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Claudio Stecchi: “Sogno la medaglia importante. E voglio il record italiano” foto

L’ottavo Re del Mondo nell’asta iridata. A Doha ha centrato 5,70 in finale, a conclusione di un ottimo anno. Il campione delle Fiamme Gialle sogna le Olimpiadi e una stagione agonistica sempre migliore

Ostia – Salire fin lassù ogni volta è una sfida da vincere. Anche per se stessi. Non è facile piegare l’asta a proprio favore e saltare oltre l’asticella. E’ uno sport di testa il salto con l’asta e bisogna restare sempre altamente concentrati. Altamente.. a un livello elevato. Come le misure da raggiungere e da superare.

Lui ci mette la concentrazione necessaria e la freddezza in gara. Claudio Stecchi punta al meglio e sogna di fare il record italiano come conquistare una medaglia importante nel 2020. E con le Olimpiadi alle porte, l’orizzonte da conquistare si allarga. E lo fa se solo con pochi mesi di allenamento, a causa di un brutto infortunio, ha conquistato un ottimo 5,70 ai Mondiali. Nel salto con l’asta è l’ottavo Re del Mondo Stecchi. Una finale impegnativa a Doha lo scorso mese di ottobre. E poi la classifica generale che lo vede tra i primi dieci. Lo racconta l’atleta delle Fiamme Gialle. Un 2019 importante ed esaltante. A febbraio a Clermont Ferrand, a casa del recordman mondiale Renaud Lavillenie, Stecchi ha firmato la migliore prestazione della stagione. 5,80 per lui con due tentativi falliti. Ha migliorato di due centimetri il suo record personale. Con due centimetri in meno del primato indoor di Gibilisco.

Gibilisco come allenatore e il sogno di conquistare il record italiano. Oltre la paura

Gibilisco campione del mondo a Parigi

Si allena a Ostia, al Centro Sportivo della Guardia di Finanza Claudio. E con una guida di eccezione. E’ proprio Giuseppe Gibilisco il suo allenatore, che vive con lui alle Fiamme Gialle. Ex atleta della Guardia di Finanza. E quel record nazionale che Claudio vorrebbe prendersi per sé (sia indoor che outdoor) appartiene proprio al suo coach. A Parigi nel 2003 Gibilisco raggiunse il 5,90 dorato.  E lo fece insieme al titolo iridato e al record italiano all’aperto ancora imbattuto. Non sa esattamente se Gibilisco si riveda in lui, ma Stecchi coglie consigli e particolarità per arrivare lassù, il più in alto possibile. Si lotta sempre con la paura in fase di rincorsa, ma bisogna girarla a proprio favore: “Cosa potrò fare lassù?”. “Riuscirò ad andare oltre?”. Domande che si fanno. Tutti gli atleti. Perché tutti gli astisti hanno paura. Lo dice Claudio. E anche lui. Ma l’ottavo Re del Mondo ci mette la testa e tanto allenamento, senza risparmiarsi. E’ sempre complicato costruire un buon salto in elevazione. In sicurezza, come lui stesso spiega. A pochi giorni dall’inizio dei suoi allenamenti invernali, verso una stagione di atletica importante e cruciale per l’Italia della Fidal, il campione fiorentino ci si dedica anima e corpo, puntando ai miglioramenti necessari per salire sui podi internazionali.

A Doha è ottavo nella prima finale mondiale della vita. E l’asta si condivide con gli amici

Stecchi in pedana a Berlino (foto@Colombo/Fidal)

E’ stata una delle rivelazioni azzurre dello scorso Mondiale. Insieme ai suoi compagni di team gialloverde e azzurro Filippo Tortu (100 metri), Davide Re (400 metri) e Gianmarco Tamberi (salto con l’asta), Claudio Stecchi ha firmato la competizione. E può entrare nella storia per le doti tecniche e mentali che ha dimostrato. Un salto ampio e sicuro. Deciso e compatto. Concreto. Come lui stesso è. Tra la terra e il cielo. E’ sempre un saltare in casa per lui. Conosce metodo, ambiente, passi da correre prima dello stacco e avversari. O amici. Perché sono tutti amici, con cui condividere il salto con l’asta. Thiago Braz su tutti. L’oro di Rio 2016 è un suo caro amico e scambia consigli e pensieri su uno sport difficile che richiede tanti sacrifici.

Stecchi insieme con Braz (foto@MarchittoFiammeGialle)

Si sono incontrati poco prima del Mondiale, proprio alle Fiamme Gialle. Nel Meeting del salto con l’asta organizzato prima della rassegna iridata, Stecchi ha saltato 5,70. Mentre Braz si è preso il torneo con la stessa misura e meno errori nei tentativi. Tre salti vani sul 5,80 per Stecchi, in una misura che desiderava riconquistare e superare probabilmente, anche all’aperto, sotto il sole estivo di Ostia. E in casa, di fronte al suo pubblico. Ma c’è. Sta ferma nella sua bacheca personale quella stessa misura e ci sta. Anche nelle sue gambe, come nella sua evoluzione. Aspettando di partire da essa per saltare un po’ più su: “Nelle misure alte tutto è più complicato”. Lo dichiara Claudio. Negli uffici del I Nucleo Atleti delle Fiamme Gialle, l’atleta gialloverde racconta di sé, nelle prime ore del pomeriggio. In un’altra giornata impegnativa di allenamenti, aspettative, speranze e salti: “5,80 è stata una bella conquista – dice Claudio tornando con la mente al Meeting di febbraio – secondo me non è finita lì. Si può fare sempre meglio”.

Il modo di vivere la gara: concentrato e freddo. Tra pochi mesi i Mondiali Indoor e le Olimpiadi

Stecchi agli Europei di Cheboksary (foto@Colombo/Fidal)

Determinato, concentrato e  freddo. Sembra quasi tranquillo là in pedana mentre aspetta di saltare. Mentre immagina il salto della vita. Ecco, in questo modo forse è arrivato il 5,80 a Clermont Ferrand. Preciso, pulito e fluido. E ai Mondiali di Doha sono stati giorni importanti. Con lui, Filippo Tortu anche in finale, insieme a Davide Re. Tra i primi dieci, tutti. Anche Tamberi che sogna Tokyo 2020, proprio come Claudio. Sarebbero le prime Olimpiadi per l’atleta gialloverde. A 28 anni e con tanti anni di esperienza e di salti da disegnare all’interno di linee immaginarie, come accade per i tuffi acquatici, Stecchi si appresta ad aprire la stagione. Si inizia a gennaio. Per poi andare o saltare fino ai Mondiali Indoor di marzo. La competizione importante, la prima in calendario fondamentale per prendersi soddisfazioni importanti. E tutto è a suo favore al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle. Un luogo ideale per preparare sogni e risultati. Medaglie e record. Lo dichiara il campione gialloverde a un passo dall’inizio dell’anno olimpico. A un passo dalla misura più alta da raggiungere. A un passo dai suoi sogni. E oltre migliaia di chilometri al di là dei continenti ecco Tokyo 2020. Oltre qualche manciata di mesi, ecco il sogno di tutti. Basterà ripetersi nella sua misura di 5,80. Rispettando i criteri di qualifica. Un risultato alla sua portata.  Come i sogni del 2020.

Caro Claudio è cominciata una nuova stagione agonistica. Puoi raccontare in questo momento come la stai preparando ?

“Ho ricominciato verso i primi di novembre ad allenarmi. Ho passato una settimana a casa del mio allenatore Giuseppe Gibilisco a Siracusa. Adesso  ci siamo ritrasferiti qui alle Fiamme Gialle. Pensiamo che sia il posto migliore in Italia dove allenarsi per il salto con l’asta. Non ce ne sono tanti in Italia, ma il Centro Sportivo è una eccellenza. C’è tutto. Dalla palestra, alla piscina, alla mensa, alla tua propria stanza dove poter vivere. Dalla parte indoor e dalla parte outdoor. Si salta bene. Non ci manca veramente nulla. Si sta benissimo. Sto tranquillo. Sono stato per tanti anni a Formia, ma ora mi trovo meglio qui. Sono anche di casa. Il mio allenatore sta qui con me”.

Gibilisco è stato un grande atleta e campione mondiale a Parigi nel 2003. Quali consigli ti da ? Si rivede in te ?

“Non so se si rivede in me (ride).. mi da consigli tecnici. La condizione non è difficile da trovare e costruire. Nel salto con l’asta la parte complicata è quella tecnica, quindi mi da consigli inerenti. Stiamo lavorando in modo diverso rispetto a prima. Ci stiamo concentrando sulla parte tecnica e tattica di gara. Aspetti attinenti al salto. Quello che coinvolge l’attrezzo in mano. Dalla rincorsa, allo stacco e il salto. Ci lavoriamo in modo più focalizzato”.

Senza svelare nulla agli avversari.. in cosa devi migliorare maggiormente ?

“Tutti i miglioramenti che posso fare sono più difficili. Nelle misure alte tutto è più complicato. Per migliorare mi servono sicuramente due anni senza infortuni e intoppi di alcun genere. Di allenamento continuo. E poi penso di dover migliorare con la velocità (fine a se stessa) e con la parte aerea. Sembrano cose banali, ma bisogna lavorarci bene”.

Esiste un numero preciso di passi che devi fare prima dello stacco..

“Io ne faccio 18. Ognuno ne può fare quanto crede. Gli atleti di elite ne fanno non meno di 16, massimo 20. Quasi tutti saltano con 18 passi”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni agonistici ?

“L’obiettivo del 2020 è sicuramente l’Olimpiade. Ma inoltre ci sono i Mondiali Indoor e gli Europei. Come ho già detto in altre occasioni, tutte e tre le manifestazioni saranno importantissime per me e cercherò di arrivare al massimo. Il primo impegno importante sarà la rassegna iridata indoor”.

Come ci si approccia ad una stagione che sfocerà nelle Olimpiadi ?

“Non so ancora con precisione. E’ la prima volta per me..per quello che mi riguarda somiglia alle altre stagioni da me vissute e preparate. Non mi risparmiavo mai. Cercavo sempre di allenarmi sempre di più. Spero solo di poter continuare a star bene. Se i risultati dello scorso anno sono venuti con più acciacchi e meno allenamento, potrebbero arrivare misure più alte se tutto sarà perfetto”.

E cosa speri di raggiungere ?

“Spero di fare il record italiano”.

Torniamo ai Mondiali di Doha. Hai fatto un’ottima qualifica e una buona finale con un ottimo piazzamento. Tra i primi dieci al mondo. Cosa pensi ?

“Sono soddisfatto. Non avevo molto allenamento nelle gambe. A Rovereto in agosto mi ero fatto male. Non potevo però saltare gli allenamenti. Tutta l’estate avevo avuto un problema al tendine. Avevo tanta energia in qualifica perché era la prima gara del Mondiale. Nella seconda ho avuto alcune difficoltà, perché dovevo ritrovare le energie giuste. Anche normale, data la condizione fisica che avevo allora. Lì per lì non ero molto soddisfatto perché con la stessa misura sarei arrivato quarto, con qualche tentativo in meno. Alla fine facendo un esame di come era andato il periodo prima dei Mondiali, è andata bene così”.

Hai vissuto una finale mondiale. La puoi raccontare ? Che sensazioni hai avuto ?

“Prima volta per me. L’ho vissuta molto tranquillamente. In quasi tutte le  gare che faccio mi confronto con gli stessi atleti. Mi sento sereno, come fossi a casa mia. Mi sono allenato tanto con Thiago a Formia. Venivano sempre tutti gli astisti internazionali”.

Al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle si è svolto un mini meeting tra di voi. Come è andata ?

“Qui a Ostia ci siamo confrontati prima del Mondiale. C’erano le nazionali svedese, norvegese e belga. Non sono atleti che vedo come mostri sacri. Li vedo come amici con cui saltare e confrontarmi”.

C’è qualcosa di loro che prendi per te nel salto o vi date dei consigli reciproci ?

“No. Ognuno pensa al suo stile e alla sua gara personale. Può esserci qualcuno con cui hai più affinità e passi più tempo. Ma quando sei in gara ognuno pensa a sé”.

Come mai Claudio hai scelto il salto con l’asta come tuo sport ? Tuo padre Gianni Stecchi è stato un grande campione della disciplina..

“In realtà lui non mi ha mai spinto a praticare l’asta. In realtà avevo il campo dell’Assi Giglio Rosso Firenze, la mia prima squadra, proprio davanti scuola. Dopo scuola andavo con i miei amici a praticare l’atletica e poi un giorno per caso ho provato il salto con l’asta. Non so se era nei miei geni..ma mi è piaciuto subito tantissimo.. e da lì ho continuato”.

Che cosa ti piace del salto con l’asta ?

“Quando passi l’asticella provi una sensazione indescrivibile. Nelle misure alte la senti di più. Tuttavia qualsiasi misura sia, quando passi l’asticella è sempre una cosa straordinaria..”.

Perché ?

“Sono sensazioni difficili da descrivere. Un’emozione così forte, che ti attrae e ti esalta. Ti stimola a fare sempre meglio. La vuoi riprovare di nuovo”.

Tu hai fatto 5,80. La migliore misura della stagione in Italia. Arrivare fin lassù è una sensazione particolare. Cosa ha voluto dire per te ?

“Sicuramente è stato un traguardo importante. Dopo gli anni difficili, ho avuto anche poco tempo per prepararla.. mi ero fatto male e ho avuto pochi giorni di allenamento.. 5,80 è stata una bella conquista. Secondo me non è finita lì. Si può fare sempre meglio”.

Cosa metti di te in gara ?

“Nascondo sempre un po’ le mie emozioni. Sono determinato. Non mollo mai. Soprattutto negli allenamenti non ho mai mollato, nonostante tutti i problemi che ci sono stati in gara. Riesco a stare abbastanza concentrato. Difficile che asperità e condizione mi influenzino. Credo sia questo il mio punto vincente. Poi una volta che comincio a ingranare la condizione di gara, è difficile che mi ci distacchi. Una volta che comincia ad andare bene e capisco come saltare e come impostare la tattica, tutte le gare vengono simili. Infatti, nell’anno tutte le competizioni sono state così”.

Qual è il tuo sogno sportivo ?

“Continuare a migliorarmi e conquistare una medaglia importante. Non saprei dire in quale manifestazione, ma vorrei farlo”.

Il salto con l’asta rappresenta in qualche modo la metafora della vita. Saltare sin lassù e passare l’asticella equivale ad oltrepassare un muro. Che tipo di interpretazione dai tu ? Come ti senti quando lo fai ?

“Passare l’asticella vuol dire andare oltre le difficoltà. La vita ci mette sempre di fronte agli ostacoli. Penso che per tutti sia così. Ogni giorno c’è da lottare. Nell’atletica ma anche nel salto con l’asta si usa molto la testa. E’ uno sport psicologico. Ogni volta che l’asticella va su, sai quanto è salita e quanto devi superare. Nel salto in lungo o nel salto triplo sai che hai fatto un buon salto, ma non sai la misura che hai raggiunto. Quindi la costante psicologica non prevale. Invece da noi sai che l’asticella è più alta e che devi impegnarti di più. Questo ti mette in difficoltà. L’atleta forte va contro questa difficoltà e usa la paura dell’asticella più alta a suo favore”.

Ti è mai accaduto di avere paura ? Come hai fatto ad affrontare il momento ?

“Abbiamo tutti paura nel salto con l’asta. Se non ce l’hai, vuol dire che non conosci lo sport che stai facendo. Tutti sanno quanto sia pericoloso e quanto impegno bisogna mettere durante i salti e le gare. Bisogna lottare contro la paura per fare le cose fatte bene e riuscire a fare un salto in sicurezza”.

Hai un modello sportivo che segui in modo particolare ?

“No. Seguo me stesso”.

Hai degli hobby a cui ti dedichi oltre la tua disciplina sportiva ?

“Non abbiamo molto tempo libero. Nello sport comunque mi piace andare in bicicletta, nuotare al mare. Altri hobby non direi”.

Se tu dovessi consigliare ad un bambino di praticare l’asta, perché lo faresti ?

“Non la consiglio la mia disciplina (ride) per varie problematiche che porta. Mi sono operato tre volte e ho 28 anni. Per me non è un sacrificio perché mi piace farlo, ma devi sapere che farai questo per tutta la  vita. E’ una scelta. A parere mio, o la fai ad alto livello o non ha senso praticarla. Consiglio di fare uno sport in cui ti diverti. Cercare uno sport che veramente piace e di applicarsi in quello”.

Cosa ti ha dato lo sport personalmente ?

“Lo sport insegna il rispetto, il coraggio, il non mollare mai e il valore dell’amicizia. Quasi tutti i miei amici fanno sport. Non per forza sono della stessa città o nazione. Ti ritrovi con gente dell’emisfero opposto, ma li ritrovi nel tuo ambiente sportivo. Vivono le stesse emozioni tue. Sono molto amico di Thiago Braz, il campione olimpico. Mi ci allenavo insieme, come facevo con Gibilisco. Con Elena Isinbaeva mi ci allenavo a Formia..”.

E come era lei negli allenamenti ? Cosa hai imparato ?

“Era una grande professionista. Ero molto più piccolo, però mi ricordo che era una professionista in tutto quello che faceva. A Formia ne sono passati tantissimi”.

(Il Faro on line)(fotocopertina@MarchittoFiammeGialle)