandi traguardi: “Lo staff c’è nel nuoto ma anche nella vita – precisa Greg – quando sei circondato da persone che ti aiutano e che ti appoggiano è tutto più facile”.

Tutto passa, grazie al coraggio cuore di un atleta. Grazie a Gregorio

l’esultanza di Gregorio per la vittoria del secondo mondiale nei 1500 a Budapest

Tutto arriva e tutto passa. Come l’acqua in piscina quando accarezza braccia, gambe e cuore. Tutto si conquista se lo sport sta lì ad insegnare, se Paltrinieri starà ancora lì in vasca a fare avanti e indietro con pazienza, senza mai mollare. Sognando un altro traguardo, sognando una vita migliore. E lo sport insegna, grazie al coraggioso cuore di un atleta. Grazie a Gregorio.

Caro Gregorio tu sei il simbolo dei 1500 stile libero. Non solo in ambito italiano, ma anche mondiale. Una disciplina lunga e impegnativa in vasca. Cosa significa per te questo tipo di specialità del nuoto ?

“Personalmente i 1500 sono la mia gara preferita, la più bella da seguire nel mondo del nuoto. E’ stata sempre la gara che mi è piaciuta fare. Devo dire che nei 1500 stile si vede veramente di che pasta è fatto un nuotatore. Riesci nei 1500 a capire alcuni valori e non solo tecnici. Chiaramente devi nuotare bene, far le virate bene e spingere anche in acqua. Quelli sono parametri tecnici che in una gara così lunga contano. Devo aggiungere però che l’aspetto mentale è molto importante ed è quello secondo me che è la parte bella. La gara dei 1500 è così lunga che ti sembra una vita e una carriera quasi.. ci trovi tutto dentro. Ci sono momenti di sconforto totale dove pensi che magari stai nuotando male e vedi gli avversari che ti sorpassano. Sono momenti di buio che si alternano ad istanti di euforia in cui ti sembra di andare bene e che tutto sia andando come avevi programmato nella tua testa. Non finisce sempre così però. Come nella vita vera. Ci sono cose che neanche tu puoi controllare. E’ un altalenarsi di emozioni. Secondo me la bravura di un atleta nei 1500 sta nell’essere paziente nel corso di tutta la gara, sfruttare i momenti positivi, prendere carica da essi per superare le avversità che ci sono sicuramente. A me piace per questo”.

Come si affrontano e superano i momenti difficili in gara secondo te ?

“Di momenti difficili ce ne sono tanti. Io cerco sempre di non soffermarmi troppo sui pensieri negativi. Cerco di non dargli troppo peso. Nel senso che possono essere veramente delle difficoltà che però credo dipendano sempre dallo spirito con cui le prendi. Cerco di non farmi abbattere dalle avversità della gara. Alcune cose possono non andare come avevo previsto, come avevo sperato. Però semplicemente guardo avanti. Ho sempre voglia di mettermi in gioco, di fare. Se vedo che sta andando male provo con tutto me stesso di raddrizzare la situazione. Questo è un 1500 per me. La forza di rifarsi. Se tutto non va bene, serve prendere una iniziativa ed essere decisi in quello che si fa. Spingere fino in fondo. Quella secondo me è la cosa più importante”.

Vuoi dire qualcosa alle persone che stanno affrontando un momento difficile nella vita ? Cosa vuoi dire loro ?

“Sono cosciente che lo sport aiuti tutti. Aiuta me soprattutto. Quello che faccio in piscina, me lo ritrovo poi nella vita di tutti i giorni. Sono sicuro che aiuti anche le altre persone. Credo che appunto inseguire un proprio sogno e non buttarsi giù contro le avversità, credo sia la cosa più importante. Penso sempre positivo nella mia vita. Veramente quello che facciamo è bello e ci fa stare bene. Cerchiamo di circondarci di gente che ci fa stare bene. Quella è la cosa più importante. Lo sport  ti insegna anche questo. Ad andare avanti e credere in te stesso. Quando ci sei mentalmente e sei circondato da persone che ti aiutano, come può essere per noi gli allenatori, i fisioterapisti e lo staff intero tutto si risolve. Lo staff c’è nel nuoto ma anche nella vita. Quando sei circondato da persone che ti aiutano e che ti vogliono bene è tutto più facile. A chi si trova in difficoltà adesso dico di non lasciarsi andare mai, di crederci sempre e di avere intorno gente che ti aiuta e che ti vuole bene. Cercare il più possibile di prenderla positivamente. Quando la viviamo male ce le tiriamo addosso alcune volte. Devo dire che cercare mentalmente di uscirne è la cosa migliore da fare”.

(Il Faro on line)